Esclusivo: ecco il discorso che terrà Mario Draghi il 2 ottobre a Napoli!

mario draghi

Giovedì 2 ottobre si terrà a Napoli un meeting della Banca Centrale Europea, la famosa o famigerata BCE. C’è grande attesa per questo incontro: non solo perché reti antagoniste, studenti, disoccupati e lavoratori hanno già annunciato proteste, ma perché tutti aspettano, ...

...in questo momento così delicato per l’Europa, e nella capitale della disoccupazione e della sofferenza sociale, l’annuncio di qualche clamorosa misura della BCE.

Ma ancora nessuno sa cosa verrà a dire Mario Draghi. Nessuno tranne noi! Mentre tutti i giornalisti cercano di fare qualche clic in più riciclando vecchi articoli di Genova 2001 sul pericolo “black bloc”,noi  siamo venuti in possesso di alcuni appunti del Presidente della BCE. Sono un po’ ostici in alcuni passaggi, ma vi assicuriamo che la vostra pazienza sarà ricompensata. Non solo perché in queste poche righe Draghi spiega cosa ha fatto negli ultimi anni la BCE per ridurci così, ma perché effettivamente propone una misura davvero straordinaria… Ma non vi anticipiamo niente, a voi la lettura!

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Onorevoli membri del Consiglio di Governo,
Signore e signori,

Come certamente saprete, la Banca centrale europea – pur non avendolo scritto nel proprio Statuto – ha molto a cuore la questione della disoccupazione. Se le persone non lavorano – se troppe persone non lavorano –, non consumano. Se non consumano, le imprese non sanno a chi vendere le proprie merci, e se le imprese non vendono le proprie merci non chiedono molti prestiti alle banche. E se le banche non ricevono richieste di prestiti è perfettamente inutile che la Banca Centrale continui a rifornire le banche di denaro. Di euro, per la precisione.

Ecco perché abbiamo a cuore la disoccupazione. Ed ecco anche perché, da molto tempo a questa parte, insisto a dire che noi, la BCE, siamo pronti a fare di tutto per risolvere questo problema, anche adottando “misure straordinarie, non convenzionali.

Ho un messaggio chiaro da darvi: nell'ambito del nostro mandato la BCE è pronta a fare tutto il necessario per preservare l'euro. E credetemi: sarà abbastanza”. L’ho detto più di due anni fa, esattamente il 25 luglio 2012, intervenendo a Londra.

Non è vero – come dice qualcuno – che da allora non abbiamo fatto niente o non abbastanza. Fare, abbiamo fatto, ma evidentemente qualcosa non funziona ancora. “In risposta all’aggravarsi delle condizioni economiche, la BCE ha abbassato i tassi di interesse di riferimento. In circostanze normali, tali riduzioni sarebbero state trasmesse in maniera relativamente uniforme a famiglie e imprese di tutta l’area dell’euro. Ma non è quanto abbiamo riscontrato”.

Adesso – lasciando perdere il fatto delle “circostanze normali” – praticamente noi abbiamo cominciato (be’, cominciato..., diciamo che abbiamo continuato) a regalare soldi alle banche, tantissimo denaro, ma le banche non li hanno messi in circolazione. O meglio, a circolare circolano, ma solo nel circuito finanziario-speculativo, mentre alle imprese ne arrivano pochi e alle famiglie proprio niente! Perché?

L’ho già detto: “nell’attività di banca centrale è fondamentale il concetto di ‘trasmissione della politica monetaria’, cioè il processo con cui le modifiche del tasso di interesse di riferimento di una banca centrale vengono trasmesse attraverso il sistema finanziario all’economia reale”.

