[Cile] Escondida: Sciopero in una delle miniere di rame più grandi del mondo

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Pubblichiamo un breve articolo di Franck Gaudichaud sullo sciopero che i minatori della miniera cilena di Escondida stanno portando avanti da ormai quasi un mese.
Ci sembra infatti esemplare almeno per due ordini di motivi.
In primo luogo, ancora una volta è la dimostrazione che il “siamo tutti sulla stessa barca” è null’altro che espediente retorico per costringere noi, lavoratori e lavoratrici, a stringere ancor di più la cinghia. Infatti, quand’anche c’è la ripresa, come nel caso dell’industria del rame, le imprese continuano a pigiare il tasto della flessibilità, della necessità di tenere fermi i salari, ecc.. Speculatori e imprenditori ingrassano mentre ai lavoratori toccano sempre le stesse condizioni.
In secondo luogo, lo sciopero dei minatori, così come già avvenuto per i coraggiosi scioperi dei minatori in Sud Africa di qualche anno fa, va considerato per le potenzialità che può esprimere, considerato che questi lavoratori sono posti in una posizione strategica per l’economia nazionale, che si basa su un modello di esportazione delle materie prime, di cui il rame è certamente il minerale principe.
Questa lotta, per la centralità che riveste, potrebbe essere una scintilla per una ripresa di un movimento sindacale e dei lavoratori, atomizzati da 40 anni e più di riforme neoliberiste, prima sotto la dittatura di Pinochet e poi sotto i governi democratici. Un movimento da tenere dunque d’occhio perché potrebbe presentare elementi di prefigurazione utili anche per le nostre lotte qui a migliaia di km di distanza…

Escondida: Sciopero in una delle miniere di rame più grandi del mondo
Di Franck Gaudichaud

Dallo scorso 9 febbraio 2.500 lavoratori della miniera “Escondida”, nel nord del Cile, sono in sciopero.
Nelle mani di due giganti del settore privato, BHP Billiton e Río Tinto PLC (capitali anglo-australiani), Escondida è la maggior produttrice di “oro rosso” del mondo, con l’estrazione di 900.000 tonnellate all’anno, vale a dire il 20% di produzione cilena (nazione che possiede la principale riserva al mondo di questo minerale).
Di fronte all’annuncio di uno sciopero “illimitato”, il gruppo imprenditoriale ha paralizzato le attività della miniera, facendo allarmare gli speculatori della Borsa di Londra. Malgrado le minacce del presidente della miniera, Marcelo Castillo, e la pressione del Governo di Michèle Bachelet (socialista), i minatori hanno mantenuto la propria posizione e hanno organizzato un picchetto per turni e un accampamento all’esterno della miniera (a 3.100 metri di altezza sul livello del mare, in pieno deserto di Atacama), dopo aver raccolto un consistente fondo di appoggio solidale. Il ministro dell’Economia, Rodrigo Valdés, non ha esitato a denunciare questa lotta e a legittimare le transnazionali: “questo sciopero potrebbe colpire il PIL più pesantemente degli incendi forestali – i più gravi della storia del Cile – che hanno devastato il Cile alla fine di gennaio.”
È stato in seguito alla rottura dei negoziati collettivi e di fronte all’ostinazione dell’impresa che il principale sindacato di Escondida si è lanciato nello sciopero, avendo come rivendicazione principe un adeguamento dei salari, allo stesso tempo in cui il prezzo del rame ha conosciuto un aumento del 27% nel 2016 e si prevede che continuerà a salire allo stesso ritmo fino al 2020, per un maggior profitto degli azionisti stranieri. “Il minimo che chiediamo – ha ribadito il dirigente del sindacato Jaime Thenoux – è poter mantenere le condizioni dell’attuale accordo collettivo”, in particolare per i giovani minatori che sono stati da poco assunti all’impianto di Escondida.

Una posizione strategica nel neoliberismo…
L’orientamento degli ultimi anni delle imprese minerarie è stato sempre la ricerca di maggior flessibilità lavorativa, mentre, allo stesso tempo, i subappaltatori andavano eliminando migliaia di posti di lavoro. Intanto il principale sindacato di Escondida esige un aumento salariale del 7% e un bonus “una tantum” di circa 38.000 dollari per lavoratore.
Sebbene a volte i minatori siano definiti “aristocrazia operaia”, a causa degli alti salari, se comparati con l’immensa maggioranza del popolo cileno, questi lavoratori devono sopportare condizioni di lavoro estreme e pericolose. E, soprattutto, ciò che dà un gran peso alla loro resistenza e alle loro rivendicazione è la posizione strategica che rivestono nell’economia neoliberista del paese, fondata sul modello di “esportatrice di materie prime”.
In un contesto di forte atomizzazione del movimento sindacale e operaio, ereditato dalla dittatura e da 25 anni di modello ultra-liberista (amministrato in buona parte dalle forze social-liberali dei governi della Concertación [una sorta di centrosinistra in salsa cilena, NdT]), questo sciopero potrebbe indicare la strada di futuri conflitti di classe. Soprattutto considerato che la Central Unitaria de los Trabajadores (CUT), continua ad essere nelle mani di una burocrazia poco legittima e ampiamento cooptata dai partiti di Governo (tra i quali troviamo il Partito Comunista).
Negli ultimi giorni circola il fantasma del grande sciopero di Escondida del 2006, per il disgusto dei media conservatori e delle organizzazioni padronali. Quel duro conflitto, che durò 25 giorni, fece tremare il settore minerario mondiale e contribuì alla rivitalizzazione sindacale in tutto il paese. Ai suoi tempi Salvador Allende sottolineò fino a che punto il rame rappresenti “il salario del Cile”. Ai nostri giorni queste risorse sono di nuovo ampiamente nelle mani del capitale transnazionale: in queste condizioni gli appelli alla rinazionalizzazione delle risorse minerarie sotto controllo democratico della popolazione e dei salariati risuonano con forza.


Articolo apparso su Npa2009.org (https://npa2009.org/actualite/international/chili-greve-dans-lune-des-plus-grandes-mines-de-cuivre-du-monde)
Traduzione a cura del Clash City Workers sulla base di quella in castigliano realizzata da Caty R. e apparsa su Rebelión.org (http://www.rebelion.org/noticia.php?id=223604)

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