Almaviva – Le pagelle della partita che si è giocata al Mise.

b_300_0_16777215_00_images_01_documenti_articoli_2016_05_26_AlmavivaMise.jpg

La partita è stata brutta ed è finita con un nulla di fatto.
Però è durata tantissimo, troppo, i lavoratori sono tornati a casa stanchi e non si vedono ancora spiragli per una conclusione positiva di questa vertenza. Tutto male? Così sembra, ma andiamo a vedere meglio cosa è successo ieri a Roma.

Come Camera Popolare del Lavoro di Napoli abbiamo fatto questa ennesima “trasferta” al fianco dei lavoratori del call-center Almaviva che oramai da più di due mesi lottano incessantemente e quotidianamente contro i 3000 licenziamenti annunciati dall'azienda di padron Tripi e contro ogni ipotesi di accordo al massimo ribasso.

 

Questa volta siamo stati circa 10 ore (!!!) sotto la sede del Mise nella capitale mentre all'interno si svolgeva l'incontro-fiume tra il viceministro Bellanova, le organizzazioni sindacali e l'azienda.
Mentre le ore passate dentro il palazzo hanno portato ad un nulla di fatto, sotto al Ministero per lo Sviluppo Economico sono successe tante cose.
Per cercare di raccontarle nella maniera più completa a chi non c'era continueremo ad utilizzare la metafora calcistica e ad iniziare ad attribuire ad ognuno dei partecipanti alla partita i propri meriti e le proprie responsabilità.

Se è vero che su facebook non se ne trova uno che non urli “Siamo tutti Almaviva” è bene capire ognuno per quale squadra gioca e se davvero si sta mettendo l'anima in questa battaglia!
Se essere Almaviva è riconoscersi tra lavoratori, come lavoratori; se è capire come respingere al mittente le proposte che vengono da azienda e Governo è un conto. Se invece essere Almaviva vuol dire pensare con la testa dell'azienda (e sulla testa dei lavoratori), beh, in questo caso è bene cominciare a “dividere il grano dal loglio”.

Il nostro punto di vista è quello di chi, in maniera assolutamente disinteressata e sincera, senza nessun interesse personale o di visibilità, ha deciso di mettercela tutta per stare al fianco dei lavoratori Almaviva e, in particolare, al fianco di quei lavoratori che, in maniera più coerente e senza nessun compromesso, stanno portando avanti senza sosta la loro battaglia!

Ma vediamo come è andata:

Il viceministro dello sviluppo economico Teresa Bellanova. Voto: 2!
Due, come gli incontri al Mise in cui ha ripetuto sempre le stesse cose, come se nel frattempo non fosse successo nulla in queste ultime settimane. Ci vuole davvero una bella faccia tosta, infatti, a convocare questo tavolo al Mise (dopo che la proposta d'accordo uscita da quelle stanze più di 20 giorni fa è stata rifiuta in maniera così compatta dai lavoratori di tutte le sedi Almaviva) e a presentarsi allo stesso tavolo, in quelle stesse stanze, senza uno straccio di soluzione alternativa.
Da parte del ministro, infatti, vengono ripetute le solite promesse sulla necessità di “interventi strutturali” nel settore (discorso che è diventato così condiviso da tutte le parti in gioco che è oramai come dire “non ci sono più le mezze stagioni”) e si pretende di far uscire la proposta di proroga dell'ammortizzatore sociale, i famosi contratti di solidarietà a 6 mesi, senza parlare invece dell'equità delle percentuali di CdS, fingendo che sia una novità o ignorando che tale ipotesi, così formulata, è stata già rigettata con il 90% dei NO!
La Bellanova si limita a fare l'elenco di tutti i possibili ammortizzatori sociali che potrebbero essere utilizzati dopo i 6 mesi, parlando però di cose che praticamente tutti già sanno. Inoltre, tale susseguirsi di aiutini da parte del Governo farebbe senz'altro felice Tripi ma questo vorrebbe dire, per i lavoratori, la riapertura della procedura di mobilità scadenzalmente, a distanza ogni volta di pochi mesi, e magari essere costretti a tornare al Mise a protestare, rischiare di subire un taglio delle condizioni lavorative o di quelle salariali, eccetera, eccetera... “aaaaho! Ma che davero!” Come hanno più volte ripetuto i colleghi di Roma!
Faccia tosta!

