[Piacenza – 10 febbraio] Assemblea nazionale dei lavoratori della logistica e delle realtà solidali

Da mesi va avanti la lotta dei lavoratori della logistica all'IKEA di Piacenza. La recente vittoria, col reintegro o il risarcimento (opzione – è bene sottolinearlo – scelta in questo caso, per ragioni personali, dai lavoratori e non dalla controparte padronale) degli operai precedentemente estromessi, non segna la parola fine. La lotta prosegue ed al momento è in gioco, oltre all'ultimo reintegro, la piattaforma rivendicativa su cui si erano mossi inizialmente i lavoratori.

Ma la lotta non è stata e non è solamente sindacale. Parla di solidarietà e di primavere arabe, ci interroga sull'efficacia di uno sciopero e di un blocco, sul ruolo del sindacato, sui nuovi strumenti di comunicazione, sulla coscienza di classe. Pratica e non predica, come giustamente hanno sottolineato i compagni di NAP Piacenza, l'antirazzismo e l'antimafia. Si presenta insomma come un vero e proprio “laboratorio politico di lotta di classe”.
Proprio per riflettere, esplorare le potenzialità di questa lotta, "Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle cooperative" e S.I. Cobas promuovono un momento di incontro/confronto, con l'obiettivo dichiarato di fare un altro passo in avanti e “dare continuità e organizzazione alla solidarietà di classe e verificarne le prospettive”.
Anche noi saremo presenti ed invitiamo tutte e tutti a fare altrettanto; e, per chi fosse impossibilitato fisicamente, l'invito è a seguire gli sviluppi, lavorando quotidianamente alla tessitura di legami di solidarietà, unico antidoto alla ricetta della frammentazione che ci viene imposta da governi e padroni.

Leggi il nostro contributo alla riflessione
“La lotta ai tempi dell'IKEA. Potere, organizzazione e solidarietà”


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di seguito il testo di chiamata per l'assemblea nazionale dei lavoratori della logistica e delle realtà solidali

IKEA, lotta esemplare e laboratorio politico di lotta di classe

La lotta condotta dai lavoratori organizzati nel SI Cobas al magazzino centrale Ikea di Piacenza, si è conclusa con il reintegro di quattro delegati che erano stati tenuti fuori per tre mesi (mentre altrettanti hanno accettato una buonuscita) ed è aperta la trattativa per una soluzione positiva per il 9° lavoratore licenziato. Questo è un risultato importante per una serie di motivi:

È stato respinto il tentativo di un colosso multinazionale come Ikea di estromettere i lavoratori attivisti del Si Cobas dai propri magazzini, e garantire il monopolio ai sindacati confederali, che non fanno rispettare neppure i contratti da essi firmati. Davide ha piegato il gigante Golia.Il magazzino Ikea di Piacenza è il maggiore hub di distribuzione in Europa, che rifornisce i vari negozi in Italia di una parte dell'Europa e nel Mediterraneo. E' quindi di importanza strategica per la multinazionale, che fino ad oggi ha potuto basare la sua competitività sul mancato rispetto dei diritti e salari dei lavoratori e su una gestione arbitraria della flessibilità degli orari, tramite il sistema delle cooperative. Il SI Cobas aveva avviato in ottobre una lotta per far rispettare le regole stabilite nella distribuzione degli orari di lavoro, disattese dalle cooperative e l'agibilità delle RSA del SI Cobas. Per questo la cooperativa San Martino, con l'appoggio attivo di Ikea, aveva immediatamente ed illegalmente estromesso il delegato SI Cobas che aveva avviato la lotta, poi sospeso tutti gli operai entrati in sciopero per difendere il delegato.

