6 aprile a Piacenza contro la repressione

Pubblichiamo un contributo del CSA Vittoria sulla manifestazione del 6 aprile a Piacenza, che si terrà in risposta al foglio di VIA ricevuto da Aldo Milani, coordinatore nazionale del SI Cobas, e da due compagni del Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle cooperative.

Il contributo è importante perchè contestualizza queste procedure repressive di stampo ottocentesco all'interno di un clima più generale in cui a farne le spese sono in prima persona i lavoratori che hanno deciso di alzare la testa e chiunque presti loro una solidarietà concreta, cioè coloro che senza mezzi termini hanno preso parte ai picchetti, agli scioperi ed alla resistenza quotidiana davanti ai cancelli insieme agli scioperanti.

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Di fronte alle cariche di Basiano, di Pioltello, di Piacenza, di Anzola; di fronte alle denunce di Origgio, alle condanne, ai fogli di via, sorge spontanea la domanda, la stessa che si poneva il poeta antifascista Franco Fortini all'indomani delle cariche di Genova del 1960.

"C'è ancora il fascismo? C'è."

Di seguito il comunicato del CSA Vittoria

TUTTI E TUTTE A PIACENZA SABATO 6 APRILE !

La repressione è un elemento strutturale del dominio di classe.

Il corteo del prossimo 6 aprile a Piacenza vuole sicuramente essere un elemento di forte denuncia pubblica e di massa del carattere politico e fortemente repressivo dei fogli di via comminati ai nostri 3 compagni di lotta, ma vuole anche rappresentare e rafforzare un percorso di lotta reale che oggi si vuole mettere sotto accusa perché parla la lingua della dignità e della solidarietà di classe, provando a praticare la radicalità del conflitto in una prospettiva di trasformazione complessiva dell’esistente.

Le lotte dei lavoratori all'interno dei magazzini della logistica hanno saputo col tempo crescere ed allargarsi e diventare uno dei punti centrali del conflitto oggi in Italia.

Contrastando un sistema strutturalmente costruito su sfruttamento e precarietà che utilizza le cooperative come strumento di intermediazione ricattatoria e schiavistica di manodopera, sono riusciti ad intaccare uno dei punti cardine del sistema economico italiano.

E lo hanno fatto con l'unica arma che i padroni veramente temono: l’autorganizzazione operaia e lo sciopero non concertativo.

Queste lotte si sono allargate e generalizzate in moltissimi comparti della logistica fino ad arrivare allo sciopero generale dello scorso 22 marzo che ha rappresentato un salto qualitativo e una scommessa vinta dal punto di vista dell’ espressione della presa di coscienza e dell’ autorganizzazione della forza operaia.

La solidarietà di classe espressa con la presenza di operai di altri magazzini e di compagni e compagne solidali davanti ai cancelli, dove si stava di volta in volta svolgendo lo sciopero o il picchetto, ha avuto un ruolo fondamentale per il buon esito della maggioranza di queste lotte.

Ed è proprio questa solidarietà e questo allargamento delle lotte che i padroni, con l'appoggio di questure, prefetti, mafiosi e sindacati confederali stanno tentando di colpire con la repressione.

Ricordiamo le selvagge cariche di polizia e carabinieri davanti ai magazzini BILLA di Lacchiarella o davanti alla GLS di Cerro al Lambro, dove per cercare di intimorire i lavoratori, su indicazione del razzista Maroni, allora ministro degli interni, stazionarono per più di un mese decine di carabinieri in assetto antisommossa.

Le cariche davanti al magazzino Il GIGANTE di Basiano, dove, dopo aver ferito numerosi lavoratori e averne pestato uno fino a ridurlo in coma, polizia e carabinieri rastrellarono ospedali e i pronto soccorso della zona per cercare e identificare gli operai che avevano preso parte allo sciopero. Operazione a cui seguirono decine di arresti.

Davanti ai cancelli dell' ESSELUNGA di Pioltello il lavoro sporco lo fecero fare a una squadraccia di crumiri, capitanata dal presidente della cooperativa, che attaccò il picchetto sotto l'occhio complice della DIGOS milanese per creare le condizioni per un possibile intervento repressivo.

