[GB] 24 ore di sciopero dei lavoratori dei bus. Ovvero: se non sei disposto alla lotta non otterrai nemmeno le briciole

22 Giugno. Dalle 3 di questa mattina a Londra è iniziato uno sciopero di 24 ore dei lavoratori delle imprese di trasporto urbano su gomma. Ad incrociare le braccia saranno non solo gli autisti dei bus, ma anche gli addetti alla manutenzione ed i controllori. Ad essere coinvolti saranno circa 20.000 dipendenti di Transport for London (TfL, è l'azienda pubblica che regola anche gli appalti del settore) e di una ventina di aziende private.

 

Il motivo dello sciopero è presto detto. I lavoratori chiedono un bonus di 500£ (sterline), circa 620€, per ripagare il lavoro extra cui saranno costretti in occasione delle prossime Olimpiadi, periodo in cui si calcola che a viaggiare sui bus londinesi saranno circa 800.000 persone in più. Altri lavoratori dei trasporti hanno ottenuto bonus, a volte ben più considerevoli di quelli chiesti dai lavoratori dei bus: 400£ per i lavoratori delle pulizie alla Virgins West Coast Line, 500£ per i lavoratri alla Network Rail, 850£ per quelli della metropolitana, 900£ per i dipendenti della DLR (Docklands Light Railway).

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Lo sciopero – il primo nel settore che coinvolge l'intera Londra dal 1982 – è stato indetto dal sindacato Unite e fortemente voluto dai lavoratori del settore. Nei referendum tenutisi prima della convocazione della protesta (in Gran Bretagna è obbligatorio che i lavoratori votino per sostenere o meno l'indizione di una azione del genere) addirittura il 94% dei votanti si è dichiarato a favore dello sciopero (vedi i risultati azienda per azienda). Alcuni di loro non hanno però potuto usufruire del loro diritto alla sciopero: proprio ieri è arrivata un'ingiunzione dal tribunale che vieta ai lavoratori di tre società private di entrare in sciopero, dietro sollecitazione dei boss aziendali. E stamattina nei depositi delle tre compagnie era palpabile la rabbia: “Perché non possiamo protestare? Perché non possiamo nemmeno esercitare uno dei nostri più basilari diritti?”

Laddove invece i lavoratori avevano ancora un minimo di libertà di scleta si parla di un'adesione dell'85%, (fonte: The Guardian), malgrado le intimidazioni e i tentativi di raggiro da parte dei manager (alcuni sono arrivati a dire che l'ultimo accordo sottoscritto tra aziende e sindacato già prevede un bonus per le Olimpiadi, come se i lavoratori non sapessero nemmeno più leggere!).

Per molti autisti però questo sciopero va oltre la rivendicazione del bonus. Significa poter finalmente protestare per le condizioni di lavoro cui sono sottoposti, che peggiorano di anno in anno, farle conoscere agli utenti e mostrare la propria forza dinanzi a dirigenti ed ai manager della propria compagnia.

E' quello che ci racconta un rappresentante sindacale di Unite, la sigla promotrice della protesta, al Westbourne Park Garage (West London), di proprietà di una compagnia chiamata “First”. Sono le 6.30 del mattino, il garage è chiuso e fa un freddo invernale (l'estate è una sconosciuta a Londra): “Deve essere una dimostrazione di forza” - ci dice. “Dobbiamo dimostrare all'azienda e a TfL che non si può fare a meno di noi”. “I lavoratori della tube (la metro londinese) sono importanti, ma cosa dire di noi? In fondo noi trasportiamo più di sei milioni di persone al giorno ed arriveremo a sette durante i Giochi, mentre 'solo' quattro milioni di persone utilizzano la tube quotidianamente. Se loro hanno ottenuto un bonus, perché noi dovremmo avere un trattamento diverso?”. Sono frasi semplici, ma che significano tanto. Malgrado la frammentazione, iniziata con l'inizio della privatizzazione del settore nei primi anni '90, osservabile materialmente in orari e buste paga diverse da azienda ad azienda, ci si sente parte dello stesso insieme. C'è di più: ci si sente lavoratori dei trasporti, al pari di quelli della Tube e delle ferrovie. È questo il principio alla base della rivendicazione del bonus anche per il comparto bus.