L'offensiva Ikea-cooperative non è passata innanzitutto grazie alla tenace determinazione di un “nucleo duro” di operai del magazzino, che per tre mesi ogni giorno, al freddo, sotto la pioggia e la neve hanno tenuto in piedi il presidio davanti ai cancelli, organizzato scioperi e picchetti interrompendo a ripetizione il flusso delle merci in entrata e in uscita. Non solo la dozzina di operai più attivi, individuati come quelli da estromettere, ma anche altri operai, che dopo un mese di arbitraria sospensione sono stati riammessi in magazzino per rompere il fronte. Immigrati e italiani insieme, non hanno ceduto alle lusinghe (“date disdetta dal SI Cobas, e tutti saranno riammessi”) né alle minacce (di licenziamento), né alle manganellate delle “forze dell'ordine”, né alle denunce fatte arrivare quando hanno visto che le manganellate non bastavano. La loro profonda convinzione di lottare per una causa giusta, l'esempio delle lotte di massa in Nordafrica per la maggioranza arabofona di questi operai, il loro istinto di classe maturato in consapevolezza nel corso della lotta sono stati di esempio per tutti coloro che si
sono affiancati alla lotta.

La direzione della lotta da parte del SI Cobas è stata ferma, senza tentennamenti nonostante gli attacchi concentrici e profezie di sventura, alimentando e sostenendo da un lato la determinazione del nucleo duro, dall'altro organizzando la partecipazione attiva di operai di altre cooperative (TNT, GLS in particolare) che dopo il turno di lavoro hanno dato man forte ai picchetti, elevandone anche il fattore morale, organizzando una cassa di resistenza che ha permesso ai lavoratori colpiti dalla repressione di sopravvivere con le loro famiglie per tre mesi senza salario (evitando la chiusura di luce e gas, ecc.); organizzando tre manifestazioni cittadine a Piacenza e muovendosi infine su tutti i terreni di scontro, compreso quello legale e istituzionale, con denunce delle illegalità commesse dalle cooperative presso la Direzione Provinciale del Lavoro di Piacenza (e minaccia di ricorrere all'istanza regionale dell'Emilia Romagna a seguito dell'inazione di quella provinciale), presso la stessa Prefettura, avviando una vertenza legale per il recupero degli ammanchi sulle buste paga negli ultimi anni, che ha permesso di recuperare le simpatie di operai meno sindacalizzati, che si erano ritirati dalla lotta sotto la pressione di capi e capetti; non disertando appuntamenti istituzionali in sede comunale e provinciale, dove le istituzioni locali, per quanto legate agli interessi Ikea e delle cooperative, erano costrette a riconoscere il SI Cobas come interlocutore; entrando infine anche nella battaglia mediatica, con una propria tempestiva comunicazione, nonostante le armi impari essendo i media locali in gran parte asserviti agli interessi Ikea-cooperative.

Ma tutto questo non sarebbe probabilmente bastato se la lotta dell'Ikea di Piacenza non avesse suscitato un ampio sostegno politico esterno, a partire da quello del Coordinamento delle lotte dei lavoratori delle cooperative, e di compagni e organizzazioni che, oltre a partecipare ad alcuni picchetti a Piacenza quando possibile, in molte città (Milano, Torino, Bologna, Napoli, Verona, Genova) hanno promosso iniziative di informazione denuncia e sollecitazione di solidarietà rivolte alla clientela Ikea nelle varie città. In molti negozi sono stati distribuiti volantini con tagliandi da consegnare alle casse, che hanno riscontrato alti livelli di adesione tra i clienti, coinvolgendo indirettamente i cassieri Ikea. In alcune occasioni i presìdi hanno fatto speakeraggio all'interno dei negozi, mettendo in forte difficoltà le direzioni, che non potevano invocare l'intervento delle forze dell'ordine (né della sicurezza interna) tra i clienti. In alcuni negozi del Milanese le direzioni hanno fatto distribuire ai clienti dei contro-volantini in cui Ikea vantava la cooperazione di CGIL, CISL e UIL, ovviamente per il bene dei lavoratori e del territorio piacentino. Queste iniziative, cui si è aggiunto anche il bombardamento informatico del sito Ikea spazioalcambiamento hanno colpito pesantemente l'immagine del gruppo, teso a promuoversi come azienda progressista, democratica, sensibile ai temi sociali. Data anche la risonanza legata al marchio, la notizia della lotta di Piacenza ha varcato i confini nazionali, assommandosi alle notizie sull'uso gratuito della manodopera dei prigionieri della Germania Est diffusa dalla stampa internazionale. In un negozio dell'Ikea a Stoccolma un gruppo di giovani ha dimostrato con cartelli la propria solidarietà con i lavoratori di Piacenza.

