Alitalia estende la cassa integrazione dopo il NO dei lavoratori a nuovi sacrifici

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Notizia di Venerdì scorso è quella dell'estensione della cassa integrazione straordinaria fino a fine Aprile 2018 e un aumento degli esuberi in Alitalia. Il personale di terra passa dai precedenti 828 agli attuali 1230 mentre quello di volo passa dai 530 di prima ai 570 di oggi. Inoltre a breve il piano prevede anche la messa a terra di 10 velivoli.
In sostanza, i numeri che erano stati bocciati dai lavoratori con quel coraggioso e sofferto No della scorsa primavera.

Ha tutta l'aria di una ritorsione padronale, questa. Una ritorsione dovuta all'ottima riuscita dello sciopero dei sindacati di base il 2 Ottobre: negli aeroporti di Milano e Bologna la partecipazione è stata al di sopra dell 50%, in quelli di Firenze e Pisa è stata addirittura del 100%. Inoltre, insieme ad Alitalia, si sono fermate Meridiana e Vueling Airlines. A riprova che il modello low cost tiene i lavoratori sempre più sotto pressione, rendendo di fatto la loro vita, lavorativa e non, insostenibile. A Milano, Firenze e Pisa si è scioperato a causa di una serie di appalti che, se andassero a buon fine, causerebbero drastiche riduzioni di salario e diritti per tutto il personale di terra. Invece, per quanto riguarda Alitalia, la piattaforma dello sciopero, che ha portato alla cancellazione di almeno trenta voli, era assai chiara.

I lavoratori non vogliono lo smembramento della compagnia. Nessun doppio canale di vendita che coinvolga personale di terra (handling) e quello di volo (aviation). Nessuna riconsegna alla vecchia proprietà (Ethiad) che già ha ampiamente dimostrato la propria incapacità di condurre il vettore italiano. Come anche il rifiuto di compagnie tipo Lufthansa che, nonostante il blasone, mirano al forte ridimensionamento dell'azienda. I dipendenti in sciopero poi, hanno ribadito con forza che tra passeggeri e lavoratori non ci sono interessi contrapposti. Partiamo proprio da questo ultimo punto per sottolineare che pian piano la verità sta venendo a galla. Molti viaggiatori, infatti, hanno cominciato a fermarsi e a scambiare “due parole” di solidarietà con le decine di persone presenti al sit-in di Fiumicino. Segno che, al di là della solita cortina fumogena dei main stream, qualche scricchiolio sta venendo fuori come nel caso di Ryanair che a metà settembre ha incassato due colpi di portata non indifferente. Da una parte è stata costretta a cancellare 2.000 voli perché a volare via sono stati i piloti. Dall'altra c'è stata una importantissima sentenza della corte di giustizia europea che stabilisce come foro di competenza di eventuali dispute sul lavoro, non più il tribunale amico irlandese, ma quello della nazionalità di provenienza del lavoratore.

La riuscita dello sciopero non ha infastidito solo l'azienda, però. A intervenire è stato anche il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. Il tono ed il contenuto confermano che quando il sistema capitalista produce momenti di crisi assai intensi, svuota di senso le parole dei suoi rappresentanti, sorpresi nel loro ruolo di burattini. Ecco perché un ministro, non avendo niente di meglio da dire, reagisce come un bambino stizzito: “...I lavoratori hanno deciso di bloccare l'accordo. Non siamo disponibili a continuare a metterci soldi pubblici dei cittadini”.

Guarda caso, questi atteggiamenti punitivi e a senso unico li abbiamo già visti durante la vertenza Almaviva e si stanno ripetendo in queste ore con quella del corriere SDA. E' solo trovando il bandolo di questa matassa a più fili che ci accorgiamo delle reali intenzioni del governo. Reperire ancora soldi dalle tasche dei lavoratori togliendo diritti e salari, quando non lo stesso lavoro e facendoli precipitare via via nella giostra del precariato e della disoccupazione in cui vengono sapientemente aizzati l'uno contro l'altro. Nel tentativo di rafforzare la robustezza di questi fili si aggiunge una enorme mole di propaganda fasulla che da anni aizza odio e fa passare: per fannullone il lavoratore di Alitalia e soddisfatto il cliente della Ryanair; che mostra l'ingrato operaio della logistica che, invece di ringraziare perché lavora, blocca il pacco del sacro cliente; che mostra lo splendido ed immobile accrocco dell'Anpal avvitarsi sulle, arcinote e inefficaci, politiche attive, che promettono lavoro ai 1666 lavoratori ex Almaviva ma che, per paradosso, lo assicurano a malapena a chi ci lavora (800 dipendenti Anpal sono precari).

L'informazione, quella vera, invece ci racconterebbe il fallimento commerciale della regina delle low-cost, bocca promessa per il vettore di bandiera nostrano. Ci racconterebbe la mala gestione della SDA che, pur di non cedere alle semplici e sacrosante richieste dei lavoratori, tra cui l'articolo 18 inserito nel contratto di II livello, preferisce perdere quote di mercato, piuttosto che intavolare una trattativa che la vede in forte difficoltà. Pagano Poste Italiane. Paghiamo noi. Ci racconterebbe anche delle commesse statali - sempre soldi di lavoratori e pensionati - dei contact center aggiudicate al ribasso da società che aprono sedi all'estero o che giocano al dumping sociale della disperazione tra il nord e il sud del nostro paese.

Allora eccola la logica, chiara come non mai. Da una parte si attinge al debito pubblico per salvare banche che, tra grandi azionisti, industriali col vizio del debito privilegiato e amministratori, usufruiscono del nostro forzato ed incondizionato appoggio. Dall'altra, invece, quando si tratta di tutelare i lavoratori, si fa scattare il vincolo del sacro graal del debito a colpi di gogna mediatica e colpevolizzazione. Da tempo siamo usciti fuori dalla logica, per chi non se ne fosse accorto. Lo scontro è tra ideologie. Ritroviamo la nostra e mettiamo al centro l'unità e la coscienza di classe. Prossimi appuntamenti: Scioperi generali dei sindacati di base del 27 ottobre e del 10 novembre.

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