Incontriamo poi Nelson, ragazzo di trent'anni arrivato a Londra sei anni fa dalla nativa Tacuarembo, in Uruguay. Con lui cominciamo a parlare di cosa significhi concretamente essere autista di autobus a Londra. Entrato alla First quattro anni fa, ci racconta dei cambiamenti (peggioramenti, sia chiaro) occorsi in questo breve periodo di tempo.

“Quando sono arrivato, l'azienda si è dovuta occupare della mia formazione. Ho passato due mesi a studiare per ottenere la licenza di autista. Ed ero pagato esattamente come gli altri lavoratori. 10£ all'ora. Ora è diverso. L'azienda non vuole più pagare per formarti. E così assume solo chi ha già una licenza. Per averla da solo devi seguire un corso che ti costa circa 1000£.”

Ma c'è di più. “Da un po' di tempo è aumentata la pressione che i supervisori esercitano su di noi. Ogni pretesto è buono per un richiamo disciplinare. Ci tengono sempre sulla corda e in alcuni casi arrivano fino al licenziamento. Perchè a loro conviene. Con l'aumento della disoccupazione sempre più gente bussa alla porta dell'azienda. E loro allora fanno due calcoli: ci conviene un lavoratore nuovo, con uno stipendio orario di 10£ oppure uno con esperienza e che grazie agli scatti di anzianità è arrivato a guadagnare di più, 13£ nel mio caso?”. Nelson continua: “Le condizioni di salute sono peggiorate notevolmente. Io posso avere 10 giorni all'anno per malattia retribuita. Ad oggi li ho già utilizzati tutti perché ho avuto la febbre ripetutamente. Il motivo? L'aria condizionata nei pullman. Noi autisti chiediamo di avere la possibilità di decidere se e a quanto metterla nelle nostre postazioni, ma l'azienda ci ha sempre risposto picche. E così io e altri colleghi ci ammaliamo puntualmente. Il problema è che ora non posso più assentarmi e sono costretto a venire a lavorare anche se ammalato. Il rischio altrimenti è il provvedimento disciplinare e magari il licenziamento.”. Poi si ferma e ci indica uno dei dirigenti dell'azienda. È palpabile la rabbia che Nelson nutre nei suoi confronti: “Lo vedi quello? Ha spiccato un provvedimento disciplinare contro un collega che, fermo al semaforo, è stato tamponato da un'auto. Secondo lui la colpa era dell'autista. Ma cosa avrebbe dovuto fare? Non poteva mica sparire!”.


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Perché ci deve interessare questa lotta?
Le Olimpiadi sono un'opportunità, ci dicono. Portano turisti e investimenti, pubblici e privati. C'è la possibilità di un mini-ciclo economico positivo che potrebbe riverberare i suoi effetti nel medio e lungo periodo. Insomma, pare qualcosa di non tanto lontano dalla “crescita” che alcuni governi (in primis quello francese, ma con quello italiano buon secondo) vorrebbero fosse associata alla “austerity”.


Ma chi ci guadagna dalla crescita?

Il caso dei Giochi è esemplare. Ci dicono che tutti ne beneficieranno. Anche i lavoratori. Ma non sembra sia così. Non e' automatico. Non e' quello che vogliono i padroni. E la lotta dei lavoratori londinesi lo dimostra. Se qualcuno spera che con la crescita dei profitti la fetta dei lavoratori tornera' a crescere si sbaglia. Come ci ha detto Nelson: “Con le Olimpiadi i manager stanno per guadagnare molti soldi (i manager di TfL guadagneranno 80.000 sterline a testa grazie ad un bonus per le Olimpiadi, per un totale di 560.000 sterline, naturalmente a carico dei contribuenti). Ma vogliono che rimangano ben al sicuro nelle loro tasche e non vogiono lasciar cadere nemmeno una monetina.” Se potranno terranno tutto per loro. L'unico motivo per cui potrebbe non accadere questo è la lotta dei lavoratori. Altro che “We are all in this together” (Siamo tutti sulla stessa barca). Nemmeno la “crescita”- Olimpiadi porta qualcosa di buono per i lavoratori. L'unica soluzione è battersi in prima persona.

Senza lotta non c'è avanzamento possibile. È questa la lezione che ci giunge d'Oltremanica.


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per saperne di più:
Blog dei lavoratori dei bus
Socialist Worker
Right to work   [1]   [2]
Guardian

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Cronaca dai picchetti
Foto dai picchetti

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leggi anche Azione a favore dei lavoratori dei bus cui era stato negato il diritto allo sciopero

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