Electrolux: rinvio a Roma

Electrolux: quali sviluppi dalla trattiva? Da Mestre non giungono buone notizie: infatti venerdì 9 l’azienda ha abbandonato il tavolo dopo aver riscontrato la non unità del fronte sindacale.

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Ora la palla passa a Roma: da lunedì pomeriggio le parti saranno convocate al ministero e si andrà avanti fino a mercoledì sera. Il rischio di non trovare un’intesa unitaria diventa via via più concreto! I sindacati verranno messi con le spalle al muro: se non si trova l’accordo niente decontribuzione dei contatti di solidarietà, d’altra parte l’azienda avrà ampi spazi di manovra (delocalizzazioni, esuberi, investimenti) poiché il fronte sindacale si è spaccato.

C’è da chiedersi se e come si fosse coordinato prima di sedersi al tavolo. Infatti, quando la delegata nazionale Fiom (la stessa delegata che aveva “zittito” P. Morandin perché candidata alle europee) ha proposto di barattare la diminuzione delle pause con tagli di salario legato a premi di produttività(fino a 250€) è calato il gelo. Non solo le altre sigle sindacali (Film e Uilm) si sono dette sconcertate: ricordiamo infatti che su eventuali tagli di salario si era giunti alla conclusione di non doverne più parlare, ma pure i delegati di fabbrica si sono, a dir poco, meravigliati della proposta. E chi glielo andrebbe eventualmente a spiegare ai lavoratori, senza correre il rischio di essere “democraticamente” accompagnato ai cancelli?

La confusione sotto il cielo è tanta, troppa in un momento così critico. A livello nazionale i delegati sindacali abbiamo capito che si parlano poco o niente, ma anche tra stabilimenti non sembra esserci coordinazione. A Solaro il sindacato di maggioranza Cub è escluso dalla trattativa grazie alla legge sulla rappresentanza, Forlì sembra possibilista sugli accordi, seppur cercando di mettere il bavaglio alle rsu dell’area Lavoro & Società (interna alla Fiom), a Susegana sono compatti, ma non sembrano affatto soddisfatti di come si sta portando avanti la trattativa, e infine Porcia, forse la più combattiva ma anche la più minacciata. Qui infatti si parla di voler ridurre la produzione del 30% con un rischio esuberi di 500 lavoratrici/ori e l’azienda che rassicura riguardo a possibili acquirenti per una parte di stabilimento che verrebbe dismessa, con possibilità di riassumere 150 dipendenti ma non vuole fornire dettagli su chi sia questo soggetto eventualmente interessato.

Una storia già vista che puzza di bruciato lontano un miglio. Insomma, grazie al fatto che non ci si presenta al tavolo uniti e compatti a rimetterci saranno solo i soliti lavoratori, ricattabili su velocizzazioni dei ritmi, diminuzione delle pause, piani ferie spalmati da aprile ad ottobre con facile divisione della famiglia e aumento delle malattie professionali dovute ai movimenti ripetitivi che possono causare disturbi muscolo-scheletrici in barba alle raccomandazioni degli enti che dovrebbero monitorare sulla salute dei nostri.

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