Logistica, l'accordo nazionale che piace ai lavoratori

Lavoratori logistica contro lo sfruttamento

Il 19 febbraio scorso Si Cobas e Adl Cobas, i sindacati protagonisti delle lotte della logistica, hanno firmato un accordo con le maggiori multinazionali del settore spedizionieri che loro stessi definiscono “un grande successo che mette in soffitta l'accordo dei confederali sindacali con la Fedit”.

Ad oggi l'accordo è stato siglato con GLS (in una versione migliorativa), TNT, BRT, SDA mentre soltanto DHL non ha ancora firmato, motivo per cui il 19 marzo si è svolto uno sciopero con picchetto che ha visto la partecipazione di circa 120 lavoratori e solidali davanti ai cancelli del magazzino logistico DHL di Settala, in occasione di un possibile visita di una delegazione della dirigenza DHL tedesca.
Un risultato che è stato ottenuto grazie alla forte rappresentatività che i Cobas hanno all'interno del settore logistico, agli scioperi nazionali del 16 ottobre e del 12 dicembre, e allo sciopero avvenuto alla GLS prima di Natale.
Si tratta di una vittoria politica importante visto che sancisce in una prospettiva nazionale quelle condizioni che erano già state conquistate in tanti magazzini e che possono essere il punto di partenza per le rivendicazioni nei magazzini di altri settori, come già avviene ad esempio in quelli della grande distribuzione organizzata. Di fatto si tratta del primo accordo valido su tutto il territorio nazionale firmato dai sindacati di base che finora avevano strappato migliori condizioni contrattuali e retributive magazzino per magazzino o a livello aziendale. Ora le principali aziende della Fedit sono state costrette a riconoscere collettivamente i Cobas come interlocutori e a ribaltare l'accordo firmato con i confederali.
Il nuovo accordo è anche un esempio per lavoratori di altri settori, in quanto ripristina i passaggi di livello automatici (in base all'anzianità lavorativa) che sono stati eliminati nella maggior parte dei contratti di categoria; impone garanzie di stabilità e continuità contrattuale mentre il governo approva il Jobs Act che va nella direzione opposta; pone la questione della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro, spesso trascurata o scambiata con il mantenimento dei livelli salariali nelle vertenze in altri settori; mette in discussione di fatto e pure formalmente la pratica sempre più diffusa dell'appalto e dell'utilizzo delle cooperative con l'apertura entro giugno di un tavolo di confronto nazionale per il superamento della figura del socio-lavoratore. Per Si-Cobas e Adl-cobas, infatti, “è sempre stato un punto fondamentale arrivare, dopo avere ottenuto condizioni contrattuali simili a quelle del lavoratore subordinato non socio, alla cancellazione della figura del socio lavoratore in modo di avere un rapporto di lavoro corrispondente alla realtà , di lavoro dipendente.
Sopratutto questo accordo dimostra che con la lotta è possibile ottenere avanzamenti duraturi e generali che vanno ben oltre il singolo luogo di lavoro, anche in una situazione di scomposizione e crisi come quella attuale.

Di seguito ripercorriamo i passi che hanno portato alla trattativa dei sindacati di base con i più importanti corrieri operanti in Italia attraverso una sintesi della vertenza lanciata dai Cobas in seguito alla firma da parte dei sindacati confederali dell'accordo che tentava di rigettare tutte le conquiste ottenute dai facchini negli ultimi anni.

Parliamo dell'accordo del 16 febbraio 2014 tra Fedit, Confetra (le associazioni dei padroni della logistica) e Cgil, Cisl e Uil, accordo “nel quale vengono messe le basi per azzerare le conquiste fin qui ottenute dai Cobas” (comunicato Adl-Si.Cobas-Conf.COBAS ). Nello stesso accordo, i firmatari spiegano che è loro intenzione porre un freno “a un crescendo di conflittualità fuori controllo, con fenomeni di illegalità diffusa, suscettibili di strumentalizzazioni di varia natura".

L'accordo tra associazioni di rappresentanza padronali e sindacati confederali mira a superare progressivamente il sistema delle cooperative, ma in cambio vuole maggiore flessibilità dei lavoratori. Questi i punti principali:

