[Napoli] Mannaggia a Caio e a Del Fante! Ovvero sullo sciopero dei lavoratori di Soluzioni Posta

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Uno degli istinti più forti nell'uomo quando qualcosa non va è quello di cercare qualcuno con cui prendersela. È normale e sano. Bisogna solo stare attenti a non prendere delle cantonate e a ben indirizzare i propri “mannaggia”.
Ad esempio bisogna stare attenti a non prendersela con gli autisti se i pullman non passano quando le colpe sono invece di chi taglia le corse, oppure di chi, attaccando diritti e salario, li costringe a reagire con uno sciopero; ad esempio bisogna stare attenti a non prendersela con l'immigrato che ci “ruberebbe il lavoro” (che significa poi?) per pochi spiccioli, ma magari con il datore di lavoro che pur di pagare quei pochi spicci cerca di assumere chi non è in condizione di rifiutarli .
In questo articolo vogliamo sviscerare un altro di questi esempi e dare una mano a meglio indirizzare le nostre imprecazioni nel caso di una questione particolare.
Mannaggia sì, ma mannaggia a.... a chi?

Se abitate a Napoli ed in questo ultimo periodo avete notato un eccessivo ritardo nella consegna della posta, se diverse volte vi viene lasciata una cartolina di avviso nella buca delle lettere il giorno in cui voi a casa siete sicuri di esserci stati, se la bolletta della luce vi sta arrivando con un mostruoso ritardo, se il pacco che avevate ordinato con Amazon non è arrivato il giorno previsto ecc... dovete prendervela con il gruppetto di dirigenti e super-pagati a capo di Poste Italiane. Basta una veloce ricerca su internet per risalire ai loro nomi e cognomi.
Ad esempio, l’attuale amministratore delegato di Poste Italiane è Matteo Del Fante, che ha appena sostituito Francesco Caio.

La colpa è loro non solo in quanto massimi responsabili del servizio di corrispondenza di Poste Italiane, ma perché per loro, che la posta arrivi nelle nostre mani di abitanti di Napoli, è una cosa trascurabile rispetto ad aumentare i loro utili.
Da qualche giorno, infatti, davanti al centro di smistamento delle Poste a Corso Meridionale è in corso una protesta dei circa 70 lavoratori di Soluzioni Posta, una ditta privata che con la liberalizzazione del settore (e su questo punto le imprecazioni vanno indirizzate agli ultimi governi succedutisi) si occupa di consegnare la corrispondenza in alcune zone di Napoli.


Non è un'eccezione e come ha messo in luce l'inchiesta di Report, quella delle poste private è una vera e propria “giungla” (si parla di circa 2000 licenze in Italia, nessun altro paese europeo ne ha così tante) fatta di padroni e padroncini senza scrupoli, aziende piccole o grandi e consorzi opachi che si aggiudicano le commesse come al solito al massimo ribasso e a prezzi sempre più bassi. Come fanno?

Beh, come in tutti i settori si risparmia sui lavoratori e sulle loro condizioni di lavoro. Si tratta infatti di lavoratori molto spesso pagati a cottimo (anche se poi risultano essere pagati ad ora) spesso costretti ad effettuare le consegne utilizzando il loro motorino, non così raramente costretti a pagarsi di tasca propria la benzina senza ricevere nessun rimborso, con carichi di lavoro estenuanti, paghe bassissime e arrivando a lavorare anche 16 ore al giorno.
È in questo contesto che Soluzioni Posta perde l'appalto che si aggiudica una azienda di Genova, Gruppo Servizi Postali G.S.P. Srl, che dovrebbe subentrare ma che pretende di non riassorbire i lavoratori, o riassorbirne solo una parte proponendogli un contratto di soli sei mesi, senza nessuna garanzia di proroga e di passare a lavorare part-time a 4 ore (e non più a 8 come lavoravano fino ad ora) e di utilizzare per la consegna il proprio motorino.
I committenti sono contenti perché risparmiano. I lavoratori invece si ritrovano in mezzo ad una strada o con salari da fame. E le nostre lettere? Adesso ci arriviamo.

In questi giorni i lavoratori con il loro presidio stanno ritardando l'uscita dei portalettere di Poste e questo non è affatto una scelta bizzarra. La posta che portavano loro fino a qualche giorno fa e che gli permetteva di sfamare 70 famiglie,  è stata adesso smistata ai postini di Poste Italiane del centro di Corso Meridionale che si ritrovano letteralmente invasi di posta, con carichi di raccomandate e semplice corrispondenza che è letteralmente impossibile consegnare e che per lungo tempo rimarrà “parcheggiata” nei centri di smistamento in barba alle urla dei dirigenti che vorrebbero che si lavorasse il doppio, che ci si sfiancasse, che si facessero straordinari tutto per aiutare Poste Italiane e per aiutare Poste e Gruppo Servizi Postali G.S.P. Srl a infischiarsene della sorte dei lavoratori di Soluzioni Posta, facendoli finire in mezzo ad una strada senza che la città nemmeno se ne accorga.


Facendo due calcoli, la posta che prima portavano due persone, adesso si pretende che la porti solo un portalettere e a questo si aggiunge che il presidio dei lavoratori legittimante ingolfa e impedisce lo smistamento della “merce corrispondenza”, così come spesso i presidi della lotta dei facchini impediscono alle merci di uscire dai magazzini della logistica.


