[Stato Spagnolo] Las Kellys, la lotta delle cameriere d'albergo. Organizzare l'inorganizzabile

Lotta delle cameriere Las kellys, spagna, unitesi per ottenere migliori condizioni di lavoro

Las Kellys, organizzare l'inorganizzabile*. Sono parte di quell’esercito cui viene chiesto di essere quanto più invisibili è possibile. Sono loro che rassettano le nostre stanze quando andiamo in un albergo o in un B&B. A stento le incrociamo in un corridoio, mentre trasportano carrelli di biancheria per piani e piani.

Il loro compito è pulire e sparire. Da qualche mese, però, in tutto lo stato spagnolo stanno facendo un rumore che è sempre più difficile non giunga all’orecchio. Sono le cameriere degli alberghi. Si sono organizzate in un’associazione e stanno dando battaglia dentro e fuori i posti di lavoro per ottenere un miglioramento delle condizioni cui sono sottoposte. Sono “Las Kellys”, nome che si sono date partendo da un gioco di parole molto popolare nello stato spagnolo: “la Kelly, la que limpia”, ossia “La Kelly, quella che pulisce”. Nel loro caso, per l’appunto, le camere d’albergo.
Las Kellys sono quasi tutte donne, i maschi sono l’eccezione. Frammentate da un frastagliato apparato normativo e da sistemi di appalti e subappalti che conosciamo bene anche qui in Italia. C’è chi ha un contratto a tempo indeterminato e chi solo per pochi mesi, chi lavora alle dirette dipendenze dell’albergo e chi per una ditta esternalizzata, chi lavora a tempo pieno e chi ha un contratto part-time. Sono spagnole, straniere, cameriere o impiegate degli alberghi, lavoratrici da una vita o da pochi mesi, iscritte al sindacato o senza alcuna tessera in tasca. Sono tante e diverse.

Las Kellys si organizzano


Come ci racconta Myriam, una de Las Kellys di Lanzarote, nelle Canarie, hanno cominciato ad organizzarsi dopo che si sono rese conto di vivere sostanzialmente la stessa realtà. Questo riconoscersi “sorelle” è stato possibile grazie al raccontarsi. Qualche anno fa alcune di loro hanno infatti iniziato ad “incontrarsi” in una realtà virtuale, quella di un gruppo su Facebook: “Nel gruppo parlavamo dei problemi quotidiani che avevamo sul lavoro e, pian piano, ci siamo rese conto che avevamo tutte gli stessi problemi, anche se lavoravamo con contratti diversi.”. I social, però, ad un certo punto cominciano a star loro un po' stretti: “man mano che i gruppi Facebook crescevano abbiamo iniziato a dover affrontare un altro passaggio: se desideravamo che la nostra lotta fosse reale dovevamo uscire da lì e scendere nelle strade.”. È così che inizia l'avventura de Las Kellys. Nel marzo dell'anno scorso decidono di presentare formalmente quello che era il gruppo più forte, proprio quello di Myriam, quello di Lanzarote. “Organizzammo una presentazione invitando politici, sindacalisti, avvocati, giudici e molti lavoratori. Ci trovammo in più di 300 persone e utilizzammo il momento per raccontare a tutti – erano presenti molti giornalisti – la nostra situazione, non solo a Lanzarote, ma in tutto il paese. Senza peli sulla lingua.”
Le condizioni di lavoro contro cui si battono “Las Kellys”
Di lì è un susseguirsi di iniziative di lotta per invertire la rotta e cominciare a riconquistare diritti e migliori condizioni di lavoro. Ma quali sono i problemi che devono affrontare negli alberghi? Maria, un'altra de Las Kellys di Lanzarote, e Isabel, di Barcellona, sono un fiume in piena. Si va da contratti part-time di quattro ore al giorno, quando invece al lavoro si sta per otto ore, passando per i ritmi di lavoro che a volte prevedono anche dodici giornate consecutive di lavoro, arrivando alla totale assenza di ferie. Sì, perché in molti casi non vengono concesse. Troppo lavoro da fare, l'hotel non si può permettere un'assenza. Per di più capita che, alla scadenza del contratto – nel caso in cui sia a tempo determinato – le ferie residue non vengano nemmeno pagate. Maria ci racconta che non si tratta solo di condizioni materiali. C'è stato il caso di una responsabile di un importante albergo locale che ogni giorno, all'inizio del turno, faceva schierare le lavoratrici su due file: in una dovevano confluire quelle che, a suo insindacabile giudizio, avevano lavorato male; nell'altra le altre. Isabel aggiunge che a Barcellona, così come a Madrid, si sente particolarmente forte il peso delle esternalizzazioni, tanto che nella capitale catalana praticamente tutte le “Kellys” lavorano per imprese esternalizzate. Un problema che viene da lontano e che fa sì che si lotti “non per non perdere diritti, quanto per recuperarne”, perché le esternalizzazioni nel settore turistico hanno fatto la loro apparizione già con le Olimpiadi del 1992 e i diritti da allora hanno cominciato a fare la loro scomparsa. Ma non finisce qui: sebbene in molti non ritengano usurante questo tipo di lavoro, la realtà che ci racconta Isabel è molto diversa. È una realtà in cui gli acciacchi e le malattie sono frequentissime, tanto che tra le rivendicazioni de Las Kellys troviamo tanto la riduzione dell'età pensionabile quanto il riconoscimento delle malattie professionali. “Gli organici degli alberghi cambiano di continuo. A Barcellona, in cui non c'è un turismo “sol y playa”, solo estivo, vale a dire dove i turisti arrivano in ogni periodo dell'anno e conseguentemente gli alberghi non chiudono mai, moltissime lavoratrici hanno contratti a termine. Eppure potrebbero essere tutte assunte a tempo indeterminato, visto che il turismo c'è tutto l'anno! Questo apparente paradosso si spiega sulla base del fatto che le cameriere si ammalano, a causa dell'intenso sfruttamento, e vengono licenziate. E non c'è un licenziamento più economico di quello della lavoratrice a tempo determinato, visto che basta non rinnovarle il contratto.”


