I lavoratori salveranno Roma. Sciopero dei sindacati di base dei dipendenti capitolini

A seguito dello sciopero di 24 ore proclamato dai sindacati USI e USB, il 14 maggio diverse centinaia di lavoratori e lavoratrici del Comune di Roma (insegnanti dei nidi e dell'infanzia, personale amministrativo e vigili urbani) sono scesi per le strade della capitale con un corteo che da Piazza Madonna di Loreto ha raggiunto le scalinate del Campidoglio. Alla testa del corteo lo striscione “congelano i salari, congeliamo il lavoro” che pone l'accento su uno dei punti più caldi al centro della lotta, il taglio salariale, nello specifico il taglio del salario accessorio, perché, nonostante una delibera del MEF ne garantisca il pagamento fino a luglio, resta comunque alto il rischio di una decurtazione degli stipendi e il pericolo di un contratto decentrato e peggiorativo delle condizioni lavorative.

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La lotta dei dipendenti capitolini non riguarda, però, soltanto la questione del salario accessorio, ma anche la richiesta di stabilizzazione del precariato e di ripristino dei 2 milioni di euro decurtati per le biblioteche comunali - per un equilibrato finanziamento e ripartizione delle risorse nei municipi -, la riapertura di un confronto costruttivo sul piano di “riorganizzazione” delle strutture comunali e sul riassetto delle aziende pubbliche partecipate, senza rischi di perdite occupazionali e salariali di chi eroga i servizi, e il ritiro immediato da parte del Comune delle pessime proposte di “riorganizzazione” per il settore educativo e scolastico. E su quest'ultimo punto si è particolarmente insistito questa mattina, durante il presidio davanti al Campidoglio, perché le tante lavoratrici degli asili e delle materne presenti hanno inscenato un flash mob sul tema “gli asili che vorrei” e hanno più volte ribadito di non essere disposte a tollerare un aumento delle ore e del carico di lavoro per le insegnanti; quest'ultime, infatti, saranno obbligate a mettersi a disposizione per tre ore in più a settimana, al fine di coprire le eventuali assenze delle colleghe, con l'inevitabile conseguenza di un netto peggioramento del servizio e di una drastica riduzione del ricorso al personale precario, che dopo anni di esperienza e instabilità lavorativa potrebbe essere spedito definitivamente a casa.

Fastidiosa e quasi provocatoria è stata, poi, la presenza in piazza di un fantomatico “tavolo delle trattative”
, intorno al quale era riunita l'intera Commissione rappresentata da consiglieri del PD, di SEL, del M5S e della Lista Civica Marino, nonché da rappresentanti del sindacato Csa. Contro la Commissione si è accanita la rabbia dei dipendenti comunali in sciopero, che hanno lanciato più volte sul tavolo dei bambolotti al grido di “Buffoni!”. La sua presenza era, infatti, del tutto ingombrante, soprattutto alla luce del fatto che il sindaco di Roma, al quale era stato chiesto un incontro, si è rifiutato di intervenire, asserendo di non voler prender parte a uno “sciopero politico”. Un atteggiamento, questo, che conferma una linea politica tutta rivolta al famigerato rientro del bilancio e che viene meno anche a una benché minima assunzione di responsabilità di fronte alla parte maggiormente danneggiata e colpita dai continui tagli alla spesa pubblica, cioè i lavoratori e le lavoratrici, sempre più vessati e privati di qualunque forma di tutela.

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Netta è stata pure la presa di posizione contro i sindacati confederali, i quali hanno scelto di rompere il fronte comune di lotta con la proclamazione di uno sciopero per il 19 maggio. Troppo vicino però a quello del 14, e quindi illegittimo stante l'attuale normativa che prevede un minimo di 10 giorni tra la proclamazione di uno sciopero ed un altro. Questa è probabilmente la vera ragione per cui i confederali l'abbiano alla fine ritirato, più che la ridicola assicurazione del comune di pagare fino Luglio il salario accessorio (e dopo?). Uno sciopero, quello dei confederali, tra l'altro indetto “sia PER I DIRIGENTI (tra i quali anche coloro che, molto ben pagati, si stanno rifiutando di firmare le buste paga dei dipendenti, comprensive del SALARIO ACCESSORIO e VARIABILE sotto attacco) che per i dipendenti capitolini, con una “strana” commistione di interessi, tra coloro che dirigono e comandano e coloro che per un salario di “sopravvivenza”, erogano tutti i giorni i servizi alla cittadinanza e all’utenza” – come recitava un volantino dell'USI. Uno sciopero inoltre molto focalizzato sulla questione del salario che, pur essenziale, dimentica il quadro di tagli all'interno del quale questa si inserisce, che avrà pesanti effetti non solo sui dipendenti comunali diretti, ma anche sui lavoratori delle partecipate e sulle centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici che usufruiscono quotidianamente dei servizi della città.

Anche i lavoratori di alcune delle società partecipate comunali erano presenti nella giornata di mobilitazione
riuniti in assemblee sindacali davanti al Campidoglio, da cui hanno anche rilanciato il secondo appuntamento del coordinamento dei lavoratori e lavoratrici delle municipalizzate romane, che si rivedrà sempre al Consiglio Metropolitano (via Giolitti 131) Lunedì 19 alle ore 17.
Il bilancio di questa giornata di sciopero è certamente positivo per l'elevata partecipazione e, soprattutto, per la forte presa di coscienza da parte dei lavoratori e delle lavoratrici che, uniti/e e inflessibili, si mostrano determinati/e a portare avanti la lotta con le proprie forze, consapevoli del fatto che se quello di oggi era uno “sciopero politico”, come Marino ha insinuato, lo era nel senso di uno sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici, i cui interessi e i cui bisogni nessun governo e nessun sindacato è ormai in grado di rappresentare.

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Qui una corrispondenza dal presidio raccolta da Radio Onda Rossa

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