Testo unico sull'apprendistato in Campania e formazione... un'altra fregatura

In questo periodo se ne sentono veramente tante sul mondo del lavoro: il tema é al centro del dibattito politico, non solo perché il governo Monti prevede di riformare il mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali. I ragionamenti proposti alla pubblica opinione, tutti a sostegno dell'illuminata azione riformatrice dei professori bocconiani, sembrano essere più validi degli altri perché solutori di diversi problemi: la crisi economica in primis, attraverso una crescita del reddito dei lavoratori dipendenti, che, invertendo la spirale della contrazione dei consumi, permetterà al paese di ripartire, alle imprese di investire, al PIL italiano di crescere, diminuendo il debito pubblico, la disoccupazione, la povertà, la fame nel mondo, le guerre, il buco nell'ozono... le solite frottole!

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In Campania, in questi giorni, l'assessore al lavoro Nappi ha presentato una proposta di testo unico sull'apprendistato. L'hanno sottoscritta “Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confindustria, Confcommercio, Claai, Confprofessioni, Abi, Casartigiani, Confartigianato, Usae, Mit-Confedir, Pmi Campania, Unimpresa, Cna, Confapi, AGCI”: verrà innalzato il limite d'età dei lavoratori neo-assunti che si possono inquadrare tramite contratto d'apprendista (l'asticella toccherà i 32 anni, il precedente limite era 29)... e la Campania diventerà un luogo migliore dove il lavoro verrà valorizzato e permetterà a donne e uomini di realizzarsi e contribuire al progresso sociale e alla ricchezza del Bel Paese.

Peccato che dando un'occhiata ai dati sull'apprendistato ci si rende conto dell'ennesima presa in giro.
Questo tipo di contratto - pensato per l'istruzione-formazione, per l'inserimento al lavoro, per il rilascio di qualifiche - viene utilizzato meno di quanto si propaganda (tra i fan dell'apprendistato). Prescindendo dal limite stabilito per legge (si deve rispettare una proporzione tra lavoratori specializzati con contratto a tempo indeterminato e nuovi lavoratori con contratto da apprendista), nella maggior parte dei casi, per la formazione e la selezione del personale da inserire in azienda, vengono utilizzate altri tipi di inquadramenti: la famosa e, oramai, conclamata precarietà del contratto atipico.

Atipico é solo nella testa di chi così lo definisce: tra il 1996 e il 2000 l'utilizzo di contratti atipici é cresciuto del 40% arrivando a coinvolgere quasi due milioni e duecentomila lavoratori e lavoratrici.
Tra il 2005 e il 2010, considerate le grandi aziende e i vari settori lavorativi, oltre sette nuove assunzioni su dieci avvengono con contratti a tempo determinato - tra i quali é inserito anche il contratto di apprendistato - ma l'apprendistato rappresenta una cifra davvero minoritaria: poco più del 5% dei contratti per i neo-assunti a fronte dell'oltre 55% di contratti a termine.

Quel che si dovrebbe mettere in discussione é qualcosa di discusso e dibattuto, spesso dimenticato: il costo di formazione del lavoratore in ingresso dovrebbe essere a carico dell'azienda che lo assume, mentre le riforme dell'istruzione (che prevede nel ciclo scolastico medio superiore e nel percorso universitario dei periodi obbligatori di lavoro non retribuito, i famosi stage formativi) e del mercato del lavoro degli ultimi anni vanno in direzione diametralmente opposta.

Sono i lavoratori e le lavoratrici a dover investire tempo e denaro nell'apprendere conoscenze di cui farebbero volentieri a meno, in modo da poter essere immediatamente produttivi quando chiamati a partecipare del processo lavorativo. Per i “datori di lavoro” la questione é molto semplice: meno denaro speso per insegnare ad un lavoratore come essere sfruttato in un processo lavorativo che non conosce ancora, più denaro in tasca nel momento in cui il lavoratore inizia a prestare la sua opera. Il tutto condito con una buona dose di flessibilità in entrata ed in uscita nel/dal mercato del lavoro.
I difensori del capitalismo buono, dal volto umano, devono fare i conti con la realtà: l'apprendistato, strumento discutibile, manco viene adottato quanto si potrebbe.

Mettere al centro dell'attenzione il modo folle (folle perché finalizzato ad un obbiettivo estraneo e non condiviso dalla stragrande maggioranza delle persone) in cui é organizzata la produzione e la circolazione delle merci a questo mondo, ci permetterebbe di capire quando ci stanno fregando, nonostante le più svariate formule che utilizzano per mascherarlo.

Eat the rich!

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