In sostanza: noi diamo denaro (diciamo “prestiamo”, anche se non è che sono proprio soldi nostri) alle banche, diciamo all’1%, poi quello che ci fanno le banche sono fatti loro: se li possono tenere, ce li possono dare indietro (non mi fraintendete), ne possono prestare poco o tanto al tasso che vogliono, tipo che noi gliene prestiamo tanti a meno dell’1% e loro ne prestano una parte al 9%... Ecco, questo è il meccanismo di trasmissione e pare che non funzioni tanto bene

Cioè, per noi e per loro, diciamo per i mercati finanziari, funziona benissimo, per le imprese così così – se sono grandi funziona bene pure per loro – per le famiglie pare invece che non funziona. E allora vediamo che si può fare per farlo funzionare meglio.

Ci abbiamo pensato per un anno, poi, il 30 dicembre del 2013, ho rilasciato una intervista a quei terribili tedeschi dello Spiegel, perché era già il terzo banchiere tedesco che se andava dalla BCE. E tutto perché non avevano capito bene che cosa voleva dire quella frase di luglio 2012: “faremo tutto il possibile ecc.”… Quelli, i tedeschi, pensavano che la BCE si mettesse a comprare i debiti dei governi! Ma si sa che su questo punto c’è qualche problema. Finché ci compriamo i debiti dei privati, è tutto normale, se ci mettiamo a comprare i debiti dei governi, invece no.

Intanto il messaggio ha funzionato, almeno per un poco di tempo: “le condizioni nell’area euro sono notevolmente migliorate da allora. Consideri gli ultimi sviluppi: paesi in crisi come l’Irlanda e il Portogallo stanno uscendo dal programma di salvataggio, i premi al rischio per i prestiti ai paesi in crisi dell’Europa meridionale sono in discesa, e gli investitori di tutto il mondo stanno tornando di nuovo a investire in Europa. In altre parole, la maggior parte dei dati economico-finanziari sta girando nella direzione giusta”.
 
Sì, sì, ho detto proprio così al giornale tedesco meno di un anno fa: “la maggior parte dei dati economico-finanziari sta girando nella direzione giusta”. La maggior parte, mica tutti.
 
Prendiamo ad esempio la questione degli investimenti, che dovrebbe essere il modo “normale” per risolvere il problema della disoccupazione: “il legame tra i tassi di interesse a breve termine fissati dalla BCE e i tassi di interesse a lungo termine pagati sugli investimenti non è molto stretto”.  

Come, non si capisce? Noi della BCE manovriamo i tassi di interesse a breve termine; stavano all’1%, li abbiamo portati allo 0,5%, li possiamo abbassare fino a zero, insomma: li regaliamo i soldi, ma i tassi di interesse a lungo termine, quelli che influenzano (ma poco) gli investimenti, quelli dipendono dal mercato finanziario globale.

Ah, voi volete sapere chi è che può influenzare il mercato finanziario globale? Gli americani, per esempio. Ma lo sapete che la banca federale americana si sta (r)accattando un trilione, dico – signori – un trilione di dollari l’anno di debiti pubblici? Quant’è un trilione? Mille miliardi, mille miliardi di dollari l’anno spendono quelli là, anche se adesso hanno detto che basta, e allora mi è venuta una certa idea... Tra un minuto ve la dico, ma fatemi finire il discorso sugli investimenti.

Qualche giorno fa, era l’11 settembre, dicevo: “Il calo degli investimenti delle imprese osservato dal 2008 nell’area dell’euro è molto più marcato che nei cicli economici precedenti. Dal livello massimo a quello minimo sono diminuiti di circa il 20%, contro il 15% registrato durante la recessione del 1992”. Questa non è una crisi come quelle del passato: è ben peggio!

Ora, come ne usciamo? Certamente quello che ci vuole è una combinazione di politiche per rilanciare gli investimenti e, come prima cosa, “il contesto regolamentare dovrebbe essere reso più favorevole alla crescita economica”. In particolare a noi della BCE “colpiscono le divergenze fra Stati membri dal punto di vista della differenziazione salariale, delle rigidità nell’aggiustamento dell’occupazione” ...

