Il costo del lavoro, l’ossessione del Capitale. Un commento al World Economic Forum di Davos

Come ogni anno, si è riunito anche questa volta a Davos il World Economy Forum (WEF), una sorta di summit del capitalismo internazionale, il vertice più volte contestato nel decennio passato, che vede la presenza di banchieri e presidenti delle maggiori multinazionali al mondo, oltre agli esponenti delle grandi istituzioni finanziarie. Abbiamo provato a seguire il dibattito che si è sviluppato in queste giornate, cercando di cogliere sotto le chiacchiere di circostanza alcuni punti interessanti per capire orientamenti e tendenze del capitalismo a livello internazionale. Qui un breve commento su un aspetto specifico che ci ha colpito e su cui invitiamo tutti i compagni e i lavoratori a fare attenzione. Il caso dell’Electrolux, la multinazionale svedese che ha appena “invitato” i suoi operai veneti ad accettare di lavorare per 900€ al mese, potrebbe non essere così isolato...

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Solito giro di inviti per il WEF di quest’anno. In primo piano c’era il presidente della BCE Mario Draghi, la nuova presidentessa del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon e il segretario generale dell'Ocse, Angule Gurria. A sfilare in questa passerella, si presentano per l'Italia il ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni, il ministro degli esteri Emma Bonino, il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e altri grandi manager e imprenditori di una borghesia italiana niente affatto “stracciona”.

Prima dello svolgimento del meeting è stato pubblicato il rapporto “Rischi globali 2014”, in cui si sottolinea – guarda un po’ che strano – che l'eccessiva distanza tra ricchi e poveri, la polarizzazione di classe a livello mondiale che nessuno ormai più osa negare, costituisce la principale causa di instabilità sociale. Si colloca invece al terzo posto, in questa speciale classifica dei maggiori rischi per il mondo, l'eccessiva disoccupazione giovanile, effetto della crisi nella maggior parte dei paesi industrializzati. Nel rapporto si parla anche di alcune specifiche situazioni di emergenza sociale e di tensioni già esplose, come in Portogallo, in Spagna o in Grecia. E fino a qui nulla di nuovo.

Ma al Forum si parla anche della situazione italiana, e qui la cosa si fa interessante. A parlare è Saccomanni, che deve per forza mostrare ottimismo, e afferma che nel terzo trimestre del 2013 l'economia italiana si è stabilizzata, e che per il 2014 è prevista “addirittura” una crescita dell'1% del PIL. Il ministro aggiunge inoltre che l'economia italiana ha centrato gli obiettivi che si era proposta a maggio, cioè un suo complessivo rilancio e soprattutto un miglior stato di salute delle finanze pubbliche, come richiesto dall'Ue.

Ma al vertice si parla anche di altro e precisamente di riforme istituzionali, di competitività e dunque – i capitalisti quando dicono “competitività” vanno sempre a parare lì – di “costo del lavoro”. A intervenire nel dibattito è il Commissario Europeo per gli affari economici e monetari, il finlandese Olli Rehn, che afferma: «L'Italia come la Francia ha accusato un'erosione delle sue quote di mercato negli ultimi dieci anni. C'è una chiara necessità che aumentino la competitività sia in termini di costo del lavoro che di mercato dei prodotti».

Anche qui, se vogliamo, nulla di nuovo. Ma bisogna sottolineare, visto che molti fra i lavoratori e i sindacalisti ancora abboccano a certe promesse, che la “crescita” di cui tanto ci parlano e la fantomatica “ripartenza dell'economia” sono chiaramente centrate su quanto costa il lavoro italiano in un regime di feroce competizione globale. Da qui non si scappa: questo il messaggio ribadito ancora una volta dai padroni riuniti nel WEF. Questo ci ricorda ancora una volta che la loro crescita, cioè la crescita dei loro profitti, passa necessariamente per il nostro sfruttamento, del nostro tempo, delle nostre energie, e le ultime dichiarazioni e atti del governo italiano vanno proprio in questo senso.

Basta citare i  provvedimenti della passata settimana: dalla privatizzazione di Poste italiane ed Enav al condono per il rientro dei capitali, il cui recupero potrebbe servire all'abbassamento del costo del lavoro. Così non deve suonare nemmeno sorprendente la reazione del Ministro per lo Sviluppo Zanonato all’indecente proposta della multinazionale Electrolux, che parla di “un eccessivo costo del lavoro in Italia”, e minaccia di portare parte della produzione in Polonia e Ungheria se gli operai veneti non accetteranno un abbassamento di salario a 900€ mensili. Dice chiaro e tondo Zanonato, che peraltro è del Partito Democratico e ha sempre rifiutato in questi mesi di incontrare gli operai: «Il problema è che i prodotti italiani in tutto il campo dell'elettrodomestico sono di notevole qualità ma risentono di costi produttivi superiori a quelli dei nostri concorrenti. Sentiamo che proposta emerge da Electrolux…».

Sarebbe ancora poco, se non fosse che fra qualche mese ci attende il Jobs Act proposto da Renzi. È chiaro a tutti ora come tutte queste misure siano a favore del capitale e delle grandi imprese, per un'economia che riparta sì, ma al prezzo di altri sacrifici da parte dei lavoratori? Allora diamoci da fare...

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fonti:
- Rehn: l'Italia usi la stabilità politica per privatizzare e riformare il lavoro