I tre porcellini e il lupo cattivo. Cosa accade e cosa cambia attorno all'accordo sulla rappresentanza

Rieccoci… circa un mese fa i “tre porcellini” hanno incontrato il lupo per stringergli la mano, giurargli rinnovata fedeltà, e vivere tutti insieme felici e contenti. Nell’Europa della crisi anche le fiabe cambiano forma, e gli irriducibili nemici si scoprono definitivamente amici per la pelle. Stiamo parlando, per chi ancora non l’avesse capito, di CGIL-CISL e UIL e di Confindustria, che lo scorso 10 gennaio hanno integrato gli accordi del 28 giugno 2011 e del 31 maggio 2013 con una nuova intesa scritta, neanche a dirlo, col sudore e col sangue dei lavoratori!

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L’intesa è una copia dell’accordo del 31 maggio, cambia davvero poco, se non fosse che il contesto in cui l’accordo è stato scritto va lentamente mutando, e per questo sono state velocemente apportate allo scritto originale alcune piccole modifiche, meglio ancora, alcune precisazioni, che lascino poco spazio a fraintendimenti e “cattive” interpretazioni.

Ci riferiamo in particolare all'ascesa a Palazzo Chigi del nuovo enfant prodige della a/sinistra italiana, Matteo Renzi, già sindaco di Firenze, che con grande clamore ha esposto nel suo job acts la Carta del Lavoro che il PD ed il futuro italicum governo dovranno elevare a legge dello Stato. Uno dei punti più controversi del piano di Renzi, che ancora è ridotto ad un pugno di slogan, sarà la legge sulla rappresentanza sindacale, sulla quale ancora non si sa nulla, ma di cui comunque si discute non poco. Il sindachino infatti non poteva essere più vago di così, tanto che un po’ tutti, anche persone che in questo momento hanno smesso persino di salutarsi tra loro, vogliono un confronto con lui. Maurizio Landini, ad esempio, dopo aver firmato e lodato l’accordo del 31 maggio 2013, colto da una congiuntivite cronica, ha sparso le sue lacrime di coccodrillo sulle giovani mani di Matteo Renzi, lodando l’idea di una legge che regoli la rappresentanza. Chissà cosa ne pensano di questa proposta di legge gli autisti di ATAF o i lavoratori del comune di Firenze, per cui Renzi è “nemico dei lavoratori” da almeno cinque anni!

Nel frattempo Susanna Camusso, insieme a Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, hanno contattato Giorgio Squinzi, il lupo presidente di Confindustria, per “barricare” la loro intesa e dargli quelle caratteristiche necessarie perché possa più facilmente essere “convertita” in legge. Con un accordo già siglato dalle “parti sociali”, hanno pensato i nostri, a quale modello si adatterà la fumosa "legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro" di Renzi? Al loro, sia chiaro. Dunque il nuovo accordo presenta in primo luogo un grado di universalità, cioè di estensione, maggiore rispetto a quello dell’accordo del 31 maggio. Gli impegni non riguarderanno solo i sindacati firmatari, cioè CGIL-CISL e UIL, ma anche gli aderenti, cioè tutte quelle associazioni sindacali, pensiamo ai sindacati di base, che se vorranno concorrere all’elezione delle RSU all’interno delle aziende dovranno necessariamente aderire in un secondo momento. Accanto a questa modifica puramente formale, l’accordo specifica meglio cosa potranno prevedere le sanzioni comminate in caso di azioni di contrasto (come lo sciopero) mosse dai lavoratori nei confronti degli accordi siglati dalla maggioranza dei sindacati: sanzioni pecuniarie e perdita delle agibilità sindacali.

Sarà per questo che Landini si è così infuriato, tanto da togliere il saluto alla collega Camusso e ravvivare il dibattito pre-congressuale in CGIL, anche se il testo dell’accordo del 31 maggio, da lui firmato, prevedeva già sanzioni per chi avesse infranto gli accordi sottoscritti con le nuove regole. Non ci resta da augurargli un pronto riacquisto di memoria.

Da parte nostra abbiamo aggiornato il nostro opuscolo, perché se è vero che non c’è più nessun astio tra i porcellini e il lupo, nel pentolone rischiano di finirci i lavoratori, a cui viene preventivamente negata, tramite questi accordi, qualsiasi risposta agli attacchi padronali. La guerra al conflitto ha tante facce, quella più fisica della repressione poliziesca, e quella fatta di accordi firmati da untuosi funzionari sulla pelle dei lavoratori. Per questo invitiamo tutti a rileggere i nostri materiali e ad aderire (qui) alla campagna contro l’accordo sulla rappresentanza, senza se e senza ma.

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