L'azienda Almaviva. Voto: 0!
Zero come i passi che hanno voluto fare verso le posizioni dei lavoratori. L'azienda è ferma sulle sue posizioni. Tripi, da bravo imprenditore, vuole tutto e subito: tanti soldi dallo Stato (in fondo è stato abituato bene fin dalla nascita del suo impero economico) e nuove possibilità di profitti grazie alla fatica dei lavoratori che magari potrebbero esser resi un po' più flessibili.
E zero anche come la tolleranza verso la protesta. I lavoratori si incazzano? E quale è il problema? Si fanno trovare le camionette della polizia sotto l'azienda, si inoltrano comunicati terrorizzanti dove si dice che tra i lavoratori c'è chi vuole rovinare il clima di armonia nell'azienda e mettere in pericolo i lavoratori (come se invece rimanere senza lavoro non fosse un pericolo e fosse invece una bella opportunità che magari rende tutti più felici e sereni), si intensificano i controlli all'ingresso, si chiedono i documenti d'identità e si limita il tempo che i lavoratori possono passare in azienda senza essere “in cuffia”.
Chi ha messo in piedi tutte queste belle misure di sicurezza? Un'azienda che licenzia 3000 persone e vuole pure passare per la vittima della situazione!
Vergogna zero!

I sindacati. Voto: s.v.
Senza voto. E che vi dobbiamo dire di più? A volte fanno cadere le braccia dei lavoratori; quasi sempre li costringono ad alzare la voce. Ieri scoprono l'acqua calda in merito a tante cose: che l'azienda non si sarebbe mossa di un passo, che il Governo non si sarebbe mosso di un passo, che non è cambiato nulla, ecc...
Si continua a fare “i leoni da megafono o da comunicato” dicendo che si sarebbero dovute fare azioni più incisive e di rottura ma che non si sono fatte per non sprecare tutte le cartucce prima. Prima di cosa? Di sentirsi così “l'acqua alla gola” da essere travolti dalla rassegnazione? O magari prima che lo sconforto per la mancanza di mobilitazione abbia investito i lavoratori dopo una serie di scioperi e sciopericchi che hanno fatto perdere soldi in busta paga senza fare danni all'azienda (questo, affermato da alcune Rsu, non è molto “coinvolgente” per un lavoratore che deve essere “spinto” alla lotta, lo diciamo come consiglio, eh!)?
Non si è stati nemmeno capaci di coordinare le proteste tra le varie sedi quando, da parte di organizzazioni nazionali come lo è il sindacato, sarebbe stato facile. Invece si è chiamato sciopero come si timbra il cartellino, per dovere più che facendo lo sforzo di invogliare, informare e coinvolgere i lavoratori a partecipare.
Questo non giustifica certo chi resta a casa “con il culo parato” o magari chi ha perso la voglia di protestare, ma di certo scioperi e sciopericchi fatti in quel modo avrebbero fatto passare la determinazione pure a Che Guevara!
Che altro giudizio potremmo dare ad un sindacato che di fatto non ha svolto i compiti, non nemmeno portato avanti uno studio che contestasse l’esistenza degli esuberi?
Adesso si promette di “pompare” la protesta per il corteo del 27 a Roma ma in realtà si è già persa l'occasione di recuperare qualche punticino di stima da parte dei lavoratori. Se solo si fosse tenuto botta, se solo si fosse data qualche indicazione di mobilitazione più incisiva, se solo si fosse preteso di sapere la data dell'ulteriore convocazione del tavolo del Mise prima di tornare a casa, se solo si fossero proclamate da subito assemblee sindacali per far esprimere i lavoratori e spiegare che si è andati a fare a Roma, e mille altre cose che non dovrebbero essere i lavoratori a consigliare (urlando!) tutte le volte... si potevano fare tante cose, in fondo sono pagati per questo!
Ma oltre al merito c'è anche il metodo.
Se si scende in mezzo alla rabbia di chi si è fatto chilometri per essere là sotto solo per consigliargli di tornarsene a casa (che sennò si perdono i pullman!), nel pieno svolgimento dell'incontro, qualche dubbio sulla volontà di dare protagonismo ai lavoratori e sull'effettiva utilità del tavolo al Mise ti viene. E se poi i sindacalisti di Palermo abbandonano il tavolo prima della fine perché stavano per perdere l'aereo per tornare a casa (c'è chi ha perso il pullman senza fare tutte 'ste storie, c'è chi sta perdendo pure il lavoro, pensa un po'!) magari un po' ti incazzi pure!
Ignavi.

