[Polonia] La lotta degli accompagnatori dei disabili

Dall’estate scorsa, in Polonia, le persone che si prendono cura dei disabili sono in stato d’agitazione. Il 1 luglio 2013, infatti, il governo polacco ha deciso di tagliare i contributi loro destinati.

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Ma chi sono? Si tratta spesso di madri, padri, fratelli, sorelle, familiari di persone affette da disabilità che decidono di dedicare tutta la giornata alla cura dei loro cari. Così facendo, sono nei fatti impossibilitati a svolgere altri lavori, per cui spesso non hanno altre fonti di reddito se non i fondi statali che, fino al 1 luglio, ammontavano a 125 euro al mese. Per di più, non essendo considerate né occupate né disoccupate, queste persone non avevano diritto al versamento di alcun contributo pensionistico o sanitario. Una cifra quindi assolutamente miserrima e che ora addirittura rischia di sparire del tutto.
L’alternativa a questo sistema di cura ‘privato’ al momento di fatto non esiste: i servizi pubblici, dopo trent’anni di liberismo sfrenato sono in pessime condizioni. Le cliniche che accolgono persone disabili per giunta hanno un costo per le famiglie che si aggira intorno ai 1000€ mensili, una cifra che difficilmente lavoratori e lavoratrici si possono permettere in un paese in cui il salario minimo raggiunge i 400€ (cui vanno detratte le tasse).

L’8 ottobre scorso, un gruppo di questi ‘assistenti’ ha dapprima protestato dinanzi all’ufficio del primo ministro e poi ha marciato verso il parlamento. Proprio il parlamento è diventato obiettivo delle proteste, con decine di ‘assistenti’ che da ormai un mese (per l’esattezza dal 27 marzo) dormono, spesso con i loro cari, in tende, sfidando il freddo e le difficili condizioni atmosferiche. Il Parlamento ha così approvato un provvedimento che prevede il ripristino del contributo, ma solo a partire dal 2016. Gli ‘assistenti’ non ci stanno e a più riprese hanno dichiarato di voler continuare nella lotta fino a quando riotterranno fin da subito ciò che gli spetta.

La situazione assume tratti grotteschi se si pensa alla legislazione polacca, fortemente influenzata dal potere della Chiesa Cattolica, con tutto ciò che comporta soprattutto in termini di centralità (sacralità diremmo) della famiglia e proibizione dell’aborto. Da una parte si ordina alle donne di partorire sempre, anche laddove siano stati riscontrati problemi di salute per il feto; dall’altra disabili e famiglie sono lasciati completamente a loro stessi, in ciò che il sindacato ZSP definisce „lenti omicidi”.

Di seguito riproduciamo una nostra traduzione di uno degli ultimi appelli di questi ‘lavoratori’, fattoci pervenire dai compagni di Inicjatywa Pracownicza (Iniziativa Operaia), un sindacato polacco assai conflittuale, in cui si chiede di dare alla vertenza la massima visibilità possibile per sconfiggere l’oscuramento cui è stata destinata da governo e mass media polacchi.
Concludiamo sottoscrivendo la posizione espressa da coloro che oggi sono al fianco di queste donne e questi uomini: „Rifiutiamo la logica capitalistica secondo cui l’unico lavoro che dovrebbe essere pagato è quello dentro e per la loro economia; questo lavoro (quello degli assistenti delle persone disabili) ha un valore reale e dovrebbe essere pagato.”

Dal 27 marzo in Polonia, dinanzi al parlamento, va avanti la protesta degli accompagnatori e delle accompagnatrici di persone disabili.

Il 1 luglio 2013 sono stati privati delle indennità di cura tramite una decisione incostituzionale del parlamento. Difatti, questa decisione del parlamento polacco li ha privati del sostentamento e li ha posti in una situazione economica assai difficile. I lavoratori e le lavoratrici hanno così iniziato a protestare e hanno vissuto con i loro assistiti disabili in tende nei pressi degli edifici parlamentari malgrado il tremendo freddo e le dure condizioni metereologiche. Per risposta, il parlamento ha approvato la legge ripristinando le indennità precedentemente eliminate, ma a partire dal 2016. Questa decisione viola il diritto costituzionale ad un eguale trattamento ed è in contrasto con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, sottoscritta dalla Polonia. La protesta proseguirà finché le indennità non saranno ripristinate a partire da subito.

Il governo polacco sta facendo scomparire questa protesta dal dibattito pubblico e i media polacchi non stanno dando alcuna copertura. Gli accompagnatori e le accompagnatrici di persone con disabilità indirizzano un appello urgente a livello internazionale per ottenere sostegno e visibilità per questo caso nei media stranieri, sulla stampa ed in televisione. Il governo polacco viola la costituzione ed i diritti delle persone con disabilità, discriminandole come cittadini.
Chiediamo il tuo sostegno!


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fonti
- Al Jazeera
- ZSP

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