[Messico] Acapulco. Maestro morto dopo scontri tra polizia ed insegnanti in lotta

2015_02_21_messico.jpg

Martedì 24 febbraio, Acapulco è stata teatro di un grave episodio di violenza da parte delle forze repressive dello stato messicano contro gli insegnanti scesi in strada per rivendicare il pagamento degli stipendi arretrati.

L’episodio si inserisce in un quadro in cui la repressione violenta da parte delle forze ufficiali del governo, nonché del vero e proprio esercito a disposizione dei cartelli del narcotraffico, che spesso si intersecano e lavorano in maniera quasi congiunta, sta mietendo decine di vittime. Solo pochi mesi fa il massacro di Iguala, tutt’ora senza responsabili certi e con 43 studenti ancora “desaparecidos”, secondo molti un vero spartiacque nella storia recente del Messico.

Gli insegnanti, nella storia del Messico, hanno costituito una delle categorie di lavoratori più combattive. Negli ultimi anni hanno più volte imposto la loro presenza sulla scena politica del paese, dando vita a manifestazioni e proteste, a volte anche molto dure e determinate.

Gli eventi di martedì scorso sono tuttora in parte da chiarire. La cronaca riporta che circa 5.000 manifestanti, provenienti da diverse città dello stato di Guerrero, si erano radunati al porto di Acapulco per dar vita ad un corteo, che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto dar forza ai delegati sindacali, in quella giornata impegnati in una trattativa col sottosegretatio agli Interni, Luis Enrique Miranda.

Tuttavia, l’incontro è stato poi cancellato. Rosas Zúñiga, della Commissione politica della Ceteg (Coordinadora Estatal de Trabajadores de la Educaciòn de Guerrero), ha denunciato Miranda “per aver cancellato il tavolo di lavoro concordato lo scorso 11 febbraio; si è trattato di una provocazione”.

I manifestanti hanno allora cercato di intraprendere azioni che potessero sbloccare la situazione: dapprima alcuni blocchi stradali, poi si sono diretti in direzione dell’aeroporto. Lungo la strada, tuttavia, hanno incontrato il blocco di migliaia di agenti della polizia federale. Dopo alcune ore di serrata trattativa, la situazione è precipitata quando un autobus si è lanciato sulla folla, ferendo 7 poliziotti e 5 manifestanti. Quella che alcuni dei manifestanti (in particolare il portavoce del sindacato Walter Añorve) definiscono un'ulteriore “provocazione, costruita ad hoc” ha di fatto dato il via alla violenza della polizia. Cariche durissime prima, caccia all’uomo poi, fin dentro i negozi della città. Ancora Rosas Zúñiga ha sostenuto che bisogna “sottolineare l’uso eccessivo della forza. Non è stata una ritirata, bensì uno sgombero”.

L’azione della polizia ha condotto anche a 116 arresti (anche se altre fonti parlano di cifre leggermente più alte, 135); 99 maestri sono stati liberati, così come si apprende in queste ore, ma una decina risultano “desaparecidos”, una definizione inquietante nel continente latinoamericano e ancor di più nel Messico di questi mesi, considerato che i 43 studenti di Iguala sono ormai “desaparecidos” da 5 mesi. I sindacati, inoltre, denunciano che, oltre ai feriti per l’autobus lanciato sulla folla, alcune decine di insegnanti hanno dovuto far ricorso alle cure mediche e che alcune insegnanti hanno dovuto subire molestie sessuali da parte della polizia.

E, alla fine della giornata, purtroppo il campo dei nostri, quello degli insegnanti in lotta, ha registrato un morto. Claudio Castillo Peña, maestro di 65 anni, molto conosciuto all’interno dei movimenti sociali messicani, da decenni impegnato nella costruzione di un movimento che fosse capace di costruire una “Patria más libre, justa y con esperanza” (un paese più libero, giusto e pieno di speranza). Claudio camminava con l’aiuto di una stampella, aveva dunque ridotte capacità motorie, tanto è vero che spesso seguiva i cortei dall’interno di qualche camioncino, arringando i manifestanti con l’ausilio di un microfono. Martedì non poteva dunque scappare facilmente; la polizia non si è arrestata nemmeno dinanzi a lui, continuando nella sua violenza.

Le dichiarazioni governative imputano la morte ad un “evento diverso”, dal momento che si sostiene che “le informazioni indicano che la morte non è stata il prodotto dello scontro tra i manifestanti e alcuni membri della Polizia Federale”.

Negli ultimi due giorni, diverse manifestazioni di solidarietà si sono tenute in tutto il paese. La lotta degli insegnanti prosegue e, come hanno cantato in una delle manifestazioni di ieri, “¡Es cierto nos golpearon, pero no nos derrotaron!” (ci hanno colpito, ma non ci hanno sconfitti!)

Hasta la victoria, Maestro Claudio!

Fonti:
La Jornada [1] [2]
Contropiano
Telesur 
Galleria fotografica

Rete Camere Popolari del Lavoro