Electrolux, Don Fausto e padroni. Miracoli economici all'italiana

Il nordest continua a essere un territorio di sperimentazione nel lavoro dove i miracoli non smettono di stupire. Nel fine settimana due notizie hanno fatto discutere: la prima proveniente da don Fausto Bonini, arciprete del Duomo di Mestre, la seconda poco dagli industriali friulani.

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L’arciprete ha suggerito ai dirigenti comunali che guadagnano più di 100 mila euro lordi annui di devolvere 500 euro al mese ai più bisognosi. Se la divaricazione dei salari e ancor più dei redditi è una delle conseguenze dell’attuale sistema economico, d’altra parte il clero pare confondere le acque. Non è chiaro ad esempio se i dirigenti comunali debbano versare, quello che evidentemente è il maltolto, a una delle tante associazioni o cooperative cattoliche. E non è chiaro perché solo i dirigenti comunali e non quelli, non solo degli altri settori pubblici, ma anche privati. Se compassione o solidarietà deve essere, valga per tutti. Per intanto non abbiamo notizie se don Fausto abbia pagato, per gli immobili che utilizza, l’Imu nelle casse pubbliche, perché un po’ di grana servirebbe assai ai poveri. Forse don Fausto dovrebbe sapere che per non far diventare i lavoratori dei poveri sarebbe bene non licenziarli, come stanno invece cercando di fare i suoi confratelli alla Fondazione Santa Tecla di Este.

La seconda succosa notizia arriva da Pordenone dove l'Unione degli industriali propone ai sindacati di creare una vera e propria zona speciale. Prendendo spunto dal tentativo di Electrolux di tagliare qualche stabilimento italiano, uno è proprio alle porte di Pordenone e occupa 1200 persone e altri duemila nell'indotto, i coraggiosi industriali pordenonesi propongono di sospendere un po’ di diritti e doveri per ritornare verso le buie officine di manchesteriana memoria.

Gli industriali si sono scelti un gruppo di lavoro politicamente corretto: Tiziano Treu, padre della prima deregulation all’italiana con il suo famoso pacchetto varato nel 1997 (made by centro-sinistra), l'ex governatore regionale Riccardo Illy (sempre in quota allo stesso schieramento) e l’ex- direttore generale di Confindustria negli anni Novanta, Innocenzo Cipolletta. Tra un salotto e l’altro il gruppo di lavoro ha partorito un’ideona: garanzia (sic) occupazionale in cambio di un taglio del 20% del costo del lavoro grazie alla rinuncia operaia ai premi di risultato, alle progressioni e alle altre indennità previste dai contratti collettivi nazionali e da quelli aziendali. La riduzione del costo orario del lavoro sarebbe quindi da 24 a 19 euro, mettendoci quasi in linea con qualche paese oggetto delle delocalizzazioni. Considerata l’eccessiva durata delle pause, si sa che i nordestini sul lavoro se la prendono comoda, le pause dovrebbero essere accorciate, mentre la disponibilità a svolgere ore di flessibilità da recuperare poi quando l’azienda non ha commesse verrebbero estese.

Quanto poi alla corrispondenza tra livello di assunzione e mansioni svolte si potrà derogare almeno per un po’ di tempo, senza essere trascinati in tribunale per demansionamento. Perbacco, per un posto di lavoro occorre essere flessibili. D’altra parte, la dichiarazione di crisi aziendale permetterebbe la sospensione immediata della contrattazione di secondo livello, così da limare un altro po’ di diritti. Per i neo-assunti ovviamente le condizioni sarebbero anche peggiori. A questo punto inutile chiedersi perché i giovani italiani preferiscano emigrare all’estero per fare i baristi e non accasarsi in qualche azienda in Italia a 45 secondi a mansione.

E le aziende oltre a un bel posto di lavoro che offrono agli entusiasti lavoratori? Un po’ di carità sotto forma di aiuti per la sanità integrativa, i buoni scuola e per la spesa, ticket restaurant, trasporto, asili nido e assistenza agli anziani. Immaginiamo che se tutto questo ben d’Iddio verrà speso nelle aziende di proprietà degli stessi industriali venga perlomeno assicurato un posto in paradiso, grazie all’intercessione di don Fausto. Il meccanismo che dovrebbe essere regolato da un organo bilaterale tra aziende e sindacati prevede infine che gli operai partecipino direttamente al rischio aziendale attraverso aumenti di capitale o bond convertibili. Spieghiamo agli increduli: vi danno un posto di lavoro per il quale è bene troviate residenza nei pressi dell’azienda, vi assicurano la vostra riproduzione con pranzo e cena alla Caritas, ma se per caso l’azienda va male vi trovate indebitati.

Il miracolo del nordest continua a riprodursi. Questa volta non c’è più la Lega nord che permetteva di scaricare le tensioni su Roma ladrona e sugli immigrati. La più grave crisi economica del dopoguerra e un movimento che spara sulla casta, sull’Euro e sull’Europa, paiono sufficienti per dare un altro giro alla catena.
Avanti popolo.

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