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Perché tutta Italia deve dire NO al TAV? Ci vediamo il 6!
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“Dovete fare sacrifici”. Quante volte abbiamo sentito queste parole? Ce lo dice chi ci governa, ce lo dicono i padroni che ci sfruttano sul lavoro, ce lo dicono persino i sindacati confederali che, almeno in teoria, dovrebbero stare dalla parte dei lavoratori. E quando qualcuno alza la testa, quando nel call center Almaviva o ad Alitalia i lavoratori dicono che non vogliamo più sottostare al ricatto dei sacrifici necessari per continuare a sopravvivere, vengono etichettati come pazzi, come incoscienti. I sacrifici sono anche quelli che vengono chiesti ai tanti giovani che lavorano in nero, a chiamata, a termine, a collaborazione oppure come interinali, moderna e legalizzata forma di caporalato. E se questi giovani rifiutano questa situazione, spunta l’etichetta anche per loro: sono “scansafatiche” incapaci di accettare le regole della competizione.

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[Roma] Lavorare in E-Care: la replica dell'azienda
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Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un articolo sulle condizioni di lavoro nel call center E-Care a Roma. Condizioni di lavoro che abbiamo definito "assurde". L'azienda è intervenuta prontamente attraverso il suo ufficio legale, invitandoci a pubblicare la sua risposta in merito alle questioni che sollevavamo. La trovate di seguito. Come potrete leggere la difesa dell'azienda consiste nel rilevare come condizioni di lavoro del genere siano di fatto norma, certificata da un CCNL per cui è accettabile una paga oraria di 6,50€ l'ora e da leggi per cui pretendere dal proprio dipendente l'assoluta compatibilità ai dettami organizzativi aziendali non implica il sussistere di un rapporto di lavoro subordinato, ma anzi rispetta l'autonomia del lavoratore.

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Un altro morto sul lavoro, ecco perchè serve la campagna contro il lavoro nero
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Leggiamo di un altro morto sul lavoro, ad Aversa: dagli accertamenti fatti DOPO, il lavoratore non risultava assunto. Si tratta di un’altra morte che poteva essere evitata in tanti modi. Uno dei modi, per esempio, per evitare tragedie come questa, potrebbe essere l’esistenza di una reale, pervasiva e risolutiva rete di controlli che per una volta invece di fare l’interesse del padrone facesse, non solo principalmente, ma ESCLUSIVAMENTE quello del lavoratore. L’ispettorato del lavoro, così com’è, non funziona in maniera adeguata. Questo sembra essere evidente. In questi mesi di campagna contro il lavoro nero abbiamo imparato molte cose.

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Carrefour: storie di ricatti padronali
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All'inizio di quest'anno il gruppo Carrefour Italia annunciava di avere deciso di licenziare 600 lavoratrici e lavoratori sul territorio nazionale e di chiudere tre punti vendita, poi diventati due, quelli di Borgomanero e Trofarello in Piemonte. Così intendeva risolvere sulla pelle di chi lavora le sue difficoltà imputate a calo del fatturato e a crisi del modello “megastore”.
Non è la prima volta che Carrefour apre le procedure di mobilità o chiede sacrifici (come se quelli esistenti non bastassero!) ai propri dipendenti.

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