Accordo 31/M ed RSU, una prima applicazione nel comparto igiene ambientale

Piovono le prime pietre sui lavoratori, pietre figlie dello sciagurato Accordo sulla rappresentanza del 31 maggio 2013. Il patto stipulato da CGIL-CISL-UIL e Confindustria, pensato come modello valido per la totalità delle relazioni industriali (e già le cooperative lo hanno approvato il 18 settembre scorso), sarà applicato a partire dal rinnovo dei CCNL di categoria.

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Le prime vittime di questa spietata guerra al conflitto sono stati i lavoratori dell'igiene ambientale, il cui CCNL è stato approvato il 24 maggio scorso, una settimana prima dell'Accordo sulla Rappresentanza: l'adeguamento finale alle clausole più stringenti è avvenuto tramite “accordini” successivi, stipulati durante l'estate, tra luglio e agosto.

Determinare un maggior coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici, è questa la premessa paradossale del nuovo Regolamento per l'elezione delle RSU, la parte del CCNL che introduce le più pericolose novità. Queste minano alla radice la possibilità di presenza all'interno delle RSU dei sindacati di base o di quei delegati, di qualunque appartenenza, non più disposti ad abbassare la testa di fronte al padrone. In breve:

1) l'iniziativa di indizione delle elezioni per il rinnovo della RSU è completamente monopolizzata dalle Segreteria nazionali di FIT CISL, FP CGIL, UILTRASPORTI e FIADEL e dalle strutture territoriali ad esse legate. Non è una clausola esclusivamente formale: accade infatti spesso che una RSU compiacente venga mantenuta ad arte oltre il limite consentito, semplicemente evitando di attivare la procedura elettorale;

2) la presentazione delle liste elettorali è affidata alle strutture territoriali, una mossa che accentua il controllo dell'organizzazione confederale sulla scelta dei futuri delegati dei lavoratori in azienda;

3) possono presentare le liste elettorali solo le associazioni firmatarie dell'ultimo CCNL. Il resto delle organizzazioni (e qui si sottintende i sindacati di base) potranno presentare le liste previa accettazione di tutti gli accordi interconfederali, compreso l'accordo del 31 maggio e quindi delle clausole anti-sciopero e del CCNL vigente; devono inoltre presentare un numero di firme pari ad almeno il 5% degli aventi diritto al voto. Ciò comporta l'accettazione di tutte le clausole di tregua sindacale previste dal CCNL di comparto, dei peggioramenti ivi contenuti, dell'accordo sulla produttività;

4) resta in piedi la clausola che garantisce ai confederali ed alla FIADEL almeno un membro in RSU;

5) come per l'accordo del 31 maggio, il cambiamento di appartenenza sindacale da parte di un componente dell'RSU ne determina la decadenza dalla carica e la sostituzione con il primo dei non eletti della lista originaria di appartenenza. In questo modo il principio per cui il delegato, a prescindere dal sindacato si appartenenza, rappresenta i lavoratori, viene a cadere. Un altro principio si impone: i delegati o rappresentano l'organizzazione di appartenenza o non rappresentano nessuno, perdendo i propri diritti sindacali.

Il 16 ottobre sono scaduti i termini di accettazione delle liste elettorali; dalle prime notizie che ci giungono sembra che i sindacati di base, ove coinvolti, abbiano firmato tatticamente il CCNL pur di potersi presentare alle elezioni per la formazione delle RSU; aldilà del comportamento specifico dei vari sindacati di base, sembra che senza una presa di posizione forte da parte dei lavoratori, il cul de sac sia inevitabile.

Qualsiasi delegato dovrà scegliere se essere escluso dalla rappresentanza o esservi ammesso, ma con le mani legate.

Comunque vada “l'esperimento”, riteniamo importante rompere il silenzio intorno a questo ennesimo e pericolosissimo abbraccio corporativo, pena lo stritolamento ulteriore del conflitto di classe, a tutto vantaggio del padronato.

Rete Camere Popolari del Lavoro