[Roma] Sistema di accoglienza: la verità su come funziona

lavoratori accoglienza Roma

Ripubblichiamo una breve scheda che riassume il funzionamento del sistema dell'accoglienza qui da noi, scritta direttamente dai lavoratori e le lavoratrici dell’accoglienza di Roma che da quasi un anno si sono organizzati in un'Assemblea dei Lavorator* dell’Accoglienza o ALA per discutere dei loro problemi e di quelli di un settore salito alla ribalta sopratutto dopo gli scandali di Mafia Capitale... e trovare una soluzione insieme!

Il sistema dell’accoglienza in Italia, e nella città di Roma in particolare, è estremamente complesso e in continua trasformazione: nuovi centri di accoglienza aprono mentre altri ne chiudono con grande rapidità, e senza che ci siano mappature complete a trasparenti di ciò che avviene.
Il dato rimasto immutato è che l’attuale sistema dell’accoglienza per richiedenti asilo, rifugiati e migranti è vincolato ad una logica di profitto che si ripercuote su migranti e operatori, entrambi privati dei loro diritti.

  • La gestione dell’accoglienza, soprattutto a Roma, si fonda su grandi centri che ospitano ingenti numeri di migranti senza che vi sia un congruo rapporto con il numero degli operatori in servizio. Questo per via di una mancata chiarezza nei bandi emanati dalle istituzioni preposte (Ministero dell’interno, Prefettura e Comune) che basano le gare sul criterio dell’offerta al massimo ribasso e non stabiliscono criteri precisi da rispettare, e per la gestione dissennata delle cooperative che cercano di massimizzare i loro profitti ammassando le persone in spazi insufficienti, insalubri, in strutture fatiscenti. Tali mega centri sono collocati per lo più nel quadrante est della città e in ogni caso in periferia, in luoghi già di per sé disagiati che soffrono un abbandono istituzionale di lunga data, carenza di servizi e di trasporti. La scarsità dei controlli istituzionali (o la loro inefficacia) fa si che a volte i servizi forniti non rispettino gli standard stabiliti dalle linee guida, sia per le esigenze materiali che per quelle legali, psicologiche, di inclusione sociale e culturale, lasciando tutto il lavoro nelle mani degli operatori, troppo pochi e spesso impossibilitati a svolgere in maniera adeguata il proprio lavoro.

  • Ad oggi, nonostante l’inchiesta Mafia Capitale, le condizioni di lavoro degli operatori sociali sono disastrose. Si rilevano in particolare: mancato rispetto dei contratti da parte delle cooperative; contratti spesso illegittimi rispetto al tipo di lavoro svolto; inquadramento in un livello diverso da quello che dovrebbe essere il proprio: sia inferiore (un laureato inquadrato come b1) sia superiore rispetto alle mansioni svolte (c1 che fanno le pulizie); insufficienza o assenza di tutele sanitarie adeguate, considerando che è un lavoro ad alto rischio batteriologico e psicologicamente molto delicato.

  • A ciò si aggiunge l’incongruo rapporto numerico ospiti – operatori e situazioni croniche di sotto-organico, perché le cooperative giocano al ribasso e non assumono tutte le figure necessarie. La figura professionale di operatore dell’accoglienza (o per l’integrazione), pur prevista nelle linee guide del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), è assente da ogni albo e CCNL, il che permette di inquadrare i lavoratori sotto profili molto lontani da quello che dovrebbero ricoprire.

  • Lo sfruttamento del lavoro è indissolubilmente legato alle condizioni di vita degli ospiti dei centri, la cui situazione psicologica e il cui malessere sono creati spesso da questo tipo di sistema e influenzano il lavoro degli operatori, i quali a loro volta, a causa delle condizioni pessime di lavoro, sono impossibilitati a promuovere e supportare l'autonomia di chi accolgono: si crea un circolo vizioso dal quale è molto difficile uscire.

  • Il problema fondamentale è l’esternalizzazione di questi servizi pubblici a enti del privato sociale che da anni hanno reso la gestione dell’immigrazione e dell’accoglienza il loro privato e redditizio business, con il beneplacito delle istituzioni. Appalti per affidamento diretto, turbative d’asta, tangenti milionarie sono solo alcune delle pratiche con cui i due grandi colossi dell’accoglienza a oggi indagati si sono spartiti il mercato in un sistema di oligopolio, costringendo tutte le altre realtà più piccole ad adattarsi alle loro regole. Dopo l’inizio della famigerata inchiesta Mafia Capitale, inoltre, i consorzi incriminati continuano spesso a partecipare e vincere nuovi bandi cambiando semplicemente il proprio nome: basta essere in regola con il modello DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) ed il gioco è fatto, poco importa se i lavoratori non sono pagati da mesi e se i centri sono infestati dalle blatte.
    Un’enorme quantità di soldi pubblici, quindi, è intascata dalle cooperative, mentre si continua ad alimentare il falso mito secondo il quale ai rifugiati sono fornite grandi somme di denaro, mentre i cittadini italiani indigenti non ricevono aiuti.

  • Le istituzioni, in quanto “stazioni appaltanti” dovrebbero farsi carico delle condizioni di lavoro degli operatori dei centri rendendo il rispetto dei loro diritti un criterio per l’accesso ai bandi, a oggi basati sul criterio del massimo ribasso. Come altri lavoratori, anche gli operatori sociali dell’accoglienza oggi chiedono a gran voce l’inserimento della clausola di salvaguardia sociale nei bandi e che le istituzioni si facciano carico del rispetto dei loro diritti, convinti che, fino a quando il servizio resterà esternalizzato e fonte di profitto, nulla potrà cambiare.

Lavoratori e lavoratrici dell'accoglienza - ALA

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