[USA] Sciopero dei lavoratori carcerati in Alabama

“Loro incarcerano persone per avere lavoro gratuito” Malvin Ray del F.A.M. (Free Alabama Movement)
Ad ottobre del 2013 erano stati i carcerati Canadesi, costretti a lavorare per sostenere le spese della loro prigionia, ad entrare in sciopero per il repentino taglio netto del 30% della parte di salario che gli rimaneva in mano - tra i 3 ei 9 dollari al giorno - fissato nel 1981 e mai aggiornato all'inflazione. Pochi mesi dopo nel Gennaio 2014 i carcerati dell'Alabama (USA) hanno proclamato uno sciopero che ha coinvolto tre grandi prigioni dove si esegue lavoro salariato. In particolare il Free Alabama Movement (in cui sono organizzati i principali promotori dello sciopero) ha rilevato circa 1100 scioperanti nel solo carcere di St. Clair dove lavorano un totale di 1300 detenuti in un officina automobilistica e un'industria chimica, oltre agli impianti necessari al funzionamento della prigione stessa.

[USA] Sciopero dei lavoratori carcerati in Alabama

I detenuti chiedono dei salari decenti, condizioni di vita accettabili e la fine del sovraffollamento. Da molto tempo il FAM denuncia le terribili condizioni vissute dai detenuti costretti a vivere in un numero doppio a quello previsto alla costruzione nelle prigioni in condizioni sanitarie ed igieniche orripilanti ( dalle celle con muffe e muschio al cibo avariato ).

Detenuti costretti inoltre a lavorare per aziende pubbliche o private che hanno l'appalto all'interno delle carceri e che fanno svolgere ai detenuti un lavoro che se fosse retribuito con il salario minimo federale raggiungerebbe i 219 milioni di dollari all'anno, mentre viene pagato pochi penny al giorno tanto da meritarsi la definizione di lavoro schiavistico.

I padroni statunitensi investono volentieri sulla costruzione di carceri con impianti industriali - attraverso organizzazioni come la "Alabama Correctional Industries" - di cui possono poi sfruttare i lavoratori detenuti pagandoli una miseria e con questo ricattare anche i numerosi disoccupati o sottoccupati che popolano le grandi città statunitensi. I lavoratori detenuti sono costretti ad accettare il lavoro in carcere per potersi pagare, con i pochissimi soldi che ricevono, alcuni beni essenziali, dalla carta igienica ai francobolli passando per le telefonate e non pesare sulle famiglie spesso in condizioni di marginalità economica e sociale. Si crea così un circolo per cui anche chi è "libero" di vendere la propria forza lavoro nel normale mercato del lavoro vede i propri salari compressi e precarizzati perché gli investitori dispongono di manodopera a bassissimo costo e senza nessun diritto su cui investire. Forza lavoro coatta che, viste le politiche criminalizzanti del governo federale e della maggior parte degli stati, è in costante aumento.

Le politiche istituzioni intrinsecamente classiste e razziste ( al di la del colore della pelle del presidente) colpiscono principalmente strati proletari costretti alla marginalità: afroamericani, latinos, indiani e bianchi disoccupati o poveri sono su base di classe ed etnica più incarcerati e contemporaneamente più ricattati dal basso costo del lavoro nelle carceri, meccanismo che ne spinge un numero crescente tra le maglie della "giustizia" made in USA.

Ma come abbiamo notato altrove dove si muove il capitale e lo sfruttamento, lì si muove anche il conflitto: complice la brutalità della vita nelle carceri e le capacità dei detenuti dell'Albama organizzati nell'F.A.M. e con il supporto anche dell' IWW (Industrial Workers of the World - storico sindacato di base nordamericano) nei giorni scorsi è cominciato un nuovo sciopero che coinvolgerà più prigioni e molti più lavoratori carcerati dell'Alabama e punta anche ad arrivare alle orecchie di quei detenuti che si sono mobilitati in Georgia e Florida. A supportare lo sciopero ci saranno anche alcune manifestazioni fuori dalle carceri e nel frattempo prosegue il lavoro di denuncia che FAM porta avanti tramite telefoni cellulari introdotti clandestinamente con cui realizzano e diffondono video-denunce sulle condizioni di vita nelle prigioni dell'Alabama.
Lo sciopero che avrà un carattere non violento punta a bloccare la produzione nel più alto numero possibile di carceri. Quello di gennaio è stato uno degli scioperi – di lavoratori “liberi” o carcerati che siano – più importanti di tutti gli Stati Uniti negli ultimi anni. Questo punta ancor più in alto. Afferma infatti uno dei leader della lotta, Malvin Ray: If a prison goes down for [only] a week, we may not capture another prison,” Ray said. “If a prison goes down for two weeks, there’s a strong possibility that you’ll capture another prison. If a prisoner strike goes down for three weeks...there’s no telling how many prisons might get in.
[Se una prigione si blocca per solo una settimana, forse non riusciamo a coinvolgerne un'altra. Se una si blocca per due settimana, allora c'è un'alta probabilità di prendersene un'altra. Se poi lo sciopero dei prigionieri blocca tutto per tre settimane... allora non si sa quante altre prigioni potrebbero unirsi.]

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