[Svizzera] Un breve commento sull'iniziativa popolare "Prima i nostri"

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Il 25 settembre 2016, la popolazione residente nel canton Ticino si è pronunciata sull'iniziativa popolare "Prima i nostri" lanciata dalle forze politiche razziste e xenofobe della Lega dei Ticinesi (la più forte forza politica in Ticino) e dall'Unione Democratica di Centro (la più forte forza politica a livello Svizzero e in tante regioni della Svizerra tedesca, soprattutto nelle campagne, meno importante in Ticino).

L'iniziativa prevede che "nelle relazioni con i Paesi limitrofi le autorità modulano il mercato del lavoro in base alle necessità di chi vive sul territorio del Cantone, promuovendo la sana complementarietà professionale tra lavoratori svizzeri e stranieri, evitando la sostituzione della manodopera indigena con quella straniera (effetto di sostituzione) e la corsa al ribasso dei salari (dumping salariale)." L'iniziativa è stata accettata dal 58% dalla popolazione ticinese con diritto al voto.

Una tendenza generale
Due anni e mezzo fa, la popolazione svizzera ha votato un'iniziativa popolare simile a livello federale ("Basta immigrazione di massa"). L'UDC aveva infatti raccolto le firme necessarie per introdurre un articolo costituzionale che prevede la limitazione dell'immigrazione su territorio svizzero. Con questa iniziativa, la libera circolazione – introdotta tra la Svizzera e l'Unione Europea nel 2002 – è stata praticamente affossata e rimpiazzata con il vecchio meccanismo di contingentamento, cioè l'attribuzione dei permessi di soggiorno secondo i bisogni economici delle imprese attive in territorio svizzero: "I tetti massimi annuali e i contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un‘attività lucrativa devono essere stabiliti in funzione degli interessi globali dell'economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri; essi devono comprendere anche i frontalieri." Quest'iniziativa è passata con un Sì del 50,3% (68% di consenso in Ticino, 52% nella Svizzera tedesca, 41.5% nella Svizzera francese). Il risultato della votazione ha scatenato una mini crisi diplomatica tra le autorità federali svizzere e quelle dell'Unione Europea; quest'ultima afferma che non vuole trattare minimamente la libera circolazione tra l'UE e la Svizzera, una "libertà di base nella costruzione dell'Unione Europea". Dall'altra parte, il governo federale svizzero ha esplicitato che l'articolo costituzionale sarà attuato con il rispetto totale dei trattati internazionali, ma fino ad ora non è riuscito a formulare una legge d'applicazione dell'iniziativa "Basta immigrazione di massa". Questa esitazione da parte delle autorità federali svizzere ha portato all'iniziativa cantonale ticinese "Prima i nostri", che praticamente corrisponde all'iniziativa federale accettata dai votanti e non ancora applicata, con l'aggiunta di un accenno alla lotta contro il dumping.

Il dumping sociale e salariale
Il dumping sociale e salariale in Svizzera, e in modo particolare nelle zone frontaliere come il Ticino, è aumentato ed è stato generalizzato considerevolmente con l'introduzione della libera circolazione tra i paesi dell'Unione Europea e la Svizzera nel 2002. Questo dumping si manifesta così: diminuzione dei salari reali (fino al 20% in alcuni settori); sostituzione di lavoratori anziani e con salari più alti con giovani lavoratori con salari più bassi; sostituzione di lavoratori qualificati con quelli formalmente meno qualificati e perciò meno pagati; costituzione di lavoratori ricattabili in base al loro status legale (per esempio i frontalieri). Queste tendenze provocano la divisione del mondo del lavoro e rendono molto più difficile l'opposizione e la resistenza da parte dell'insieme della classe operaia. Ed era proprio questo l'obbiettivo che il padronato si era prefissato con l'introduzione della libera circolazione, cioè l'abbassamento dei costi di produzione tramite l'accentuazione della concorrenza tra i lavoratori e la salvaguardia della loro competività e dei loro profitti. Il dumping sociale e salariale, dunque, non costituisce un problema, bensì la soluzione dei problemi dei padroni. L'iniziativa "Prima i nostri" si è basata su questo fondamento materiale reale, cioè il degrado economico e sociale vissuto dai lavoratori in generale in un constesto di crisi, sopratutto dopo la svalutazione dell'Euro in confronto al franco e l'indroduzione di misure per abbassare i costi variabli tramite l'aumento delle ore lavorative, l'abbassamento dei salari e l'introduzione del lavoro gratuito di sabato.1
Va ricordato che il MPS del Ticino (Movimento per il Socialismo) alla fine del 2010 ha lanciato l'iniziativa "Basta con il dumping salariale in Ticino", iniziativa che si è concentrata sugli aspetti legati al controllo delle condizioni di lavoro e di salario e votata anche essa l'ultimo 25 settembre, ma rifiutata con il 55% di No.2

