L'Unione (di Comuni) fa la forza, ma per chi?

A colpi di manovre finanziarie, tra le tante sciabolate, i governi hanno anche provato a ridisegnare l’assetto territoriale del paese, imponendo ai piccoli comuni (con popolazione inferiore a 5.000 abitanti) di unirsi, di costituire cioè "Unioni di comuni" o stipulare convenzioni per gestire in forma associata praticamente tutte le funzioni comunali.

Unioni di comuni

Operazione che, insieme alla soppressione delle Province, ci è stata presentata come necessaria per (indovinate un po’?!) ridurre i costi, ridurre gli sprechi... ormai è una cantilena. Ma cosa c’è dietro alla retorica dell’abbattimento dei costi, dietro alla retorica dell’efficienza, delle economie di scala, della semplificazione amministrativa? Ce l’hanno spiegato bene i lavoratori dei comuni che in questi mesi vivono questi processi di unificazione.

Le aggregazioni comunali (Unioni o convenzioni) incidono profondamente sulle condizioni di lavoro dei dipendenti comunali in termini di salario accessorio, carichi di lavoro, spostamento della sede, e, parallelamente, incidono sull’erogazione dei servizi ai cittadini.

Per questo, i lavoratori si stanno organizzando, hanno scritto e stanno diffondendo via web e in assemblee territoriali un opuscolo informativo per essere coscienti e protagonisti e per non far passare, in sede di contrattazione decentrata, ulteriori peggioramenti.

Da anni ormai è in atto un attacco al salario e ai diritti dei lavoratori, anche nel pubblico impiego. Stipendi fermi rispetto al costo della vita e salari accessori (quelli che Brunetta ha legato alla presunta produttività) sempre più esigui e sotto attacco. Basti pensare alla vertenza sul salario accessorio nel Comune di Firenze o nel Comune di Milano (in sciopero lunedì 13 maggio) e più in generale alla politica di dismissione dei servizi pubblici e riduzione del personale. In 5 anni si contano 230.000 lavoratori in meno nel pubblico impiego (dati pubblicati dall’Aran) e negli ultimi 3 anni, con il blocco dei salari, si calcola una perdita di almeno 3.000 euro annui. E intanto, di pari passo: posti negli asili nido insufficienti, servizi sociali e trasporto locale in pasto ai privati, lavori pubblici utili e politiche abitative popolari: zero.

Ora, attraverso le Unioni di comuni vogliono far passare un’ulteriore contrazione di salario e diritti, mentre il governo di turno elargisce finanziamenti agli amministratori per incentivare queste forme associative,
come si legge nell’opuscolo informativo (vedi sotto). Così come non mancano mai i soldi per remunerare lautamente Direttori generali e dirigenti, ovviamente scelti personalmente dai Sindaci, figure che in Unione di comuni per altro aumenteranno, alla faccia della Spending Review!

- Scarica e diffondi l’opuscolo dei Cobas Pubblico Impiego “Attenti alle Unioni”

- Contribuisci ad organizzare la lotta dei lavoratori comunali fiorentini scrivendo a:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

- Mercoledì 22 assemblea dei lavoratori dell’Unione di comuni Circondario Empolese (FI)