Da quando esiste il mondo, “sostituire” chi sciopera è un atto grave e contro lo stesso diritto di sciopero, ma da quando esiste il mondo aziende e dirigenti hanno provato in ogni modo a superarlo arruolando crumiri, spostando i flussi di merci o di chiamate (nel caso dei call-center, ad esempio) verso altri siti, chiamando ditte che dovevano tamponare l'emergenza.

Il presidio dei lavoratori di Soluzioni Posta denuncia tutto questo mentre cerca di difendere il loro posto di lavoro.
L'efficienza o meno del servizio di corrispondenza, anche in momenti nei quali non si hanno proteste, è determinata da questo contesto. Solo per fare qualche esempio, la tendenza dei dirigenti di Poste Italiane ad aumentare i carichi di lavoro, l'assunzione di lavoratori temporanei con contratti a tre mesi (che appena iniziano a conoscere la zona di recapito vengono cacciati perché è più conveniente sostituirli) e la debolezza dei sindacati nell’organizzare una reazione collettiva a tali questioni (cosa sulla quale se si riuscisse a fare passi avanti permetterebbe di migliorare il servizio, di gestire i carichi di lavoro e ai portalettere di consegnare ovunque tutta la posta in giornata) genera l’inefficienza del servizio

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Purtroppo quando non vi è una reazione collettiva le reazioni individuali spesso sono insufficienti o addirittura sbagliate. E allora pur di consegnare un volume di corrispondenza impossibile da consegnare si fa ricorso ai trucchi del mestiere, al “sapere operaio” che permette di far risultare tutto in ordine quando in ordine non può essere. Di questo ovviamente i primi ad esserne consapevoli e a dotarsi di analisti e scienziati per rilevarlo al millimetro e al secondo sono proprio i dirigenti di Poste. Ma conviene loro molto più infischiarsene del settore corrispondenza (che in ogni caso dovrebbe mantenere la natura di essere un servizio di pubblica utilità) e occuparsi del settore bancario e finanziario, appaltare il lavoro di corrispondenza a ditte private senza scrupoli e senza nessun riguardo per i diritti dei lavoratori, aumentare a dismisura i carichi di lavoro a discapito della salute dei postini, disinteressarsi alla qualità del lavoro (che vuol dire posta consegnata e consegnata in tempo e senza approssimazione) ma  preoccuparsi solo della quantità di posta lavorata, in fondo se tale corrispondenza finisce consegnata nelle cassette delle nostre case o finisce al macero è per i dirigenti di Poste un fattore secondario rispetto al risparmio fatto sulla pelle dei lavoratori.
(Così come un fattore secondario è anche la sicurezza sul lavoro, dato che pur di aggirare il blocco dei lavoratori di Soluzioni Posta si suggerisce ai portalettere di passare per un’area che la stessa Poste Italiane ha dichiarato inagibile ponendo i sigilli, per strapparli subito dopo perché “sbarravano il passo” agli ordini dei dirigenti -al diavolo la sicurezza!-).


La soluzione è ovvia e la conoscono tutti. Basta farsi un giro per un quartiere consegnando la posta e il popolo la risposta a questi problemi già ce l’ha.
Perché se i carichi di lavoro ci sono non vengono assunte più persone, non vengono stabilizzati i lavoratori a tempo determinato, non vengono ad esempio assorbiti e internalizzati i lavoratori di Soluzioni Posta?

Quale è la razionalità di far fare a due persone il medesimo lavoro ma qualcuno per Poste Italiane e qualcun altro per Soluzioni Posta, senza sapere quando non mi arriva una lettera a chi devo chiedere, con chi “devo prendermela”?
Perché tanti postini di zona cambiano ogni due e tre? Perché quando un postino di una zona va in pensione non ne viene assunto un altro?
Come mai se il lavoro dei lavoratori a tempo determinato è strutturale e indispensabile per il settore corrispondenza non si assumono definitivamente, invece di andare avanti di rinnovo in rinnovo fino ad essere sostituiti giusto quando si conosce a menadito la zona e si è in grado di garantire un servizio di qualità e senza intoppi?

Il motivo è che tutte queste buone ragioni passano in secondo piano rispetto ai compensi e agli utili dei dirigenti di Poste Italiane, rispetto ai profitti dei datori di lavoro delle poste private, rispetto alla volontà di abbassare i diritti dei lavoratori del settore, alla volontà di dare questa opportunità di fare business a padroni e padroncini, alla volontà di trovare le strategie per pagare meno e far lavorare di più.
Ecco perché, se questo mese la bolletta della luce vi arriva tardissimo, è giusto che sappiate a chi indirizzare le vostre imprecazioni.

Con i lavoratori di Soluzioni Posta!
NO ai licenziamenti! NO all'attacco alle condizioni dei lavoratori!
Lavorare meno, lavorare tutti!
Mannaggia a Caio! Mannaggia a Del Fante!

ps: sul territorio di Napoli Poste Italiane è già da un po’ di tempo bersaglio anche delle lotte e delle imprecazioni dei lavoratori della Gepin Contact

 

 

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