[Salerno] Il 1 maggio nel capoluogo campano. Qualche parola in libertà

Il 1 maggio, dopo aver presidiato gli ingressi di Leroy Merlin ad Afragola (NA) , siamo andati a Salerno per partecipare ad un corteo organizzato da collettivi ed associazioni che si occupano prevalentemente di questioni ambientali. Pur essendo questo il tema centrale della manifestazione, non mancavano le realtà lavorative, oppresse dalla crisi, che sfilavano cercando innanzitutto di avere un minimo di visibilità per vertenze in cui troppo spesso i lavoratori e le lavoratrici sono lasciati completamente soli. In primis da quel sindacato che sempre più spesso viene additato come complice delle politiche aziendali che significano chiusure, licenziamenti, cassa integrazione, riduzione del salario, intensificazione dei ritmi.

 

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Abbiamo parlato con gli operai dell’Isochimica, che ancor oggi lottano contro le conseguenze mortali delle nocività cui sono stati costretti per anni ed anni dai dirigenti aziendali; con quelli della Essentra, ex Filtrona, che continuano a lottare contro la decisione della multinazionale britannica di chiudere la fabbrica, senza alcun margine di trattativa, in un muro contro muro che si protrae ormai da mesi (leggi sulla sitazione dell'Essentra [1] [2] [3]); con quelli della Nexans, una fabbrica di Battipaglia (SA), i cui lavoratori, in cassa integrazione, lottano contro la multinazionale francese anche per le condizioni di salute cui sono stati e sono tuttora costretti.

Situazioni in cui disperazione e scoramento si intersecano con rabbia, voglia di rivalsa ma anche di riscatto. In cui emerge da ogni parola una dignità che resiste, malgrado in tutti i modi padroni e governi cerchino di estirparla per poter passare sul corpo di questi proletari come carri armati.
È vero: il senso di isolamento è forte, per loro come per tante altre lavoratrici e lavoratori che abbiamo incontrato nel corso del nostro lavoro. Un isolamento che va rotto, come momento ineludibile per passare da una fase di resistenza, in cui possiamo e dobbiamo cercare di ridurre i danni, allungare i tempi, alla fase dell’offensiva.

E allora, ieri, 1 maggio, giornata internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori, siamo andati lì per parlare con loro, per far sentir loro tutto il calore della nostra solidarietà, così come cerchiamo di fare nella nostra attività quotidiana. Abbiamo messo in piedi un piccolo spezzone, dietro uno striscione che recitava “Il primo maggio non si lavora! Domeniche e festivi lavorativi? No grazie!”, cui si sono uniti studenti medi di Cava de’ Tirreni, i compagni e le compagne del CSA Jan Assen di Salerno e qualche altro compagno presente al corteo.

Non abbiamo fatto la rivoluzione, e non abbiamo nemmeno sferrato un colpo decisivo al nemico. Il presente non ci parla di questo. Chi crede che il momento sia ora, dimentica probabilmente il necessario lavoro certosino e quotidiano che ci si impone. Non sarà sempre esaltante, sarà fatto di momenti che passeranno sotto traccia, di confronto politico ed umano con lavoratori e lavoratici che non raramente rasentano il confine della depressione, ma è ciò che è necessario oggi. La nostra sfida è anche questa e chiunque voglia affrontarla con noi è la benvenuta e il benvenuto.

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Gallerie fotografiche [1] [2]

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qui una panoramica delle iniziative di lotta nelle varie città italiane

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