[Roma] Continuano presidi e proteste dei lavoratori AMA

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Roma. Mercoledì 22 Aprile, alle ore 10, presso la direzione AMA in via Calderon de la Barca, i lavoratori AMA hanno tenuto un presidio di protesta contro le condizioni peggiorative di lavoro alle quali sono costretti a sottostare dall’inizio di marzo, nonostante il passato sciopero di dicembre e soprattutto il rifiuto espresso a stragrande maggioranza sul nuovo contratto di igiene ambientale.

Principalmente, il presidio era finalizzato ad ottenere una rappresentanza al tavolo della trattativa di secondo livello, poiché l’azienda, in complicità coi sindacati confederali, da tempo prosegue imperterrita le contrattazioni ignorando spudoratamente la volontà espressa molto chiaramente dai lavoratori ed estromettendoli dalla trattativa, evitando in ogni modo qualsiasi confronto coi propri dipendenti.

Tant’è che, nonostante la più che legittima richiesta dei lavoratori di salire in delegazione ed essere riconosciuti e ricevuti al tavolo da parte dell’amministratore unico di AMA – l’avvocata milanese Antonella Giglio, esperta in questioni amministrative ma senza nessuna esperienza in materia di rifiuti – l’incontro di mercoledì, alla fine, è stato subdolamente differito. I lor signori, quindi, proseguono il sabotaggio ai danni dei lavoratori e delle loro sacrosante proteste. Anche perché, non è difficile capirlo, difficilmente i lavoratori potranno a cuor leggero richiedere infiniti permessi per essere presenti in massa ai presidi organizzati in difesa dei propri diritti, poiché sanno bene quanto, oggi come oggi, l’attuale situazione li renda sempre più deboli e ricattabili, schiavi e prede nel mirino, tanto più per coloro che osino alzare la testa. E il fucile dei padroni è più che mai carico e pronto a sparare.

Ogni giorno la città di Roma produce più di 5000 tonnellate di rifiuti (vedi i rapporti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) di cui è AMA a occuparsi o, per meglio dire, quei circa 4000 dipendenti che montano su mezzi a dir poco fatiscenti, in condizioni di sicurezza scarsissima e di rilevante fatica fisica (ricordate il caso dei cassonetti dei rifiuti sollevati a mano da una lavoratrice?), nella più completa noncuranza di parte dell’utenza ma soprattutto dell’amministrazione per quanto riguarda l’agevolazione della raccolta differenziata.
Dopo che oltre il 70% di loro ha respinto con un secco NO il nuovo CCNL che, tra le altre cose, prevede l’aumento dell’orario di lavoro a parità di salario, i sindacati confederali sono rimasti assolutamente sordi all’opinione espressa dalla stragrande maggioranza dei lavoratori e, con la tipica arroganza che contraddistingue le burocrazie corrotte di sindacati che ormai si possono definire gialli senza mezzi termini, hanno ugualmente firmato l’accordo coi vertici aziendali. Con la conseguenza che, oggi, i dipendenti AMA si ritrovano a dover lavorare almeno 2 ore in più a settimana per il medesimo salario di prima, per incrementare una fantomatica produttività dell’azienda con CGIL, CISL, UIL e FIADEL che, non contenti, hanno cercato di spacciare come “conquista” ottenuta in cambio di tale peggioramento, quello che la Cassazione (con sentenza n. 2837/2014) aveva già stabilito essere un diritto dei lavoratori: ossia l’inserimento del tempo necessario per il cambio tuta all’interno dell’orario di lavoro, destinato quindi ad una corresponsione retributiva.

Ma il capolavoro non finisce qui: il nuovo contratto, oltre che a prevedere una sempre più insostenibile reperibilità e flessibilità del lavoro, non prevede giorni di riposo compensativo, diminuisce la quota retributiva per gli straordinari che vengono di fatto erogati praticamente in modo gratuito, dismette le tutele previste dall’articolo 18 e, inoltre, prevede una trattenuta forzosa (30 euro annui) a favore dei Fondi Integrativi, cui ovviamente i lavoratori non hanno mai dato il proprio consenso. Prosegue in modo arrogante, intollerabile e violento, la rapina a mano armata ai danni del settore dei servizi pubblici e dei lavoratori che vi sono impiegati, con il chiaro intento di mettere tali aziende sul mercato, con buona pace delle tutele sul lavoro e dei più basilari diritti. Il comparto di igiene ambientale è un settore che frutta circa 1, 4 miliardi di utili annui (così nel 2015), e i lavoratori AMA rappresentano, da soli, circa il 20% della totalità dei lavoratori cui viene applicato questo tipo di contratto collettivo. Risulta, quindi, evidente la posta in gioco sul tavolo e il fatto che la spartizione di questa ghiottissima torta si gioca direttamente sulla pelle di questi operai e queste operaie che mercoledì, assieme a USB e COBAS e con la partecipazione di gruppi a sostegno del Coordinamento operaio AMA, hanno scelto di fare sentire la propria voce a chi, vigliaccamente, si trincera dentro un ufficio a contare i propri profitti presenti e futuri, sordo ed indifferente dinnanzi al quotidiano sacrificio di migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici per cui, invece, ogni giorno è una lotta. E la polizia, sempre pronta a difendere il padrone anziché solidarizzare con altri lavoratori come loro, si è premurata di mantenere un quieto vivere tanto ipocrita quanto inutile e di garantire la regolare circolazione dei veicoli per strada, nonostante i tentativi dei presidianti di coinvolgere passanti e autisti di autobus alle ragioni della protesta.

Come si può tollerare che gli unici a venire estromessi dal tavolo delle trattative siano proprio coloro sui quali si ripercuotono quelle sciagurate scelte, frutto solamente di un sistema economico oramai putrescente che, non avendo più nulla da derubare in sordina si permette sempre più impunemente di mettere le proprie sporche mani direttamente nelle nostre tasche, osando pretendere anche silenzio e sottomissione da parte nostra?

L’ennesima dimostrazione che, giunti a tal punto, gli unici autentici garanti dei nostri diritti non possiamo che essere noi lavoratori e lavoratrici e che il solo sistema che abbiamo per combattere questa guerra è comprendere che non dobbiamo ringraziare nessuno e che nessuno, tantomeno i nostri nemici, ci regalerà proprio nulla. Perché i padroni siedono sulle spoglie delle lotte che furono e che oggi sembrano spente, cavalcano le paure di dipendenti fragili e ricattati, ridono delle nostre disgrazie, della nostra frammentazione, si ingrassano grazie alle nostre remore e reticenze a lottare per quello che è nostro, alla nostra disillusione. Sopravvivono grazie alla nostra apatia, vincono la guerra unicamente perché noi non la combattiamo uniti e con coraggio, anzi, finché non torneremo a farlo, mettendogli il nostro fiato sul collo, uniti nelle sacrosante lotte come quella dei lavoratori dell’AMA per riprenderci quello che nessun padrone né nessun burocrate sindacale corrotto ci potrà mai levare: la dignità.

La Città Futura

Rete Camere Popolari del Lavoro