Ma cosa cambia realmente con l'accettazione dell'iniziativa "Prima i nostri" in ambito di dumping sociale e salariale? La situazione dei lavoratori stranieri presenti in territorio svizzero non subirà mutamenti radicali, perché il mercato di lavoro svizzero non può fare a meno della mano d'opera straniera (sia altamente qualificata che non qualificata). A livello materiale, saranno comunque in primo luogo i frontalieri a subire ulteriori attachi da parte delle imprese, particolarmente in riguardo al salario e all'orario lavorativo. I padroni continueranno ad usarli come strumento per far pressione sulle condizioni lavorative. A livello ideologico invece, ogni iniziativa xenofoba e razzista aiuta a spianare la strada ad ulterori riforme delle politiche migratorie e sociali.
Riassumendo, quel che appare come contraddizione – da un lato le tendenze alla liberalizzazione del mercato del lavoro, dall'altro le iniziative che vogliono limitare la libera circolazione – deve essere compreso in un ambito più complesso della situazione politico-economica svizzera. Benché i leader dei partiti razzisti rappresentino l'imprenditoria dominante svizzera e perciò i promotori della liberalizzazione del mercato di lavoro, le loro iniziative contro gli immigrati s'iscrivono in una prospettiva strettamente politica di governo dell'apparato statale. E così le iniziative che promettono la protezione della mano d'opera nazionale si svelano delle manovre per smantellare ulteriormente i diritti della classe operaia nel suo insieme.3

E la sinistra?
Le politiche utilitariste e xenofobe corrispondono da una parte alla necessità del capitale di aumentare la competività svizzera in confronto ai capitali esteri, dall'altra parte però rispecchiano l'incapacità della sinistra sindacale ed istituzionale di dare risposte in un mercato sempre più liberalizzato. Durante le campagne per la votazione sugli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'UE nel primo decennio del 2000, le promesse della sinistra istituzionale si basavano in particolare sull'introduzione e l'allargamento delle cosidette "misure di accompagnamento" alla libera circolazione, cioè a delle misure legali che prevedono di proteggere i lavoratori dalla concorrenza spietata del mercato.
Ma quindici anni dopo l'introduzione della libera circolazione si può constatare che queste misure rimangono o totalmente inefficaci (per esempio le misure che avrebbero dovuto facilitare la dichiarazione di obbligatorietà generale di alcuni contratti collettivi di lavoro); o sviluppano un carattere nocivo per i lavoratori (per esempio l'introduzione di contratti normali di lavoro che comprimono i minimi contrattuali verso il basso).
In più, il sindacato alimenta i sentimenti xenofobi discutendo al proprio interno delle misure che proteggono i lavoratori con più di 55 anni dal licenziamento in compenso a delle misure che limitano il diritto di libera circolazione per i lavoratori dell'UE. In questo modo, il sindacato cerca di trovare un "compromesso" nel dibattito sull'applicazione dell'iniziativa "Basta immigrazione di massa".

Al di là del 25 settembre
Concluendo, l'accettazione dell'iniziativa "Prima i nostri" è riconducibile ai seguenti elementi:
1. Un peggioramento reale delle condizioni di lavoro e di vita di una larga parte della classe operaia, di provenienza svizzera e straneria, che fa crescere la necessità di risposte politiche.
2. L'incapacità della sinistra istituzionale e dei sindacati di dare risposte che comprendono l'insieme della classe operaia, agendo così contro i meccanismi di mercato che dividono i lavoratori e creando in questo modo un rapporto di forza che riesca a respingere gli attachi padronali.
3. Una campagna massiccia da parte delle forze politiche xenofobe e razziste, mettendo al centro gli operai stranieri come colpevoli del degrado delle condizioni di lavoro e di vita, producendo in questo modo una "coscienza nazionale" che rende difficilissma l'unità di classe4 e preparando i futuri attacchi ai diritti dei lavoratori.

Infatti, nei prossimi tempi si annunciano nuovi attachi padronali, sia a livello federale che cantonale: Diminuzione delle tasse per le imprese, tagli a salari e servizi del settore pubblico, massicci licenziamenti nel privato (le ferrovie statali hanno annunciato il licenziamento di 1400 lavoratori fino al 2020), trattative per il rinnovo di contratti collettivi di lavoro. Nelle mobilitazioni che si preparano in seguito a queste vertenze, sarà nosto compito affermare una prospettiva politica di classe che riesce a formulare delle rivendicazioni immediate e concrete per la difesa dei diritti di tutti i lavoratori – un passo necessario per oltrepassare la divisione dei lavoratori e riappropriarci dei "nostri".


1. [Svizzera] Il cambio franco-euro, l’attacco padronale, la risposta operaia
2. Dumping: una sconfitta che deve rilanciare la nostra battaglia
3. Limitazione dei diritti delle donne (soprattutto con possibilità finanziarie limitate), aumento dell'età pensionistica, privatizazione della sanità – solo per citare alcune posizione – corrispondono al programma della destra xenofoba e razzista, cioè una politica di classe senza veli. Per capire il legame tra le politiche xenofobe e razziste e politiche antifeministe dell'UDC, vedi http://www.schattenblick.de/infopool/medien/altern/vorw-977.html (attualmente solo in tedesco).
4. Il 25 settembre è stato votata anche iniziativa sindacale che prevedeva d'aumentare la minima pensionistica del 10%. I cittadini con diritto al voto hanno rifiutato l'aumento delle pensioni con un No

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