I lavoratori di Almaviva. Voto: 7!
Senza voler essere retorici (ma un po' sì) sono stati l'unica cosa bella di questa giornata a Roma. Si è cantato tanto, dall'inizio alla fine, anche quando i numeri erano oramai esigui e l'incontro si stava rivelando già un buco nell'acqua. Si è cantato sotto al Mise, per strada e persino nella metropolitana!
I sindacalisti sono stati incalzati colpo su colpo, frase su frase, parola su parola, e anche quando l'esasperazione dei lavoratori è arrivata al massimo erano gli stessi colleghi a dare forza agli altri.
I momenti di solidarietà e di fratellanza tra gli operatori di Roma e di Napoli sono stati spettacolari, concreti e forti. Quando i sindacalisti hanno invitato i lavoratori napoletani a tornarsene al calduccio nelle proprie case, sono stati i lavoratori di Roma a sostenere la decisione del gruppo più combattivo dei napoletani di rimanere, a insistere perché rimanessero, ad adoperarsi per trovare un pullman che li riportasse a casa e a pagare, con la raccolta fondi fatta nei giorni precedenti tra gli stessi colleghi, i biglietti per tutti i lavoratori!!!
Momenti belli ed emozionanti! Che se li voleva fare il sindacato ci metteva 2 minuti: in fondo si organizza il concertone del primo maggio. Chiamare un pullman in extremis per i lavoratori si poteva pure fare!
Infine, sono state consegnate anche le firme raccolte in questi giorni nelle sedi di Roma e Napoli per pretendere un'ulteriore consultazione a qualsiasi ipotesi di accordo che venga dalle parti e dal Mise.
Unica nota negativa rimane purtroppo quella della partecipazione. Se i lavoratori di Almaviva Napoli, con tutte le difficoltà del caso, sono riusciti a mettere insieme ben tre pullman, che non sono certo tantissimi, per una data che però è stata quasi da subito accompagnata dal sottotitolo “sarà un appuntamento interlocutorio”, i lavoratori romani sono stati pochi e si spera che ciò dipenda solo dal fatto che si stanno investendo le forze per la prossima giornata di sciopero e mobilitazione nazionale di venerdì 27.
Instancabili.

Adesso, a 10 giorni dalla fine della procedura che rischia di lasciare in mezzo ad una strada 3000 persone sono tante le voci dei lavoratori che insistono per un rilancio della lotta. I tempi sono stretti ma non ci sono altre alternative per difendere il posto di lavoro e le condizioni di lavoro.
Che sia lo sciopero ad oltranza, l'assemblea permanente o le assemblee di lavoratori adesso nessuno ha più scuse: spariamoci “tutte le cartucce” che il tempo è pochissimo!
Non c'è più nulla da aspettare!
Ognuno faccia il suo ruolo!
Tripi il suo (maledettisimo) ruolo lo sta portando avanti.
Ora tocca a noi! Iniziamo dal 27: TUTTI A ROMA!

Rete Camere Popolari del Lavoro