UK - Le vite dei lavoratori minacciate dalle misure di austerity

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Il 28 aprile, è stata la giornata internazionale per ricordare i morti sul lavoro. Un po' da tutti gli opinionisti la questione è considerata una 'piaga', una 'vergogna'. C'è un moralismo irritante, soprattutto agli occhi di chi ha perso qualcuno di caro e che, di continuo, è costretto a vedere lacrime di coccodrillo e ad ascoltare promesse da marinaio. La situazione va tutt'altro che migliorando, come invece alcune statistiche vorrebbero mostrare.

In particolar modo con l'irrompere sulla scena della crisi internazionale le condizioni di lavoro vanno peggiorando e, conseguentemente, i rischi per la sicurezza aumentano. Ma come stanno agendo su quest'aspetto le misure di austerity approvate in tutt'Europa? Ancora una volta proviamo a guardare a quei paesi che ci vengono indicati come 'civili' (mica come i PIIGS!) per cercare di capire quale via d'uscita stiano praticando oggi le classi dirigenti. E, nello specifico, buttiamo un occhio alla Gran Bretagna...

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Le condizioni di vita dei proletari d'oltre Manica stanno peggiorando di giorno in giorno. Chiaramente anche e soprattutto sui posti di lavoro. Uno degli aspetti maggiormente colpiti è  quello relativo alla sicurezza. Per il padrone è solo un costo, che riduce inevitabilmente i margini di profitto e le possibilità di guadagno. Nulla di strano, quindi, se abbia voglia di farne a meno e di ridurre al minimo tutte le tutele in materia. Il tentativo che sta cercando di attuare, utilizzando la crisi  come opportunità per una simile operazione, si muove proprio verso l'obiettivo del minimo possibile di tutele. Dall'altra parte, i lavoratori e le lavoratrici sono perfettamente coscienti dell'importanza della questione, tanto che in alcuni casi proprio la sicurezza è al centro delle piattaforme rivendicative (vedi il caso dello sciopero minacciato dai “tanker drivers”).

Le statistiche britanniche riportate dalla TUC (Trade Union Congress, sindacato presente a livello nazionale) fanno impressione: 20.000 morti all'anno in relazione al proprio lavoro (non si contano quindi solo i morti sul lavoro, ma più in generale quelli per lavoro); 1,9 milioni sono invece i cittadini britannici in età da lavoro che hanno subito un infortunio, che hanno contratto o visto peggiorare una malattia a causa del loro lavoro.

Una situazione tutt'altro che statica, purtroppo. Si va infatti verso un deciso peggioramento. A causarlo sono e saranno le misure di austerity varate, qui come in tutto il vecchio continente, dal governo; basti pensare che si calcola che, nei prossimi tre anni, ci sarà un taglio del 35% ai fondi destinati all'HSE (Health and Safety Executive, l'organismo deputato a monitorare la sicurezza sui posti di lavoro). Le ispezioni sui posti di lavoro nel Regno Unito, la cui serietà è tanto apprezzata da La Repubblica (lo stesso quotidiano che appoggia e cerca di costruire il consenso per un governo, quello Monti, che sta varando misure di macelleria sociale che certo non vanno in direzione opposta rispetto a quelle di Londra), sono già calate del 50% negli ultimi 10 anni. Sarà un caso che i padroni trovati colpevoli per misure inadeguate in merito alla sicurezza siano a loro volta diminuiti della stessa percentuale?

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Appare chiaro che la strategia messa in campo da governi ed istituzioni sovranazionali per risollevarsi dalla crisi implichi letteralmente “lacrime e sangue” per lavoratori e lavoratrici. L'unico mezzo che finora ha dimostrato di riuscire a tutelare la salute di questi ultimi è stato la loro capacità di organizzarsi. Sempre secondo i dati riportati dalla TUC, gli infortuni gravi possono ridursi addirittura del 50% grazie alla sola presenza di comitati e rappresentanti addetti a monitorare la situazione in merito alla sicurezza. I dati relativi all'Italia dicono le stesse cose. È nelle piccole fabbriche, sui cantieri, nei campi, nelle botteghe che si concentra il più alto numero di “omicidi bianchi”. Se mettiamo il dato in relazione alla minore forza che in queste sedi i lavoratori sono capaci di esprimere, ci possiamo rendere conto di che importanza rivestano lo scontro che quotidianamente va avanti tra capitale e lavoro ed il grado di organizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici.

Ricordare i morti. Lottare per i vivi!

Rete Camere Popolari del Lavoro