Lavoratori e lavoratrici Romani... possiamo crederci!

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Mercoledì 27 Febbraio doveva essere un giorno di sciopero. I dipendenti comunali di Roma hanno infatti rischiato di non ricevere quasi un terzo del proprio salario questo mese. Questo perché si profilava il rischio che gli ispettori del Ministero delle Finanze potessero bocciare il modo in cui viene erogato il salario accessorio, motivo per cui il fondo dedicato era stato congelato. In pratica anche i tagli della giunta Marino, quegli stessi tagli imposti dai lavoratori che ne avevano rifiutato la sostanza in un referendum, rischiava di essere ritenuti troppo permissivi nei confronti dei dipendenti. Alla fine questo non è accaduto, in virtù di un intervento in extremis del prefetto Tronca che dovrebbe aver risolto momentaneamente la situazione. Tanto è bastato a CGIL, CISL e UIL per sospendere lo sciopero!

Questa prima piccolissima battaglia vinta, che semplicemente ristabilisce la situazione precedente ed evita uno scandalo, è bastata infatti a plaudire al “tecnico che mette fine alle incompetenze della politica”. Come se questo fosse il motivo per cui la situazione non è degenerata, e non piuttosto i quasi due anni di mobilitazioni che stanno a ricordare che i lavoratori comunali non chinano la testa. E' bastato questo per rinunciare a una lotta che dovrebbe essere appena iniziata, visto che i criteri di elargizione del salario accessorio devono ancora essere contrattati. Ma d'altronde i sindacati confederali avevano già dimostrato quanto a cuore avessero gli interessi dei lavoratori continuando a proporre dei criteri che i dipendenti avevano bocciato col referendum.

Per questo è stato importante il piccolo ma combattivo presidio sotto Montecitorio chiamato dai sindacati di base USB, Asbel, Cobas e USI, confermando quindi il giorno di lotta. Innanzitutto perché questa è appunto una “Vittoria di Pirro”, come la definisce il volantino dell'Asbel, che sottolinea anche che: “i giornali hanno definito "una svolta per i salari dei dipendenti capitolini" l'incontro fra il Commissario Tronca e i sindacati trattanti. Nella realtà la svolta c'è stata con l'entrata in vigore l'1/1/2015 del contratto unilaterale che ha tolto a ogni dipendente fra i 100 e i 300 euro al mese”. E parliamo di salari di 1200-1300 euro al mese. Per cui adesso è ancora tutto da fare per ottenere un contratto dignitoso che rispetti la volontà dei lavoratori. I sindacati di base hanno scritto una piattaforma contrattuale che forse andrà rivista dati i recenti sviluppi, ma che comunque già sta girando tra lavoratori e cittadini e che si può leggere e sottoscrivere qui: Petizione sui requisiti fondamentali per la sottoscrizione del nuovo CCDI di Roma Capitale.

Ma questo non è l'unico fronte: in continuità con l'amministrazione Marino, già all'epoca fedele esecutrice del Governo e il suo “piano di rientro”, il commissario Tronca ha varato un piano di privatizzazioni e dismissione dei servizi pubblici, il famigerato Documento Unico di Programmazione. Il motivo è sempre lo stesso, i tagli agli enti locali fatti per mettere in sesto le finanze nazionali per essere in linea con le richieste europee e dei mercati finanziari. Una situazione che di fatto blinda la politica romana e che rende ben poco significativi gli esiti delle prossime elezioni, tanto il programma è già scritto.

Quindi tagli al salario per i dipendenti diretti del comune di Roma, possibili licenziamenti per quelli delle municipalizzate e generale dismissione dei servizi pubblici. Questo in un contesto generale di criminalizzazione dei dipendenti pubblici, dati in pasto ai loro colleghi del privato che perdono sempre più garanzie e finiscono per odiare quelli che hanno ancora dei diritti. Il capolavoro dei padroni e del loro governo, che ne guadagna in propaganda e non tocca i veri fannulloni, tutti quelli che fanno profitti sul lavoro altrui. Gonfiando ad arte dati sul presunto assenteismo e sul costo dei lavoratori, smentiti negli stessi documenti ufficiali. Infatti nel DUP viene espressamente detto che l'organico del Comune di Roma è composto di 24.000 dipendenti, ma che per mandare avanti i servizi ne servirebbero 31.000!

