...ancora più repressione. La lotta alla Granarolo al bivio?

La lotta alla Granarolo è al momento una delle "casamatte" delle lotte nel ciclo della logistica. Il braccio di ferro sul territorio bolognese, ormai in piedi da mesi, è giunto a un inevitabile inasprimento nelle ultime giornate.

Da un lato la decisione, da parte dei vertici aziendali della Granarolo, di non cedere su nessuna delle richieste dei lavoratori (riassunzione dei licenziati e cassa integrazione), ha posto la necessità di trasformare il presidio e il picchetto in permanenti. Dall'altro, l'azione violentemente repressiva (cariche, pugni, spray orticanti e infine la conferma dell'arresto di due attivisti sindacali nella giornata del 23) che gli stessi vertici aziendali in concerto con le istituzioni conniventi stanno esercitando, indicano la volontà del padronato di non concedere nulla.

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È chiaro che la lotta in atto va al di là della singole e sacrosante rivendicazioni di condizioni di lavoro migliori. Di questo ne sono consapevoli entrambe le parti: vincere alla Granarolo, una lotta che ha richiesto finora un investimento temporale e logistico importante, significa certamente rinforzare complessivamente tutte le lotte e la coscienza dei lavoratori e dei compagni impegnativi da anni. Significa, in una città come Bologna, andare ad attaccare il cuore pulsante dell'economia e mettere i bastoni tra le ruote a un'azienda che ha costruito la sua legittimità e la sua immagine sulla genuinità, la bontà, l'aspetto familiare.

Non stupisce, quindi, che la lotta dai cancelli della Granarolo si sposti anche sulle testate giornalistiche locali, dove la S.p.a., con una "Lettera aperta alla città di Bologna", si rivolge alle istituzioni e alla cittadinanza scaligere, auto-assolvendosi dalle proprie responsabilità e cercando di ridare lustro alla propria immagine, appellandosi alla propria storia e al proprio valore sociale. (il comunicato del Si Cobas in risposta alla lettera).

Insomma, se il ciclo della logistica si ricompone, spostandosi su un gradino più alto e vedendo salire il livello repressivo delle lotte, sempre maggiore è la consapevolezza che la catena della logistica è "lunga" e richiede di affrontare in chiave più generale la lotta in questo settore strategico, dal punto di vista sindacale e, più complessivamente, dal punto di vista politico, in virtù di una vitalità da parte degli operai del settore - come dimostrato anche dalla risposta dei lavoratori al pestaggio del sindacalista Zerbini - che ci interroga e costringe a spingerci un passo avanti.
Il ruolo delle istituzioni locali, delle cooperative (legate alle prime), il ruolo delle istituzioni nazionali e il ricatto che le leggi sull'immigrazione pongono sulle vite già martoriate della maggioranza dei facchini, sono elementi centrali e che sempre più devono diventare centrali per questa lotta e per la necessità di un suo ruolo politico e per un ulteriore salto di qualità.


di seguito una breve ricostruzione dell'ultima settimana di lotte alla Granarolo, giorno per giorno

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20-21 Gennaio
Dalla mattina davanti ai cancelli della "Grande Mucca" è posizionato il camper utilizzato anche per la lotta vincente e il presidio permanente all'IKEA di Piacenza e un centinaio tra facchini, sindacalisti e solidali, hanno sostenuto fin dalle prime ore la lotta dei facchini. Si decide per il presidio e picchetto permanente con blocco delle merci.
La risposta delle forze dell'ordine e della Granarolo, come da copione, ha rimesso in moto il "ciclo della logistica": lotta - repressione - più lotta… più repressione.
La prima giornata ha visto il picchetto reggere per una decina di ore e solo il 21 gennaio le forze dell'ordine, non senza difficoltà, hanno rimosso il picchetto, non lesinando assolutamente minacce e uso della forza.

- qui un aggiornamento sulla giornata di lotta a cura di infoaut.org

 

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22 gennaio
Il picchetto e il presidio riprende il giorno dopo, dalle 12, ricominciando il blocco delle merci. Il lavoratori, come noto, chiedono la riapertura del tavolo presso la prefettura affinché si arrivi ad una soluzione definitiva in merito alla loro riassunzione e affinché nell'immediato vengano concessi ed erogati ulteriori mesi di cassa integrazione.

23 gennaio
La giornata del 23 gennaio inizia con un nuovo blocco delle merci alle ore 12. Al presidio sono presenti un centinaio tra lavoratori e solidali. Verso le 13 ci sono le prime cariche di alleggerimento da parte della polizia per tentare di far arretrare il presidio.
Un paio d'ore dopo la polizia aumenta la violenza nell'azione di sgombero, utilizzando in più spray al peperoncino, oltre a picchiare i lavoratori che resistono. Ci sono 6 arresti.

utilizzo degli spray al peperoncino facchino preso a pugni in faccia

- qui un aggiornamento sulla giornata di lotta a cura di infoaut.org

24 gennaio
È stato indetto per questa giornata da parte del Si Cobas, in solidarietà alle lotte dei facchini alla Granarolo uno sciopero a partire dalla mezzanotte, per tutta la provincia di Bologna.
Due degli operai in presidio ai cancelli, arrestati il giorno prima, oltre alla violenza fisica sono stati trattenuti in arresto e tradotti nel Carcere di Dozza. I due lavoratori, uno della Dhl, e un altro della Susa, appartenenti al Si Cobas, erano il presidio in solidarietà ai loro compagni della Granarolo.

- qui un aggiornamento sulla giornata di lotta a cura di infoaut.org

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25 gennaio
Per la giornata di oggi, sabato 25, è indetto un presidio al tribunale di Bologna e a Milano un presidio di solidarietà del SiCobas e del Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle cooperative.
Nel frattempo, Granarolo, questore e istituzioni montano una campagna stampa ad arte per mettere in cattiva luce la legittima lotta dei facchini della Granarolo agli occhi della cittadinanza bolognese.

I due facchini Garib e Redouan, arrestati il 23, sono liberi da ieri sera!

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