I lavoratori salveranno Roma. Prime grandi mobilitazioni contro il decreto che ammazza Roma

Martedì 6 Maggio ci sono stati due appuntamenti importanti per i lavoratori e le lavoratrici romane, sia quelli direttamente impiegati dal comune che quelli delle numerose aziende partecipate.

I primi si sono ritrovati in Campidoglio per una partecipatissima assemblea pubblica di tutte le RSU dei dipendenti diretti del Comune. Numeri che vanno oltre le 10000 persone, quasi la metà quindi dei 24000 dipendenti diretti del comune. Cosa che ha comportato numerosi disagi considerato anche lo sciopero dei vigili urbani che ha ulteriormente bloccato la circolazione al centro della città.
Oltre ai già nominati vigili erano presenti lavoratrici e lavoratori degli asili municipali, impiegati dei municipi, degli uffici anagrafe e di tanti altri.

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Oggetto principale della protesta: la minaccia che il primo effetto del “Salva Roma” consista nella decurtazione del salario accessorio, dichiarato illegittimo dalla famigerata relazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze sul bilancio capitolino. Evidentemente sarebbe invece legittima la miseria a cui sarebbero condannati i lavoratori, considerato che di accessorio ha ben poco un 20-30% di entrate in più quando si hanno stipendi che superano di poco i 1000 euro!
Con la manifestazione di oggi i lavoratori e lavoratrici hanno urlato a gran voce il loro “no” ad una misura che interverrebbe innanzitutto “sui dipendenti comunali, prima di affrontare le obiezioni che il MEF ha rappresentato sul trattamento della Dirigenza, sulla gestione delle società partecipate o strumentali, sull’uso improprio, illegale e spropositato di risorse pubbliche, dai superminimi erogati in alcune aziende alle spese per consulenze o per gli staff della politica e quanto altro in termini di sprechi e irregolarità è stato già ampiamente denunciato” – come recita il documento conclusivo dell'assemblea redatto da CGIL, CISL e UIL.

Di tutta risposta il sindaco ha accusato i sindacati di far perdere tempo ai lavoratori, visto che la relazione del MEF sarebbe stata confermata dalla Corte dei Conti, prendendo così lui tempo rimpallando la responsabilità al governo centrale.
All'assemblea erano presenti anche le RSU dell'USI e dell'USB, che hanno rilanciato anche la proposta di sciopero di tutti i dipendenti comunali per il 14 Maggio, con una piattaforma che non vuole concentrarsi esclusivamente sul salario accessorio, ma contestare l'intero impianto di tagli ai servizi ed alle condizioni di lavoro in arrivo e con la speranza di coinvolgere anche i lavoratori e le lavoratrici delle aziende municipalizzate.

Proprio questi ultimi si sono invece ritrovati nel pomeriggio presso il “Consiglio Metropolitano di Roma”, per un'assemblea convocata da USI ed USB, ma aperta a tutti i lavoratori e le lavoratrici. Erano presenti lavoratori di ATAC, AMA, Farmacap, Multiservizi, Zèdema, Risorse per Roma, e altre aziende, per un totale di circa 30 partecipanti.

Tutti hanno manifestato l'esigenza di coordinare una risposta unitaria
, che vada al di là delle vertenze aperte nelle singole aziende, e sappia opporre un piano comune a quello che già si può intuire verrà avanzato dal governo centrale e dal comune. Perché se ancora sono da definire i passaggi che tradurranno in realtà i tagli del 30% previsti dal decreto Salva Roma, e la natura concreta di questi tagli, la già citata relazione del MEF fa presagire il peggio per quanto riguarda le aziende controllate dal comune: oltre a rilevare le pesanti perdite di quelle in rosso, anche per quelle in attivo viene sottolineato come i guadagni prodotti siano ben poco significativi rispetto al peso esercitato anche da queste ultime sul già disastrato bilancio comunale. Facilmente prevedibile quindi lo smantellamento e privatizzazione delle aziende, con il relativo taglio alle condizioni ed ai posti di lavoro. D'altronde lo stesso MEF se la prende esplicitamente con le posizioni – definitive “conservative” – della giunta capitolina, riferendosi a quando questa ha escluso la possibilità di alienare parti consistenti delle proprie società partecipate. Un istinto “rottamatore” che sembra già aver indicato il bersaglio contro cui si abbatterà, quando nello stesso documento se la prende con gli “eccessi” di spesa per il personale o contro le “indebite” stabilizzazioni del personale precario.

Contro tutto questo i lavoratori si sono dati un primo appuntamento alla manifestazione nazionale contro le privatizzazioni del 17 Maggio, con l'impegno di continuare a vedersi e collaborare e dandosi già un nuovo appuntamento.

Grande è la posta in palio: che il comune avesse dei buchi di bilancio insostenibili era cosa nota da tempo ed ai più, quanto lo era il fatto che le aziende municipalizzate venissero utilizzate da politici ed affaristi per ordire trame che poco avevano a che fare con la natura del servizio da erogare, come abbiamo potuto vedere seguendo la lotta ancora in corso dei lavoratori di ATAC. A questo mondo maleodorante la crisi economica sta presentando il suo conto salatissimo: si tratterà di capire se tutto finirà semplicemente con la sostituzione di padroni vecchi ed impresentabili con altri più giovani e rampanti, mentre il grosso del conto sarà ancora una volta pagato dai lavoratori ed dalle lavoratrici, sia quelli impiegati che quelli che usufruiscono dei servizi. Oppure se per una volta a fare i sacrifici saranno costretti i padroni stessi, e non tutti quelli che hanno già pagato fin troppo.

Di seguito un'intervista a una lavoratrice delle società partecipate del Comune di Roma


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