Dal precariato al volontariato. Sulla riforma del terzo settore

volontariato.jpg

Il "Governo del fare" dopo aver approvato la prima parte del Jobs Act (Dl 34/14) e incassato il sì al Senato sul Piano Casa (Dl 47/14), si prepara alla riforma del terzo settore.

Vi avvisiamo, ci vorrà una notevole dose di pazienza per leggere questo documento, “Linee guida per la Riforma del terzo settore”: esso ci illumina utilizzando parole roboanti come “coesione sociale”,  “valori etici dell’associazionismo no profit” e del “volontariato”.

Chi, come noi, si dimena quotidianamente tra lavoro a termine, tirocinio, part-time, cassa integrazione, turni massacranti, lavoro domenicale, non può che balzare dalla sedia, scorrendo queste righe:

“Esiste un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità della vita delle persone. È l’Italia del volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no profit, delle fondazioni e delle imprese sociali”.

Vale però la pena non perdere la lucidità e provare ad arrivare fino in fondo per capire le intenzioni del Governo sul welfare e, in particolare, sull’erogazione dei servizi sociali. Sostanzialmente, il Governo intende fare due cose:

- Favorire il mondo delle cooperative, associazioni, imprese sociali con incentivi economici e con una normativa ad hoc (riforma del Codice Civile e della L. 328/2000) per affidargli una bella fetta di welfare, esternalizzando tutta la gestione dei servizi sociali.
- “Assicurare una leva di giovani per la “difesa della Patria” accanto al servizio militare” ossia offrire alle imprese del terzo settore un bacino di lavoratori (100.000 giovani per il primo triennio) sottopagati dallo Stato, quindi dalla fiscalità generale, tramite il “Servizio Civile Nazionale universale”,

Anche questa riforma ha quindi l’obiettivo di comprimere il costo del lavoro e ridurre la spesa pubblica, all’interno di un più ampio piano per l’economia italiana che le classi dominanti stanno portando avanti attraverso il Governo Renzi. Nel nostro lavoro di inchiesta e di mappatura delle lotte sul territorio, più volte abbiamo dato voce ai lavoratori in appalto dei servizi locali esternalizzati e abbiamo dimostrato come il peggioramento del servizio per l’utenza e la riduzione di salario e diritti vadano di pari passo. Abbiamo raccontato come l’apertura delle amministrazioni al volontariato rappresenti una minaccia per i lavoratori e come in ogni cambio appalto vengano messe in discussione, a ribasso, le condizioni di chi lavora.

Ma non ci possiamo accontentare di riportare le vertenze sparse su tutto il territorio, dobbiamo costruire quotidianamente legami tra lavoratori, disinnescando di volta in volta la trappola delle differenze superficiali, siano esse contrattuali, aziendali, generazionali.

Il servizio civile può sembrare ad un giovane “non male” o “meglio di niente”, così come il tirocinio non retribuito o sottopagato può sembrare in ogni caso “un’esperienza che fa curriculum”. Sta a noi spiegare gli effetti dell’ingresso nel mondo del lavoro di manodopera a basso costo su tutta la classe lavoratrice.
Sta a noi creare legami e unità nelle lotte tra questi soggetti.

Rete Camere Popolari del Lavoro