In questo modo la battaglia sull'Ikea ha permesso di allargare la “sfera di solidarietà” intorno alle lotte dei lavoratori, prevalentemente immigrati, della logistica, soprattutto in ambiti giovanili, rafforzandone la consapevolezza di classe. L'intervento degli apparati dello Stato, con i manganelli le denunce, e perfino il divieto di entrare nel Comune di Piacenza, oltre a cercare di intimidire gli immigrati, più ricattabili sul piano legale, ha teso anche a spezzare questo legame sorto tra gruppi giovanili e gruppi operai.

La lotta Ikea, dal momento in cui è divenuta lotta contro l'estromissione dei delegati SI Cobas, è diventata una lotta politica, che ha visto lo schierarsi di tutte le forze politiche locali. È subito apparso evidente un blocco politico pro-Ikea-cooperative che va dal centro-destra al centro-sinistra. Ikea è una potenza a Piacenza, occupando diverse centinaia di lavoratori e fornendo entrate fiscali localmente (in cambio di terreni avuti a costi irrisori). Le cooperative del consorzio CGS, presenti in Ikea, fanno parte del sistema di potere economico e politico emiliano, che trova espressione nel PD ed associa i sindacati confederali. Sono intervenuti questura e Prefetto. Le iniziative poliziesche erano sotto la regia del ministero degli Interni. La soluzione della vertenza è stata raggiunta nella sede del Consiglio Comunale con la “mediazione” di sindaco e assessori, che inutilmente hanno cercato fino all'ultimo di sancire l'espulsione dei delegati SI Cobas, in cambio di denaro o del trasferimento ad altra sede. Solo la certezza che le azioni ai cancelli e ai negozi sarebbero state riprese ed estese ha indotto, prima Ikea e poi i politici locali ad accettare il reintegro dei quattro, con il disappunto dei sindacati confederali che non vedevano l'ora di sbarazzarsi di una “concorrenza” anomala che non accettava accordi sottobanco.

La vicenda Ikea è tutt'altro che conclusa a Piacenza. Non solo rimane un operaio licenziato con l'accusa (falsa) di avere impedito con la violenza l'ingresso di una dipendente – licenziamento che sarebbe illegittimo anche se l'accusa avesse fondamento, perché il fatto sarebbe avvenuto fuori del magazzino. Rimane da riconquistare la maggioranza dei lavoratori all'autorganizzazione, dopo che oltre metà dei 216 iscritti al SI Cobas avevano lasciato il
sindacato per non subire rappresaglie quali il taglio dell'orario di lavoro e del salario a meno della metà. Il rientro dei delegati che i padroni volevano espellere ha dato anche ai lavoratori rimasti passivi durante la lotta la dimostrazione che, se organizzati e determinati, gli operai possono sfidare il capitale e ottenere rispetto, che la lotta paga.

E questo successo è la base da cui partire per convincere la maggioranza che con l'organizzazione e la lotta si può vincere, con la sottomissione non si può che perdere.

Rimangono i problemi per risolvere i quali era iniziata la lotta in ottobre...

Questa lotta infine, per le simpatie che ha suscitato, spinge al consolidamento di un movimento più ampio di sostegno alle lotte operaie, su scala nazionale. In questa direzione il nostro coordinamento milanese intende lavorare rendendo sempre più organizzata la solidarietà all’interno di questo processo di lotte diventato laboratorio di conflitto .

DOMENICA 10 FEBBRAIO ORE 14.30
ASSEMBLEA DEI FACCHINI DELLE COOPERATIVE

A Piacenza presso la coop infrangibile, Via Alessandria 16
(3° svincolo a destra su via Emilia pavese in uscita dal centro – 3° a sinistra in direzione centro venendo dal casello di Piacenza Ovest)

Incontro / confronto per fare un bilancio della lotta dei lavoratori delle cooperative in appalto all'Ikea, per ragionare sulle prospettive che questa lotta ha aperto, per mettere in relazione i lavoratori con tutte le strutture che ne hanno sostenuto la lotta da Milano a Piacenza a Cremona a Bologna, per dare continuità e organizzazione alla solidarietà di classe e verificarne le prospettive.


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