  • ROL (permessi) ed ex festività non saranno più corrisposti in forma fissa, ma erogati come premio di risultato e quindi non più garantiti, ma variabili secondo la produttività.
  • L’orario di lavoro distribuito tra il lunedì ed il sabato verrà determinato, come media, su un arco temporale di 6 mesi e al lavoratore potrà essere richiesto di lavorare da un minimo di 4 ore ad un massimo di 10 ore con un nastro operativo fino alle 13 ore giornaliere.
  • Il sabato come giornata lavorativa normale.
  • Le ore di straordinario verranno conteggiate alla fine dei sei mesi.
  • Il part-time potrà essere ridotto da un minimo di 20 ore a 16 ore settimanali su 4 giorni.
  • Tutti i lavoratori assunti sulla base di questo accordo saranno tenuti ad essere reperibili in ore non lavorative per sopperire ad esigenze aziendali; i lavoratori non potranno rifiutarsi di rispondere alle chiamate, il tutto in cambio di una indennità da definire.
  • Inquadramento dei nuovi assunti a partire dal 6J per attività manuali di carico e scarico, mentre il cosiddetto “facchino qualificato” verrà assunto al 6° S. Trascorso un periodo di 24 mesi dalla data di assunzione, verrà inquadrato nel livello contrattuale di corrispondenza professionale.
  • Le parti – sempre padroni e sindacati insieme – concordano sul fatto che bisogna ridurre le assenze per malattia e che, con accordi specifici di magazzino troveranno gli strumenti finalizzati a ridurre il fenomeno.

Sulla base delle “linee guida” dell'accordo Fedit, il 16 luglio viene firmato anche l'accordo aziendale TNT, la multinazionale olandese che aveva annunciato nel marzo 2013 una ristrutturazione con 854 esuberi, cui erano seguite mobilitazioni in tutt'Italia (vedi ad esempio gli articoli del 4 luglio e del 1 dicembre 2013). Contro il piano industriale della TNT e per l'applicazione del CCNL nei magazzini, i facchini organizzati nei Cobas hanno iniziato da subito una dura vertenza che ha compreso numerosi blocchi e scioperi a livello nazionale.

L'accordo di luglio, siglato da Filt-CGIL, Fit-CISL e Uil Trasporti con TNT assistita da Fedit, prevede una riduzione dei licenziamenti da 854 a 195 (evidentemente la Tnt aveva sparato alto con il numero dei licenziamenti per portare a casa il risultato voluto); un piano di investimenti nell'automazione che ridurrà notevolmente la forza lavoro necessaria e l'assunzione diretta, prevalentemente a tempo indeterminato, con le modalità descritte dall'accordo Fedit; l'assunzione diretta (internalizzazione) dei lavoratori in cambio però di una flessibilità del tutto simile a quella garantita dalle cooperative; il monte ore distribuito su sei mesi con l'azienda che ne potrebbe disporre liberamente, con giornate lavorative che possono variare dalle 4 alle 10 ore di lavoro con interruzioni che possono fa arrivare la presenza in magazzino fino a 13 ore. Tutto questo con la possibilità di accordare giornate lavorative anche più lunghe nei singoli impianti previo accordo con le organizzazioni sindacali firmatarie di questo accordo.
Anche per gli altri punti l'accordo TNT riflette l'accordo Fedit: nessuna maggiorazione per il sabato, riassunzione al livello più basso (6J) quando non in apprendistato, reperibilità fino a 7 giorni al mese per un'indennità di 30€, ROL ed ex-festività erogati in base alla produttività, riduzione del pagamento dei giorni di malattia... (si veda il testo dell'accordo).

In questo modo, uno dei punti centrali della piattaforma di lotta portata avanti dai lavoratori organizzati nei sindacati di base, l'assunzione diretta senza l'intermediazione delle cooperative, veniva apparentemente recepita ma in realtà rovesciata e scambiata con una flessibilità estrema.

Davanti a questa vera e propria controffensiva la risposta dei facchini non si fa attendere ed il 21 settembre, in una riunione nazionale in streaming, i delegati dei magazzini decidono lo sciopero nazionale del 16 ottobre ed approvano una piattaforma contrattuale che verte sul mantenimento delle condizioni contrattuali in caso di cambio appalto, l'automatismo degli scatti di livello, il pagamento delle maggiorazioni per lo straordinario ed il lavoro notturno, l'estensione del buono pasto a 5,29€ per tutti i magazzini, il pagamento pieno degli istituti contrattuali.

Per costringere i grandi nomi della logistica alla trattativa, il S.I. Cobas e l'Adl indicono gli scioperi nazionali con picchetti di tutto il settore il 16 ottobre e del 12 dicembre. I due scioperi, il secondo lo stesso giorno dello sciopero generale contro il Jobs Act di Cgil e Uil, sono fatti anche per manifestare l'opposizione al governo Renzi e alla riforma del lavoro e sono un'occasione per stringere legami più forti anche con altre lotte, come quella per il diritto alla casa, e con altre categorie di lavoratori (vedi la diretta dello sciopero del 16 ottobre sul nostro sito).

