Il caso Irisbus a Ballarò. Due parole su politici e sindacati

Ieri sera, martedì 18 settembre, gli operai dell'Irisbus di Flumeri (AV) sono riusciti a conquistare un po' di spazio nella trasmissione televisiva Ballarò. Abbiamo usato il verbo “conquistare” perché se c'è stato un servizio televisivo sulla loro vicenda e sulla desertificazione industriale dell'Irpinia è soltanto perché il comitato Resistenza Operaia, che riunisce tante tute blu dello stabilimento, ha inseguito il conduttore della trasmissione Giovanni Floris giovedì scorso per chiedergli di prendere in considerazione il caso.

E così, per qualche minuto, rappresentanti politici e governativi di primo piano, non hanno potuto far finta di niente. «C’è tensione ovunque – ha affermato il segretario del PD, Bersani, presente in studio - queste immagini lasciano intendere che si parla di questi casi solo quando viene fuori il dramma. Mai prima.»

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Con queste parole, uno dei prossimi candidati alla guida del governo, dimostra tutta la distanza che corre tra classe dirigente e classi subalterne. Gli operai dell'Irisbus sono infatti impegnati da più di un anno nella lotta per la difesa del posto di lavoro e per assicurare un futuro alle giovani generazioni. Di chi è la colpa se non se ne è parlato prima? Non sarà di quella classe dirigente (politici, istituzioni, mass media) che poi sembra quasi addirittura indignarsi per il silenzio che ha circondato questi 'poveri' lavoratori fino ad oggi? L'ipocrisia ed il paternalismo non conoscono confini...

Ma si tratta, e ci dispiace doverlo constatare, delle stesse persone che ancor oggi vengono inseguite da alcuni dei settori in lotta per la difesa dello stabilimento Irisbus. Dalla rete ai giornali rimpallano le accuse di “tradimento” e di “abbandono” da parte dei vari Caldoro e Monti, passando per personaggi di rilievo locale. Ma intanto si fa ancora affidamento a loro. Come mostra per certi versi il presidio di lunedì 17 settembre dinanzi alla prefettura di Avellino. Manifestazione conclusasi con l'impegno del prefetto di sollecitare un incontro al MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) quanto prima per affrontare nuovamente il caso Irisbus. L'ultima promessa risaliva al 27 luglio. Allora il 'garante' di un interessamento era stato il presidente della regione Campania, Stefano Caldoro. Ma quante promesse non mantenute sono arrivate nel corso di questi 14 mesi di lotta? Troppe. Ed allora non avrà forse ragione il comitato Resistenza Operaia che, pur continuando a partecipare ad ogni manifestazione di protesta e di lotta, ha denunciato (qui il comunicato in merito all'adesione al presidio del 17 settembre) una linea troppo rinunciataria ed attendista? Ha portato a qualche risultato aspettare i tempi chiesti dai politici?

Ma c'è di più. Le dirigenze sindacali sembrano preoccupate esclusivamente della gestione del quadro esistente. Con la chiusura dello stabilimento e con il rifiuto di voler trovare qualsiasi soluzione di ripresa produttiva da parte di azienda (FIAT, ricordiamocelo) e governo (che cincischiava prima con Berlusconi e cinchischia ora con Monti), pare interessato solo alla cassa integrazione ed alla situazione dei possibili “esodati”. Accetta insomma la desertificazione industriale e sociale e si limita a cercare di salvare il salvabile. Con la difficoltà rispetto al passato che in un periodo di crisi acuta come quello che stiamo attraversando gli spazi di mediazione si sono estremamente ridotti e quasi non rimangono più briciole. La prospettiva entro cui si inserisce la lotta degli operai e dei lavoratori di Resistenza Operaia butta un occhio anche al futuro ed alla critica del sindacato si associa la volontà di lottare per il domani e non solo per l'oggi:
“ [I sindacati] ancora non sono stati in grado di organizzare un incontro al Ministero e il loro unico obiettivo è quello di sistemare gli esodati ed avere un altro anno di cassa. E dello stabilimento? Dei nostri figli che non avranno futuro? E dei loro padri che perdono il lavoro? L’obiettivo è Roma. Ed è lì che andremo.”
La loro promessa, per la coerenza del percorso che stanno portando avanti da tempo, non è da marinaio come quelle di politici e sindacalisti. E allora a Roma!

Il caso Irisbus a Ballarò

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