[Pomigliano - Na] La Fiat continua la lotta contro il sindacato e la legge

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Ieri, 14 gennaio, è stato l'ultimo giorno utile per trovare un accordo, tra l'azienda del gruppo Fiat, Fabbrica Italia Pomigliano (d'ora in poi FIP nel testo), e i sindacati, sulla questione dei 19 esuberi.

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Una breve ricostruzione della vicenda: qualche anno fa i lavoratori dello stabilimento Gianbattista Vico hanno votato tramite l'ormai famoso referendum-ricatto il contratto che attualmente disciplina il lavoro nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Quel contratto è frutto di un accordo separato: la FIOM non ha apposto la firma pur non schierandosi apertamente per il no al referendum, FIM e UILM come da tradizione della migliore concertazione erano per il sì incondizionato, così come i filopadronali FISMIC e UGL; gli unici a schierarsi per il no sono stati i sindacati di base SLAI COBAS e COBAS.

Diversi mesi di cassa integrazione hanno seguito il referendum, poi sono partite le assunzioni nella nuova società controllata dalla Fiat: Fabbrica Italia Pomigliano. Un particolare è immediatamente saltato agli occhi: nessun lavoratore che avesse in tasca la tessera sindacale della FIOM figurava nella lista degli oltre 2000 assunti in FIP e dei 900 sotto contratto Fiat Group.

19 iscritti FIOM hanno quindi presentato ricorso ai giudici. La discriminazione era troppo evidente: il contratto vincola tutti, anche gli iscritti ai sindacati che non firmano l'accordo, ma la Fiat decide di non assumere solo qualcuno. La corte d'appello di Roma ha rilevato quanto fosse discriminatorio il comportamento dell'azienda, ordinando il reintegro dei 19 operai che avevano presntato il ricorso.

Vittoria parziale? Macché! La risposta padronale non si è fatta attendere. Con l'arroganza e la violenza che hanno da sempre contraddistinto la politica aziendale, lo scorso ottobre la Fiat ha fatto sapere che il posto di lavoro per i 19 reintegrati dalla giustizia non sarebbe equivalso a delle ulteriori assunzioni, bensì sarebbe consistito in 19 esuberi di lavoratori assunti dopo il referendum da FIP. L'azienda ha quindi avviato 19 procedure di mobilità.
La questione della mobilità è centrale, poichè l'avvio di una procedura di tal tipo bloccherebbe per un anno le assunzioni in FIP... se un'azienda non riesce ad assumere 19 operai, figurarsi 1400! Ecco un nuovo ricatto made in Fiat. Anche queste procedure di mobilità sono oggetto di giudizio della corte d'appello di Roma, che si pronuncerà in merito domani.

Tornando alla cronaca di questi giorni, l'ultimo incontro tra azienda e sindacati è di ieri, 14 gennaio. L'esito prodotto è un verbale di non accordo, firmato dalla FIAT e dai sindacati FIM-CISL, UILM-UIL, FISMIC e UGL. La FIOM-CGIL è stata invitata ad un altro orario, successivo, e ha ricevuto comunicazione del fatto compiuto.

Alla Fiat toccherà il prossimo passo.
1400 sono i lavoratori non ancora assunti in FIP. Per loro la cassa integrazione verrà erogata fino a luglio del 2013. Mese in cui scade l'impegno preso dalla Fiat di assumere tutti gli operai di Pomigliano in FIP. Si annuncia un licenziamento di massa?
Intanto ieri i lavoratori della fabbrica di auto più grande del sud Italia sono stati in presidio al centro direzionale di Napoli, di fronte alla sede della Regione Campania. Lo scontro con l'azienda è forte, la politica ha qualcosa da dire in merito?!
La lotta non finisce qui...

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altre info:
- Colpo gobbo a Torino: Sergio Marchionne e la truffa di "Fabbrica Italia" - Clash City Workers

- Rassegna
- Il Corriere del Mezzogiorno - Napoli
- La Repubblica - Napoli
- Il Manifesto
- Sullo sfruttamento Fiat in Serbia

Ieri, 14 gennaio, è stato l'ultimo giorno utile per trovare un accordo, tra l'azienda del gruppo Fiat, Fabbrica Italia Pomigliano (d'ora in poi FIP nel testo), e i sindacati, sulla questione dei 19 esuberi.

Una breve ricostruzione della vicenda: qualche anno fa i lavoratori dello stabilimento Gianbattista Vico hanno votato tramite l'ormai famoso referendum-ricatto il contratto che attualmente disciplina il lavoro nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Quel contratto è frutto di un accordo separato: la FIOM non ha apposto la firma pur non schierandosi apertamente per il no al referendum, FIM e UILM come da tradizione della migliore concertazione erano per il sì incondizionato, così come i filopadronali FISMIC e UGL; gli unici a schierarsi per il no sono stati i sindacati di base SLAI COBAS e COBAS.

Diversi mesi di cassa integrazione hanno seguito il referendum, poi sono partite le assunzioni nella nuova società controllata dalla Fiat: Fabbrica Italia Pomigliano. Un particolare è immediatamente saltato agli occhi: nessun lavoratore che avesse in tasca la tessera sindacale della FIOM figurava nella lista degli oltre 2000 assunti in FIP e dei 900 sotto contratto Fiat Group.

19 iscritti FIOM hanno quindi presentato ricorso ai giudici. La discriminazione era troppo evidente: il contratto vincola tutti, anche gli iscritti ai sindacati che non firmano l'accordo, ma la Fiat decide di non assumere solo qualcuno. La corte d'appello di Roma ha rilevato quanto fosse discriminatorio il comportamento dell'azienda, ordinando il reintegro dei 19 operai che avevano presntato il ricorso.

Vittoria parziale? Macché! La risposta padronale non si è fatta attendere. Con l'arroganza e la violenza che hanno da sempre contraddistinto la politica aziendale, lo scorso ottobre la Fiat ha fatto sapere che il posto di lavoro per i 19 reintegrati dalla giustizia non sarebbe equivalso a delle ulteriori assunzioni, bensì sarebbe consistito in 19 esuberi di lavoratori assunti dopo il referendum da FIP. L'azienda ha quindi avviato 19 procedure di mobilità.

La questione della mobilità è centrale, poichè l'avvio di una procedura di tal tipo bloccherebbe per un anno le assunzioni in FIP...se un'azienda non riesce ad assumere 19 operai, figurarsi 1400! Ecco un nuovo ricatto made in Fiat. Anche queste procedure di mobilità sono oggetto di giudizio della corte d'appello di Roma, che si pronuncerà in merito domani.

Tornando alla cronaca di questi giorni, l'ultimo incontro tra azienda e sindacati é di ieri, 14 gennaio. L'esito prodotto è un verbale di non accordo, firmato dalla FIAT e dai sindacati FIM-CISL, UILM-UIL, FISMIC e UGL. La FIOM-CGIL è stata invitata ad un altro orario, successivo, e ha ricevuto comunicazione del fatto compiuto.

Alla Fiat toccherà il prossimo passo.

1400 sono i lavoratori non ancora assunti in FIP. Per loro la cassa integrazione verrà erogata fino a luglio del 2013. Mese in cui scade l'impegno preso dalla Fiat di assumere tutti gli operai di Pomigliano in FIP. Si annuncia un licenziamento di massa?

Intanto ieri i lavoratori della fabbrica di auto più grande del sud Italia sono stati in presidio al centro direzionale di Napoli, di fronte alla sede della Regione Campania. Lo scontro con l'azienda è forte, la politica ha qualcosa da dire in merito?!

La lotta non finisce qui...

 

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