Ma come al solito i padroni prendono tempo; per imprimere una svolta alle trattative ci vuole lo sciopero improvviso alla GLS del 19 dicembre, dopo l'ennesima risposta insoddisfacente. Da mezzanotte alle 6.00 (fine turno) vengono bloccati i centri di smistamento di Roma, Bologna, Piacenza, Verona e Padova. Per il sindacato di base è una prova di forza che mostra la convinzione di questi lavoratori, che avevano già raggiunto nelle singole aziende le rivendicazioni fatte a livello nazionale. La GLS accetta subito il nuovo accordo che prevede il mantenimento del posto di lavoro e delle condizioni retributive e contrattuali in caso di cambio appalto e migliora l'accordo Fedit in termini di pagamento della malattia, di ticket restaurant e di passaggi di livello. Anche le altre grosse imprese del comparto sono ormai indotte a trattare, ed il 2 febbraio è firmato anche il preaccordo con SDA, TNT e BRT, oltre a GLS.

Questi i punti che devono essere regolati da specifici accordi con le imprese appaltatrici:

  • In caso di cambio appalto l'impresa subentrante deve assumere i lavoratori della gestione uscente a parità di condizioni, mantenendo l'anzianità di magazzino.
  • Lo scatto al 5° livello contrattuale deve avvenire entro 18 mesi dall'assunzione per entrambi i livelli 6° J e 6°. Per chi ha già maturato i 18 mesi al 31 gennaio 2015 lo scatto deve avvenire entro il 1 giugno, per tutti gli altri entro il 1 novembre. Dopo sei anni di anzianità si passa invece al 4° livello. Ai fini del calcolo dell’anzianità di magazzino si terrà conto anche di eventuali periodi di lavoro svolto presso altri appalti delle stesso datore di lavoro, purché nel medesimo settore merceologico.
  • Entro marzo 2015 vanno fatti specifici accordi aziendali per definire modalità e tempi per la corresponsione del 100% degli istituti contrattuali.
  • Buono pasto a 5,29€ al giorno entro marzo, dove già c'è, dove non c'è suo inserimento progressivo.
  • Quattro eventi di malattia all'anno (massimo 7 giorni ciascuno) pagati al 100% dal primo giorno.
  • Deve essere definito entro marzo 2015 il trattamento economico degli infortuni.
  • Entro giugno 2015 deve essere aperto un tavolo sull'individuazione delle malattie invalidanti, per fornire coperture economiche ai lavoratori che ne vengono colpiti.

Gli ultimi due punti “applicazione vincolata ad obiettivi di produttività” e “procedura per la risoluzione delle controversie”, possono sembrare a prima vista un limite all'applicazione dell'accordo il primo e un limite alla possibilità di scioperi improvvisi l'altro. In realtà, come ci hanno detto i compagni del Si Cobas e dell'Adl con cui abbiamo parlato, si tratta di punti formali che già erano stati inseriti in precedenti accordi e che, per la loro genericità - ad esempio non stabiliscono quali sono gli obiettivi di produttività - non rappresentano un ostacolo alla lotta dei facchini.

Il 20 febbraio sono arrivati gli accordi aziendali con Tnt e Bartolini, nel loro comunicato Si Cobas e Adl spiegano bene la portata storica del risultato raggiunto:

Si tratta di un evento politico del tutto nuovo nello scenario del “sindacalismo di base”, in quanto non era mai successo che le grandi aziende, alcune delle quali anche multinazionali, fossero costrette dalla pressione delle lotte a sedersi attorno ad un tavolo con organizzazioni sindacali di base, per condividere un accordo che definisce le linee guida attorno alle quali i vari fornitori che sono in appalto a livello nazionale devono adeguarsi. Fino ad ora esistevano accordi di natura nazionale sottoscritti solo con CGIL CISL e UIL e, come nel caso degli accordi firmati lo scorso anno con Fedit e TNT da parte di CGIL CISL e UIL, l'accordo da noi sottoscritto mette "fuori corso" il maldestro tentativo di porre rimedio alle nostre iniziative cercando un recupero in estremis a favore dei sindacati concertativi, in cambio di un presunto superamento della figura del socio lavoratore che peggiorava, pero', le condizioni retributive dei lavoratori.

Automatismo degli scatti di livello, mantenimento delle condizioni contrattuali in caso di cambio appalto, superamento delle condizioni di socio lavoratore verso l'assunzione diretta... sono conquiste che parlano a tutti i lavoratori, specialmente a quelli delle cooperative presenti in massa anche nei servizi pubblici esternalizzati.
A pochi anni dall'inizio delle lotte ( se ne ha notizia a partire dal 2008), i facchini della logistica sono arrivati a ridiscutere le condizioni della categoria a livello nazionale e a far saltare l'accordo vergognoso firmato da Cgil-Cisl-Uil lo scorso febbraio, nonostante siano trascorsi soltanto due anni dal primo sciopero generale del 22 marzo 2013.
La lotta continua, ma è proprio il caso di festeggiare.

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