Accordo Ethiad/Alitalia in dirittura d’arrivo: la beffa dei contratti di ricollocazione

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L’accordo è valido con o senza il consenso della CGIL. È molto chiara la posizione del Ministro Lupi in merito all’accordo tra l’ex compagnia di bandiera italiana e la compagnia degli emirati arabi. La trattativa con i sindacati riprenderà nelle prossime ore ma, incassato il sì di Ugl, Cils e Uil - ''sindacati che rappresentano più del 70% dei lavoratori di Alitalia'', come ha sottolineato a più riprese Lupi –, l’esito è ormai scritto e anche la posizione della Cgil e la richiesta di tre giorni di tempo per riflettere sulle condizioni proposte, stando alle dichiarazioni del segretario Camusso, sembra più dettata dalla voglia di segnare una differenza poco più che formale con la cedevolezza eccessiva degli altri sindacati confederali che dalla reale intenzione di opporre un rifiuto all’accordo quadro.

La proposta definitiva sulla trattativa Alitalia, archiviata la possibilità della cassa integrazione – punto sul quale Etihad si è detta inflessibile - prevede 2251 esuberi di cui 616 ricollocati nel perimetro aziendale e 681 esternalizzati entro il 31 dicembre 2014. Per gli altri 954, mobilità e sperimentazione del contratto di ricollocamento. Del contratto di ricollocamento, una novità portata al tavolo dal ministro del Lavoro Poletti, per sui sono già stati stanziati 15 milioni di euro, si sa infatti in realtà poco o niente, se non che si tratta assistenza intensiva – che dovrebbe essere fornita dalle Regioni - nella ricerca del nuovo posto per il lavoratore licenziato, e quel poco che si sa fa paura: “il lavoratore può scegliere liberamente l’agenzia di cui avvalersi tra quelle accreditate presso la Regione: si attiva così un regime di positiva concorrenza tra le imprese accreditate. (…) Il contratto prevede inoltre l’affidamento della persona interessata a un tutor designato dall’agenzia, che ha il compito di assisterla giorno per giorno, ma anche di controllarne la disponibilità effettiva per tutto quanto è necessario ai fini della ricollocazione, compresi eventuali corsi di riqualificazione mirati. Nel caso di rifiuto ingiustificato di una iniziativa, o addirittura di un posto di lavoro, il tutor lo contesta al lavoratore.

E alla contestazione – salva possibilità di impugnazione da parte del lavoratore davanti a un arbitro – consegue il dimezzamento dell’indennità; poi, la seconda volta, l’interruzione”. La parola chiave di questa misura è dunque “disponibilità”, spogliato di altri ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione che, con tutti i limiti, consentivano al lavoratore di rimanere in contatto con l’azienda madre, eventualmente di continuare la sua lotta per il reintegro, e, banalmente, di sopravvivere, con questo provvedimento – già sperimentato in paesi come l’Olanda ma di nuovo inserimento in Italia – il lavoratore si mette sul mercato “guidato” dai centri per l’impiego (e nello specifico dal “tutor”) che si occuperanno di verificare il suo grado di flessibilità, la sua propensione ad accettare qualunque lavoro in qualunque situazione, pena l’essere marchiati di poca “disponibilità” e scaricati.

Intanto questo martedì il numero uno di Etihad, James Hogan, arriverà in Italia per concretizzare l’investimento della compagnia araba: almeno 560 milioni per l’aumento di capitale e 600 per il rilancio dell’aviolinea, ma la discussione non è finita: i nodi del contratto nazionale e della riduzione del costo del lavoro non sono ancora stati sciolti. Invece il 22 luglio Lupi sarà a Bruxelles «per presentare non solo il programma sul settore per il semestre europeo di presidenza italiana, ma anche per aggiornare l’Europa sul lavoro fatto che ha portato a un grande accordo industriale», parlando di questo prossimo appuntamento il ministro lupi non ha mancato di sottolineare come in Italia le leggi sul lavoro siano “tante e troppo rigide”.

Ancora una volta il Ministro non perde l’occasione di rimarcare quali siano i veri responsabili della crisi di Alitalia dei licenziamenti, degli esuberi: non la cattiva gestione della compagnia, le cordate “di soccorso” messe su per l’occasione e scappate via con la cassa, ma le leggi che “proteggendo” eccessivamente i lavoratori non permettono ai “bravi imprenditori” di fare bene il loro mestiere.

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