[Roma] Un nuovo contratto decentrato per i dipendenti capitolini

Roma nuovo contratto decentrato dipendenti capitolini

Il 4 Maggio 2017, poco dopo le 20:00, si è posta fine all'odioso “atto unilaterale” risalente alla Giunta Marino e che, nonostante la forte bocciatura ricevuta da parte dei lavoratori capitolini a fine Marzo 2015, ha definito finora il contratto decentrato dei dipendenti comunali di Roma.

Nodo fondamentale della vertenza era l'erogazione del salario accessorio, che di accessorio ha solo il nome e costituisce in realtà quella parte di stipendio che permetteva di arrivare a fine mese senza l'acqua alla gola.
Secondo l'atto unilaterale questo salario accessorio era legato alla valutazione della produttività individuale del lavoratore, con tutte le problematiche derivanti dal fatto che la maggior parte dei dipendenti comunali svolge un lavoro di servizio i cui obiettivi sono difficili da individuare. Il nuovo accordo, invece, sposta la valutazione della produttività dal singolo lavoratore all'area o struttura di appartenenza per cui gli obiettivi non saranno decisi a livello comunale e non dal singolo dirigente che sarà anche lui oggetto di valutazione. Se focalizziamo la nostra attenzione su questo aspetto, il cambiamento è assai rilevante perché toglie al singolo dirigente il potere di decidere chi sia il dipendente più meritevole e chi no. Di questo ne sono coscienti la Usb, firmataria dell'accordo, e gli altri sindacati di base come Asbel-Cnl e Usi.
Speriamo di non assistere più a scene come quella della Pasqua 2015, durante la quale le maestre comunali per guadagnare la parte dello stipendio legata alla produttività, con le scuole chiuse, furono costrette a recarsi negli uffici dei municipi per far registrare la propria presenza, vessatoria e quanto mai inutile. D'altra parte, però, va detto che non vengono rimosse le cause strutturali che determinano il malcontento dei lavoratori e di conseguenza l'erogazione di servizi decenti, ossia, che vengono pagati di meno a parità di lavoro svolto e che l'unico modo per prendere lo stesso misero stipendio di prima è lavorare di più. Perché occorre ricordare una cosa fondamentale: uno stipendio agli estremi limiti della decenza (1.300 euro al lordo del contributo per la produttività) non dovrebbe aver bisogno di una parte accessoria per raggiungere un minimo di dignità in busta paga. Basterebbe rimpolpare, con reali adeguamenti, il contratto nazionale dei dipendenti pubblici fermo da otto anni e rinnovato solamente nel novembre 2016 con soli! 36 euro netti in più a fine mese. Basterebbe porre fine al blocco del turnover che aumenta i carichi di lavoro ad un personale sempre più usurato per motivi lavorativi ed anagrafici. L'Italia detiene il record mondiale di anzianità per i dipendenti pubblici (oltre il 50% ha più di 50 anni). Per cui, anche qui, occorre smontare parole che continuano ad essere utilizzate, in estrema libertà, per contraffare la realtà. A tutti gli effetti non esiste nessun salario accessorio ma solo una parte di quello normale lasciato alla discrezionalità, unilaterale o meno, dei sindaci in carica.

Dalla scorsa settimana, quindi, la produttività, pur essendo decisa tramite PEG (Piano Economico di Gestione) dalla Giunta ad inizio anno, sarà centrata sulle aree di appartenenza nelle quali i dirigenti, con uno stipendio che è l'esatto opposto di quello dei lavoratori - assai elevato e garantito in busta paga per l'80% - continueranno a fare il bello e cattivo tempo. Ma c'è di più. Menti ben allenate allo sfruttamento, come quelle proprietarie del Sole24Ore, già pensano al dopo. Ecco allora che si immaginano scuole aperte anche a luglio in cui le maestre, per ottenere il loro “premio” nel salario, saranno chiamate a svolgere la funzione di animatrici(?) visto che la loro attività didattica termina a giugno. Su quale contratto è scritto e riconosciuto, in termini retributivi e formativi, questo cambio di mansione? (forse ci penserebbe comunque il Jobs Act a “sbianchettarlo”). Si pensa anche di “invogliare”, con la parte mancante di uno stipendio normale, lo ricordiamo fino allo sfinimento, i vigili urbani al lavoro notturno.

E' chiaro che non può essere la pur buona chiusura di una vertenza a far primavera. E' ad una cultura politica intrinsecamente lontana dagli interessi della classe lavoratrice a cui ci dobbiamo opporre.
Il solco tracciato dal governo Monti il 24 dicembre del 2012, con il pareggio di bilancio in costituzione, viene difeso dalle spade della meritocrazia e della legalità. Ai lavoratori spetta il compito di spezzarle.

Rete Camere Popolari del Lavoro