[Firenze] 25 giugno contro gli accordi sulla rappresentanza! Presidio di lotta!

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“Dobbiamo dire basta alla dilagante cultura anti-imprenditoriale. Basta alla criminalizzazione del profitto”. Lo ha affermato la Ministra Guidi qualche giorno fa in occasione del convegno di Confindustria. Certo, la platea era quello che era. Ed anche la ministra Guidi è quello che è, un’industriale che possiede stabilimenti tra Borgo Panigale e la Croazia, l’India, l’Argentina e la Romania. E a ragione! Cos’altro dovrebbe dire un Governo i cui Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, sono governati da coloro che un tempo erano definiti -  senza mezzi termini -  “padroni”?

Il Jobs Act degli industriali
Per auto-imporsi la libertà d’impresa, il Governo si è subito impegnato a vincere “la madre di tutte le battaglie […], la riforma del lavoro”, detta anche “Jobs Act”. Entriamo nel merito: il progetto del governo Renzi è stato in parte applicato nel Decreto Poletti, in cui è stata prevista la flessibilizzazione totale per i neo-assunti, attraverso l’introduzione di una ulteriore deregolamentazione dei contratti a tempo determinato e dei contratti di apprendistato. Una riforma fatta da industriali per industriali, appunto. Verrà poi il turno degli “altri”, quelli che già lavorano: oggi il Governo assegna 80 euro, domani cancellerà l’articolo 18, la Cassa Integrazione e la Mobilità, sostituendoli con un reddito uguale per tutti, che piace tanto ai giovani (imprenditori) e che piacerà sopratutto agli industriali. Questi infatti potranno scrollarsi di dosso lavoratori troppo anziani, usurati, scomodi o semplicemente troppo costosi, senza avere nessun obbligo di riassumerli. Meglio dare lavoro ai giovani, che si accontantano di poco: un contrattino leggero, una pacca sulla spalla, un lavoro usurante, e poi…si vedrà! Ancora una legge fatta da industriali per industriali.
Nel Paradiso del Profitto non c’è spazio per l’organizzazione dei lavoratori. Per questo il Governo ha già previsto una legge sulla rappresentanza sindacale, che consegni alle dirigenze di CGIL-CISL –UIL e UGL le chiavi dell’organizzazione dei lavoratori. In cambio, questi sindacati dovranno garantire l’assenza di conflitto sindacale dal livello confederale alla più piccola impresa di provincia. Un’operazione non da poco, cosicchè confederali e Confindustria, ansiosi di non ritrovarsi completamente esautorati dall’Esecutivo, si sono portati avanti, stipulando due accordi ad hoc: gli accordi sulla rappresentanza del 31 maggio 2013 e del 10 gennaio 2014. Finalmente una “legge” scritta dai lavoratori…per gli industriali!

Sindacati o corporazioni?

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“Prevenire è meglio che curare” per cui il primo obiettivo a cui tendere è l'esclusione dalla rappresentanza e dai diritti sindacali ad essa connessi di quei soggetti che potrebbero farne un uso indesiderato. Parliamo in primo luogo dei sindacati di base: l'accordo prevede infatti l'esclusione a priori di qualsiasi soggetto non firmatario dell'accordo dalla contrattazione nazionale oltre che un meccanismo di calcolo della rappresentatività che penalizza chi, come i sindacati conflittuali, non è firmatario di contratto nazionale.
Questo non vuol dire solo che la libertà sindacale sarà esercitabile esclusivamente entro le mura del sindacalismo confederale. La nuova disciplina delle RSU infatti prevede la decadenza dalla carica di delegato di chi, una volta eletto, dovesse per qualsiasi motivo cambiare organizzazione di appartenenza e l'assegnazione delle funzioni al primo dei non eletti della stessa lista sindacale. Cancellate con un colpo di spugna la libertà individuale e il diritto al dissenso, le nuove RSU sarebbero rappresentanti non dei lavoratori bensì dei sindacati, e saranno pronte ad impegnarsi a giurare fedeltà alla propria organizzazione di provenienza.

Giura che non scioperi. Lo giuro!

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Non basta dunque escludere dalla rappresentanza gli indesiderati, bisogna circoscrivere in un ambito rassicurante le possibilità stesse della contrattazione, non a caso i protocolli del 31 maggio e del 10 gennaio danno ampio rilievo alla “esigibilità” dell’accordo; i firmatari, cioè, “si impegnano a dare piena applicazione e a non promuovere iniziative di contrasto agli accordi […]sottoscritti formalmente dalle Organizzazioni sindacali (OO. SS.) che rappresentino almeno il 50% + 1 della rappresentanza”. Insieme all'accordo del 28 giugno 2011, che consente di derogare in peggio al CCNL di categoria in sede di contrattazione aziendale, queste nuove intese obbligano all'accettazione passiva di qualsiasi peggioramento contrattuale siglato dall'azienda e da benevoli funzionari sindacali. Come ogni divieto, quello che esclude qualsiasi iniziativa di contrasto (e non solo lo sciopero) agli gli accordi, ha le sue specifiche sanzioni e punizioni, che verranno previste al momento della stipula dei nuovi contratti nazionali.

Una battaglia politica
SE IL GOVERNO RENZI È RIUSCITO A COAGULARE INTORNO A SÉ UN FRONTE COMPOSTO DA POLITICI, INDUSTRIALI E BUROCRAZIE SINDACALI, STA A NOI ADESSO ORGANIZZARCI PER REAGIRE ALL’ATTACCO AL QUALE SIAMO SOTTOPOSTI!

Contro il Governo Renzi!
Contro gli Accordi sulla Rappresentanza!
Uniti ed inflessibili contro il Jobs Act!
No agli accordi sulla rappresentanza (31/5/2013 - 10/1/2014)

25 giugno alle ore 17.30, all'ex pensilina toraldo, entrata stazione ex piazza adua (Firenze)

Campagna contro gli accordi sulla rappresentanza. #guerralconflitto

Rete Camere Popolari del Lavoro