E ancora le svariate cariche davanti all'IKEA di Piacenza con il lancio di candelotti, e in occasione dello sciopero dell'intero settore logistico del 22 marzo scorso, fuori dalla cooperativa Adriatica che lavora all'interno dei magazzini della “democratica” COOP di Anzola.

In quella stessa giornata di sciopero nazionale alla DHL di Settala un delegato della CGIL ha tentato di organizzare un gruppo di lavoratori per provare a forzare il picchetto, ma gli stessi tesserati al sindacato confederale gli hanno voltato le spalle e hanno dimostrato di aver capito chi realmente difende gli interessi dei lavoratori: i lavoratori stessi!

Non mancano neanche le minacce personali a delegati e sindacalisti con neumatici tagliati più e più volte, auto incendiate e ruote sbullonate per causare incidenti.

2O compagni e compagne sono ora sotto processo al tribunale di Saronno per gli scioperi alla BENNET di Origgio del 2008, scioperi che portarono ad una vittoria degli operai e ad un miglioramento per tutti i lavoratori presenti all'interno del magazzino.

Un nostro compagno e una nostra compagna si sono visti affibbiare, dopo un processo farsa, una condanna a sette mesi e mezzo pochi giorni prima che incominciasse il processo per Origgio in cui sono imputati.

Una condanna che valutiamo quindi con una caratterizzazione preventiva, oltre che repressiva, molto simile a quella delle notifiche di fogli di via dalla città di Piacenza per una durata di tre anni al coordinatore nazionale del SiCobas e a due compagni del Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle cooperative. Un provvedimento fascista (già utilizzato in Val Susa per colpire il movimento NOTAV) emesso dal questore di Piacenza, lo stesso questore che davanti a IKEA ordinava la carica contro i lavoratori.

Un atto repressivo che imputa ad Aldo la responsabilità di aver difeso i diritti dei lavoratori - svenduti dai sindacati confederali – e di aver svolto lotta sindacale nel suo ruolo di coordinatore nazionale di un sindacato al contrario conflittuale e non concertativo e agli altri due compagni Luca e Filippo di aver portato solidarietà militante alle lotte dei lavoratori dell’ Ikea.

Un attacco che ci fa capire come questa lotta, la forza operaia e la determinazione della solidarietà di classe riescano a spedire la paura dall’altra parte della barricata!

Ed è proprio la forza espressa in queste lotte che ci fa rispedire al mittente ogni provocazione, che ci rende consapevoli del fatto che l’unica vera legalità che conosciamo è quella della lotta e dell’ unità dei lavoratori senza più differenze di sesso o determinate dalla casualità del luogo di nascita, che ci rende sempre più convinti del fatto che vincere alcune lotte può rappresentare un esempio contagioso ed esplosivo per ogni ambito lavorativo abbattendo ogni convinzione corporativa che divide l’operaio dallo studente, la precaria del call center dal lavoratore metalmeccanico, l’insegnante che difende la scuola pubblica dall’ immigrato che è schiavizzto nell’impresa di pulizia.

Una sola lotta, una sola classe!

Queste lotte nel settore della logistica stanno provando a praticare questa prospettiva ed è per questo che invitiamo tutti e tutte a esprimere la loro solidarietà partecipando al corteo di

SABATO 6 APRILE concentramento ore 15,00 ai Giardini Margherita davanti alla stazione F.S. di Piacenza

Come compagni e compagne del Centro Sociale Vittoria invitiamo tutti e tutte a partecipare allo spezzone della solidarietà del Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori della logistica. Saremo in piazza a Piacenza sabato 6 aprile per gridare con forza che la loro repressione non fermerà le nostre lotte e che la battaglia contro la precarietà e lo sfruttamento capitalista continua.

CONTRO PRECARIETA' E SFRUTTAMENTO! LA VOSTRA REPRESSIONE NON FERMERA' LE NOSTRE LOTTE!

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I compagni e le compagne del Centro Sociale Vittoria

www.csavittoria.org
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