[I lavoratori salveranno Roma] I dipendenti dello 060606 in sciopero contro la delocalizzazione

dipendenti 060606 sotto al Campidoglio

Per circa 300 lavoratori di Almaviva contact, società che dal 2008 gestisce il servizio centralino di Roma capitale, si starebbero aprendo le porte del licenziamento.

Lo 060606 rappresenta un servizio utilissimo per tutti i romani, è la voce della città che si sostituisce 24 H su 24, 7 giorni su 7 alle risposte delle istituzioni sempre sorde a qualsiasi tipo di problematica del cittadino. Ma andiamo con ordine…

L'amministrazione comunale ha indetto a Settembre una gara pubblica per l'affidamento del servizio nei successivi ventiquattro mesi. Nonostante l’offerta di Almaviva contact sia stata riconosciuta come quella migliore dal punto di vista qualitativo, la gara è stata vinta da una società calabrese con un’offerta al ribasso del 30% sulla base d’asta. Infatti il criterio scelto per l’aggiudicazione della gara pubblica è stato quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa, un risparmio che tuttavia va a pesare sui lavoratori in quanto si fonda sull’abbattimento del costo della forza lavoro: il prezzo presentato dal vincitore della gara non raggiunge neanche l'80% del solo costo del lavoro dei dipendenti di Almaviva.

Non si sa cosa succederà ai dipendenti del call center 060606 allo scadere della solidarietà prevista per Maggio dato che nel bando di gara non è presente alcuna tutela o garanzia che preveda il reinserimento per i lavoratori che hanno gestito il servizio sino ad oggi. 300 famiglie potrebbero addirittura finire sul lastrico. Inoltre la società calabrese vincitrice dell’appalto delocalizzerà il servizio tra la Calabria e addirittura l’Albania per assenza nel bando non solo dell’obbligo di salvaguardia o tutela del personale, ma anche del vincolo di territorialità che impegni il nuovo aggiudicatario a mantenere nel Comune di Roma la sede destinata a gestire i servizi in questione, con il serio rischio che si possa decidere di dirottare le chiamate al di fuori del comune, della regione, o addirittura all'estero.

Consideriamo che lo 060606 prima era svolto dal call center delle poste per poi passata ad Almavavia sempre nella logica del massimo ribasso, dopo di che l'azienda ha aperto procedure di licenziamento collettivo, poi trasformate in cassa integrazione e in contratti di solidarietà al solo fine di tagliare il costo del lavoro. Nel frattempo Almavavia ha acquisito altre commesse anche grosse ma i tagli sono sempre rimasti.

Se non si riuscirà a trovare una commessa che riesca a coprire l’intero livello occupazionale entro la data di scadenza dei contratti del personale, l’azienda sarà costretta a proseguire con i licenziamenti che potrebbero intaccare anche l’indotto.

I dipendenti di Almaviva hanno perciò subito indetto uno sciopero e hanno manifestato in piazza del Campidoglio ad inizio Ottobre per chiedere la garanzia di mantenere il posto di lavoro. In seguito a ciò è stata approvata una mozione del consiglio comunale che impegna il sindaco Ignazio Marino a verificare la disponibilità ad assorbire i lavoratori a rischio licenziamento, la volontà a non delocalizzare il servizio fuori Roma e, infine, l’impegno a non toccare le retribuzioni dei lavoratori. Sono stati inoltre interpellati anche altri rappresentanti istituzionali che tuttavia non si sono esposti al di là di vaghe promesse su fantomatiche leggi contro la delocalizzazione. L’unico dato di fatto quindi è che ad oggi i lavoratori non hanno ancora in tasca nessuna garanzia concreta.

Il prossimo appuntamento è quello del 13 Novembre quando si riunirà una Commissione lavoro per discutere sulla trasparenza della gara d’appalto che disattende qualsiasi clausola di tutela per i lavoratori.

Questa vicenda non a caso somiglia molto a quella della Multiservizi perché entrambe s’incrociano con il piano di risparmi imposto a Roma capitale con il decreto Salva Roma. E’ chiaro infatti che al risanamento dei conti di una Capitale in piena crisi finanziaria deve corrispondere uno sforzo da parte di tutti per rimettere i conti in equilibrio. Peccato che questi “tutti” siano gli stessi che pagano da sempre.

Rete Camere Popolari del Lavoro