Le armi de “Las Kellys”


Per ribaltare la realtà nessun mezzo è escluso. Si continua con l'uso delle reti virtuali, cui però, sempre più spesso, si associano quelle in carne e ossa. Si presentano denunce, si scrivono lettere, si organizzano presidi agli ingressi degli alberghi accusati di non rispettare i contratti e i diritti delle lavoratrici. Soprattutto, ci tiene a sottolineare Myriam, si lavora moltissimo sul lato della propaganda e sul coinvolgimento della stampa, così da avere la maggiore eco possibile. A queste “armi” si uniscono le azioni di lotta agli ispettorati del lavoro. “Le ispezioni dovrebbero verificare l’esistenza di irregolarità e comminare multe agli imprenditori; inoltre, gli ispettori hanno la possibilità di esigere l’assunzione di più personale, che non si firmino contratti fraudolenti, che si rispettino i turni di lavoro, ecc.. Utilizzando la stampa come arma di pressione, siamo riuscite a fare in modo che l’ispettorato del lavoro abbia portato avanti campagne specifiche per verificare le truffe. Nelle sole Canarie sono stati scoperti più di 4000 contratti fraudolenti. E poi questa pressione mette sotto scacco gli imprenditori che, spesso, decidono di risolvere il problema prima dell’arrivo dell’ispezione, per evitare di incorrere in guai più grandi.”


“La solidarietà è tutto. La nostra base è il mutuo soccorso”

