[Roma] Salario accessorio, che sta succedendo?

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Tanti giornali stanno parlando del fatto che le forze politiche nazionali non riescano a sbloccare i fondi del salario accessorio dei dipendenti del comune di Roma e che la Capitale rischia di venire paralizzata dalle proteste dei dipendenti comunali proprio mentre corre l'anno del Giubileo. Non fa male provare allora a ricapitolare un attimo la situazione: 

1 - la contrattazione nazionale dei dipendenti pubblici di tutta Italia è bloccata dal 2008. Questo vuol dire nessun aumento salariale o adeguamento rispetto all'inflazione, una situazione dichiarata incostituzionale da una recente sentenza della consulta. Una sentenza che NON ha obbligato il Governo a dare indietro i soldi solo perché altrimenti si sarebbe violato il pareggio di Bilancio, anch'esso ormai in Costituzione, con buona pace di tutti quei lavoratori pubblici che hanno dovuto fare sacrifici negli ultimi anni
2 - è anche per questo, oltre che per il fatto che stipendi (ben) più che dignitosi erano appannaggio solo di quadri e dirigenti, che il salario di tanti dipendenti degli enti locali si è fatto sempre più "accessorio": per recuperare quello dovrebbe spettare di diritto e che il salario primario non garantiva più, a Roma la contrattazione secondaria distribuiva premi di produzione “a piogga”, secondo le accuse del Ministero dell’Economia e Finanze;
3 - lo stesso MEF interveniva con la sua relazione del 2014 dichiarando illegittimo tutto questo e pretendendo quindi ulteriori tagli agli stipendi, nella forma dell’aggancio della parte variabile a fumosi criteri di “produttività” (ben difficili da applicare in un settore come il pubblico impiego) e che dietro le chiacchiere sulla meritocrazia nasconde solo la competizione al ribasso per quello che dovrebbe spettare di diritto. Tutto questo tacendo del fatto che negli ultimi anni la spesa per il personale capitolino era stata tagliata di più di 100 mln € mantenendo gli stessi servizi;
4 - benché la relazione mostrasse anche la clamorosa sproporzione degli stipendi dei dirigenti rispetto a quelli dell’impiegato medio, la giunta Marino si getta a capofitto per rimediare agli “scandalosi” criteri di distribuzione del salario accessorio e li cambia unilateralmente, in un modo che in realtà avrebbe portato solo a un pesante taglio di stipendi già al limite del dignitoso (il salario accessorio conta fino al 30% di stipendi poco superiori ai mille euro) e ad uno strapotere sempre più dispotico dei dirigenti. Dopo una serie di battaglie più simobliche che reali i sindacati confederali riescono ad ottenere un nuovo piano che cambia alcune virgole di quello originario, ma a Marzo i lavoratori, che a migliaia erano scesi in piazza, capiscono la fregatura e lo bocciano con sonoro NO al referendum!
5 - la giunta Marino prova a fare orecchie da mercante e interpretare l’esito referendario come un ritorno all’atto unilaterale varato precedentemente(!!) ma il piano naufraga perché il MEF si pronuncia nuovamente, dichiarando illegittimi anche questi criteri! Le trattative proseguono con l’arrivo del super-prefetto Tronca, chiamato per sistemare la situazione del Campidoglio in vista del Giubileo dopo le dimissioni pretestuose e forzate di uno dei sindaci più vili che possiamo ricordare in vista del Giubileo. Proprio per far fronte all’anno santo il Governo prova a chiudere il prima possibile la trattativa con i dipendenti capitolini e pur di fare questo sembra disposto addirittura ad aumentare la quota fissa del salario accessorio, adeguandola a quella che viene elargita in altre città d’Italia e ammettendo di fatto che la vera “anomalia” (secondo le parole dello stesso vicesindaco Causi) fosse proprio quanto poco spettasse di diritto ai lavoratori capitolini. Ma per farlo bisogna ridefinire il fondo per il salario accessorio secondo questi nuovi criteri e questa scelta deve passare per il Governo... a fine Dicembre la cosa sembra riuscire grazie a degli appositi emendamenti della legge di stabilita... che però inaspettatamente vengono ritirati!
6 - il resto è cronaca di questi giorni: la situazione si infiamma, i sindacati confederali minacciano lo sciopero generale per fine Gennaio, si provano a cercare altre soluzioni di ripiego (come un emendamento al decreto mille proroghe) prima che arrivino buste paga con il 30% in meno dello stipendio. Ma il Governo se ne continua a fregare, il prefetto smania per trovare una soluzione e i sindacati sbraitano grandi proclami mentre non convocano neanche un’assemblea tra i lavoratori… insomma un teatrino già visto che rischia di trasformare la tragedia in farsa.

In tutto questo, che fare? Innanzitutto non farsi fregare dai tecnicismi e puntare sul problema politico: questi salari non sono accettabili, queste condizioni di lavoro nemmeno. La retorica dei dipendenti pubblici fannulloni non serve a migliorare il servizio, serve a tagliarlo, serve a costringere altri lavoratori a fare sacrifici, così come sta accadendo in tanti altri settori del Paese. Per questo chi lavora deve avere la dignità che gli spetta: quello che ci “meritiamo” è quello che si meritano le persone che faticano e il senso di responsabilità non lo si costruisce con la minaccia permanente di non avere quanto necessitiamo noi e le nostre famiglie. Così si producono solo nuovi servi e nuove clientele!
Per questo non ci dobbiamo far fregare da distinzioni artificiose: il salario non è “accessorio”, e i sindacati che non hanno fatto niente per imporre questo principio, pensando piuttosto di ricavarsi un ruolo nella contrattazione locale hanno fatto il gioco della controparte, che adesso presenta il conto. Così come fanno il suo gioco quando non difendono i CCNL dei settori privati, consegnando migliaia di lavoratori al rancore nei confronti di chi ha ancora garantito qualche diritto, confuso per “privilegio”.
Sta a noi unire ciò che la controparte divide: la crisi della finanze comunali di Roma non è un problema locale o una questione antropologica, è il frutto di una crisi del debito che ha una portata nazionale ed internazionale, che riguarda tante altre città come Torino, Milano o Firenze, ancor più indebitate della Capitale. Così come il problema del salario accessorio, che riguarda anche i propri colleghi vicini delle municipalizzate romane, ATAC e AMA in primis. E lo è anche anche il piano di dimissioni e privatizzazioni previsto dal Documento Unitario di Programmazione redatto da Tronca.

Governo e padroni hanno dimostrato quale sia la lingua che parlano: sono dovuti venire incontro almeno in parte alle esigenze dei lavoratori della Roma TPL quando questi hanno scioperato senza alcun compromesso; sono dovuti scendere a patti con le precarie degli asili nido quando queste hanno dimostrato di saper lottare davvero; convocano immediatamente tavoli con i vigili urbani perché sanno i problemi che potrebbero causargli. Parlano la lingua dei rapporti di forza. Una forza che potrebbe essere tranquillamente dalla parte dei dipendenti capitolini, a patto che sappiano far capire le proprie ragioni nonostante la propaganda che gli viene mossa contro, che si sappiano unire ai propri che colleghi delle altre aziende comunali e che in primis si muovano uniti senza badare troppo ai teatrini fallimentari di sindacati che non hanno più voglia di cambiare le cose.
Questa lotta può segnare uno spartiacque nelle condizioni di lavoro dei dipendenti degli enti locali e dei dipendenti pubblici generali ed è un tassello della grande battaglie per condizioni di lavoro dignitose per tutti. Sostenerli è quindi interesse di tutti noi!

Rete Camere Popolari del Lavoro