Che cosa voglio dire? Cosa sto chiedendo ai governi come quello italiano? Ma è semplice! Per uscire dalla crisi dovete attirare capitali, ma siccome nel nostro sistema economico i capitali arrivano se hanno la libertà di muoversi e di fare profitti, dovete creargli un contesto più favorevole. Quindi basta con le rigidità nel mondo del lavoro, con i diritti del lavoratore e tutta questa roba del secolo scorso!

Ho visto che Renzi ha recepito il messaggio, e non posso che essere contento. Abolizione dell’articolo 18 per chi ce l’ha, ancora più precarietà per i giovani: sono proprio le politiche che fanno contenti noi del grande capitale. Però ecco, a me tormenta un dubbio, e ve lo confesso: che tutto questo, che tutte queste lacrime e sangue che da anni stiamo facendo cacciare alle classi più deboli, alla maggioranza della società, possa non bastare. E qui vengo alle “misure non convenzionali” che vi annunciavo all’inizio.   

Per capire come combattere la disoccupazione sono andato a fine agosto sulle montagne americane (Annual central bank symposium in Jackson Hole, 22 August 2014) dove c’è stato un grande simposio in cui tutti i più grandi esperti del mondo si sono riuniti e là ho avuto un’ispirazione. Loro parlavano della disoccupazione, io avevo in testa che non funzionano i meccanismi di trasmissione (della politica monetaria), io volevo parlare dei meccanismi di trasmissione, e loro mi avevano chiesto di parlare della disoccupazione. Insomma, a un certo punto mi sono chiesto: ma esiste un modo di cambiare i meccanismi di trasmissione (sempre della politica monetaria) che faccia diminuire la disoccupazione?

Nelle attuali circostanze, ho detto, “c’è un rischio reale che la politica monetaria perda d’efficacia nel generare la domanda aggregata”. Che vuol dire? Che a meno di zero i tassi di interesse a breve non li possiamo portare e comunque abbiamo visto che a battere la disoccupazione non serve questo. D’altra parte ho detto pure che “la minaccia del debito riduce inevitabilmente lo spazio fiscale”, e questo significa che manco la politica fiscale si può usare.

Però qui abbiamo ormai 25 milioni di disoccupati che non sanno più dove sbattere la testa, e tanti che protestano, fanno confusione, si stanno arrabbiando… In tutta sincerità non possiamo non ammettere, almeno fra di noi, che gli stessi manifestanti che a Napoli hanno annunciato proteste non hanno tutti i torti.

Sicché ecco cosa ho pensato. Quei mille miliardi di euro l’anno che ora diamo alle banche, li diamo per un periodo di tempo indefinito a tutti i disoccupati e a tutti i precari europei. Direttamente a loro, senza passare né per le banche, né per le imprese, né per i governi.

Poi, siccome come ho chiarito più volte, “le perdite dell’occupazione nell’aera euro sono concentrate fra i lavoratori poco formati”, una tranche consistente dei mille miliardi di euro sarà destinata ai giovani disoccupati europei che potranno utilizzarli direttamente per pagarsi corsi di formazione, tasse universitarie, master.

Il procedimento è molto semplice, sebbene inusuale: tutti i giovani europei che intendono iscriversi a un corso di formazione, universitario, a un master potranno mandare direttamente alla BCE i bollettini di pagamento. Ci penseremo noi.

Mille miliardi di euro l’anno vi sembrano assai? Ma anche su questo punto mi sono già espresso recentemente: “I rischi che si prendono nel ‘fare troppo poco’ superano di gran lunga quelli del ‘fare troppo’”. Ecco perché mille miliardi di euro l’anno non sono troppi, e poi così la finite di dire che alla BCE abbiamo il braccino corto. Per quanto tempo, mi chiedete? Fino a quando serve. Fino a quando la popolazione europea non potrà tirare una boccata d’aria.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro a tutte e a tutti,
M.D.

Rete Camere Popolari del Lavoro