    2017_02_072.jpg      Las Kellys, dunque, sono uscite dai posti di lavoro e hanno portato le loro istanze e i loro corpi nel cuore delle città in cui vivono e lavorano. Sono uscite dall'invisibilità e hanno iniziato ad affermare la loro stessa esistenza. Lungo la strada hanno incontrato alleati, sempre più numerosi e preziosi. “La solidarietà è tutto. La nostra base è il mutuo soccorso” ci spiega ancora Myriam. E allora ecco la costruzione di legami con altri gruppi di lavoratori, come quelli della “Coca Cola in lotta”, di Movistar, lavoratrici di cura, oppure, come ci riporta dettagliatamente Isabel, con altri lavoratori del settore turistico: lavoratori dei musei, bagnini, taxisti. Ma anche associazioni e collettivi che lavorano nei quartieri, che si occupano della difesa della sanità, del problema della casa (“Stop Desahucios”), collettivi di prostitute. Non mancano i legami con collettivi femministi, anche perché Las Kellys sono nella quasi totalità donne. “Perché – racconta Isabel – non è un caso che i settori in cui ci sono più esternalizzazioni e peggioramento delle condizioni di lavoro sono quelli a prevalenza di manodopera femminile. E non parlo solo del nostro settore. Penso al telemarketing, ad esempio. L’approccio di genere ci aiuta a considerare la nostra situazione anche da un altro punto di vista ed è importante così come quello che mutuiamo dai collettivi di quartiere, che ci aiutano a ragionare su che tipo di città vogliamo. Ma anche noi contribuiamo: siamo presenti nel dibattito cittadino a Barcellona e, anche quando siamo assenti fisicamente, i temi del lavoro sono ormai entrati anche nei discorsi di collettivi il cui focus non è esattamente quello.” Las Kellys combattono anche contro le molestie che alcune di loro sono costrette a subire. Palpeggiamenti indesiderati e avances non sono per fortuna la norma – a quanto ci riportano – ma casi si sono verificati. E quando la lavoratrice si rivolge all’hotel la dirigenza prende sempre le parti dei clienti. “Il cliente ha sempre ragione, no?“.
Legami che non toccano solo il piano discorsivo e rivendicativo, ma diventano in alcuni casi estremamente pratici. Spettacoli teatrali il cui incasso viene devoluto all’associazione, la possibilità di organizzare la ristorazione in diverse attività sociali e politiche, così da poter fare autofinanziamento, sono ormai la norma e aiutano Las Kellys a mettere in cassa qualche euro che aiuta a portare avanti le attività, comprese le cause legali che, ad esempio, stanno intentando affinché ad una di loro, affetta da gravi lesioni, venga riconosciuta la malattia professionale.
La solidarietà tocca anche i clienti degli alberghi, almeno in alcune città. Se infatti a Barcellona, per il tipo di turismo che riempie la città (soggiorni brevi per la visita alla “città d’arte”) è difficile ci sia un effettivo scambio, altrove non è così. “I clienti non immaginano le condizioni cui siamo sottoposte”, ci dice Maria. “Quando prendono consapevolezza capita che ci mostrino vicinanza. Spesso non si riesce a parlare e allora capita che troviamo messaggi di appoggio quando andiamo a risistemare le stanze (come quello della foto)”.
Movimenti cittadini, collettivi femministi, gruppi di lavoratori, addirittura clienti. Non è possibile non notare l’assenza dei sindacati. “I sindacati qui non funzionano bene, la gente non si fida di loro. Se avessero fatto bene il loro lavoro non saremmo nella situazione in cui ci troviamo”. Sono amare e un po’ arrabbiate le parole di Myriam. Tuttavia, Las Kellys non escludono aprioristicamente la collaborazione. E anzi in più d’un caso si è creata, soprattutto con i sindacati più piccoli e combattivi. Con quelli grandi c’è invece da scontrarsi con un approccio che si concentra quasi esclusivamente sui tecnicismi, anziché sui momenti di mobilitazione e partecipazione diretta delle lavoratrici. Alcune di loro hanno una tessera sindacale in tasca, ma non è quella la cosa importante. Ciò che promuovono infatti è un uso strumentale del sindacato. Si rivolgono a tutti, a quelli grandi e a quelli piccoli, chiedendo loro di rendersi utili alla lotta. Il sindacato come servizio ai lavoratori, non come centro servizi. È questa l’esigenza che emerge dalle parole de Las Kellys.
Protagonismo e partecipazione
Per finire, non possiamo non sottolineare alcuni aspetti che solo apparentemente sono secondari. Ci riferiamo all’estrema disponibilità che tutte Las Kellys hanno mostrato. La gentilezza e l’umiltà di cui le loro voci sono specchio. Che si associano ad una forte determinazione ad andare avanti, malgrado gli ostacoli che incontrano lungo il cammino. E anche l’entusiasmo, che le fa parlare per decine di minuti, senza alcun segno di stanchezza o di voler troncare la conversazione. Erano invisibili e oggi, grazie alla lotta, non lo sono più. La partecipazione le ha fatte conoscere, riconoscere come parte di un tutto che non si esaurisce con i confini dei loro stessi corpi. Protagoniste di un destino che se finora veniva loro calato dall’alto hanno invece iniziato da un po’ a riprendersi dal basso. Ed ecco che Las Kellys escono dalle stanze d’albergo, dalle loro città, dallo stato spagnolo e bussano, gentilmente ma in modo assai determinato, alle nostre porte. A noi non rimanere sordi…

 

 *Qui la traduzione (parziale) in castigliano.

 

 

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