Il gioco è chiaro: i lavoratori vengono esasperati e privati di sempre più diritti e i mezzi si fanno sempre più inadeguati e fatiscenti. Il servizio pubblico in queste condizioni non può funzionare e attira sempre più l'ostilità dell'opinione pubblica a cui poi vengono date in pasto delle soluzioni che in realtà sono solo punizioni. Infatti, mentre si taglia il salario degli impiegati, aumentano i premi di produttività dei dirigenti che si fondano proprio sul lavoro di questi ultimi, dirigenti che diventano sempre più dei cani da guardia e dei distributori di favori e punizioni. Le soluzioni non funzionano e questo diventa un motivo per tagliare ulteriormente.
E attenzione, questa situazione non riguarda mica soltanto Roma: come scrivevamo, il ricatto del debito è lo stesso che pende su tutti i lavoratori pubblici italiani, così come su tutti i cittadini che si ritrovano con sempre meno servizi sociali. E' lo stesso che pende su grandi città come Milano, Torino, Venezia, Firenze, Napoli... tutte con un debito pro capite paragonabile o anche più alto di quello romano.

La battaglia quindi è dura, molto dura, questo non possiamo negarlo. Ma è anche molto generale e riguarda tantissimi altri lavoratori e lavoratrici nelle stesse condizioni, riguarda il diritto ai servizi pubblici di migliaia e migliaia di cittadini.
Se anche quindi abbiamo contro di noi Governo, amministrazione, sindacati concertativi, giornali e tanta opinione pubblica rancorosa e alimentata ad arte non dobbiamo rassegnarci e dobbiamo credere nella forza delle nostre ragioni. Perché siamo nel giusto e la verità prima o poi si impone. Proprio il 27 i lavoratori di uno dei canili pubblici ottenevano una piccola parziale vittoria, rimandando di qualche mese il licenziamento che li minacciava. A settembre la dura lotta delle maestre degli asili nido era quasi riuscite a respingere la minaccia di licenziamento di migliaia di precarie, prima che la fine della giunta Marino sconvolgesse ancora una volta le carte. Qualche mese fa la lotta degli autisti della Roma TPL, azienda privata che ha in appalto alcune linee del trasporto pubblico, ha permesse ai lavoratori di avere gli stipendi arretrati e svelare tutte le truffe portate avanti da un'azienda che offre un servizio pessimo.

In tutti questi casi la forza dei lavoratori è stata la tenacia, l'autorganizzazione dentro e fuori il sindacato e il coraggio. Non avere mai demorso, fiduciosi delle proprie ragioni, ha permesso di trovare alleati inaspettati anche in chi soffriva per primo i disagi dovuti alle proteste, come nel caso del trasporto pubblico. Perché un istinto di classe esiste ancora e nessuno rimane indifferente di fronte a chi rischia il licenziamento o a cui non viene pagato lo stipendio.
Ora che la politica si fa sempre più blindata non dobbiamo aspettarci niente da politicanti fasulli che non hanno niente da offrire. Ora che i sindacati confederali si sono smascherati, non dobbiamo cedere alle loro strategie perdenti e ai loro compromessi al ribasso. Dobbiamo invece far nostro questo coraggio e avere fiducia che la lotta ci porterà alleati inaspettati e svelerà le nostre ragioni. La battaglia è difficile e non i risultati immediati saranno forse pochi, ma possiamo essere da esempio per tutti quelli che nelle nostre stesse condizioni potranno un giorno darci una mano. Per questo solo i lavoratori salveranno Roma (e non solo). Possiamo e dobbiamo crederci!

Rete Camere Popolari del Lavoro