[Livorno] Se colpiscono uno, colpiscono tutti. Sul corteo del 15 Novembre

corteo del coordinamento dei lavoratori e lavoratrici livornesi

Il corteo del 15 novembre promosso dal Coordinamento dei lavoratori e lavoratrici livornesi è stato un grande successo. Quasi tremila persone hanno partecipato alla marcia nonostante la forte pioggia.

Lungo il percorso, grandissima parte degli esercizi commerciali hanno abbassato le vetrine e esposto il cartello di solidarietà ai tanti lavoratori minacciati da chiusure, ridimensionamenti, tagli e liquidazione dei diritti sindacali. E’ impressionante rilevare la composizione del corteo, rispetto a quanto eravamo abituati negli ultimi anni. Più di trenta RSU vi avevano aderito, portando in piazza ognuna uno striscione che richiamava semplicemente il il luogo di lavoro e l’adesione al Coordinamento, senza nessuna sigla sindacale. Dai metalmeccanici della TRW alle lavoratrici delle cooperative sociali in appalto, dai lavoratori del call-center ai portuali, dagli operai della raffineria ENI agli impiegati dell’Ipercoop, il fronte del lavoro si è presentato unito come non mai all’appuntamento. «Tremila persone e i lavoratori hanno lasciato a casa le famiglie per la pioggia. Saremmo potuti essere cinquemila» sono le parole che si scambiano i partecipanti. Nonostante la pioggia, Livorno era presente in massa. C’erano i ragazzi di stadio, le occupazioni abitative, tanti cittadini solidali. E hanno partecipato al corteo i dirigenti sindacali e delle principali forze politiche della città, il sindaco e diversi assessori.

Il successo di un percorso nato dal basso, da un coordinamento di RSU che si è stancato di aspettare gli apparati sindacali per mediazioni sempre più al ribasso, è un fatto politico di enorme portata. Come ci racconta Valerio, operio e delegato RSU della CGT, Compagni Generale Trattori, tra i più attivi nella costituzione del Coordinamento: «L’iniziativa è partita dal basso, del tutto autorganizzata. Ed è stata la manifestazione più partecipata da anni. Abbiamo trovato un sacco di gente che è si voluta impegnare. Per arrivare all’iniziativa di oggi abbiamo fatto venti giorni di volatinaggio a tutti i portoni della città, quasi ventimila volantini, in tutte le fabbriche, in ogni quartiere. In questo modo dappertutto si parlava del corteo di oggi, non c’era un lavoratore che non lo sapesse, e una volta coinvolti nell’evento sono stati direttamente i lavoratori, dal basso, a chiamare la città alla mobilitazione, perché erano i lavoratori che sia dentro che usciti dalle aziende parlavano con gli amici, la famiglia, i colleghi e spingevano a esserci».

Sempre Valerio racconta qual è l’idea che ha guidato il percorso per arrivare alla manifestazione del 15: «Come nasce il coordinamento? Nasce su un principio semplice, la solidarietà tra lavoratori, che non vuol dire andare fuori dalle fabbriche, attaccare uno striscione, dare una pacca sulle spalle e venire via. Vuol dire essere presenti attivamente e supportare il lavoro delle RSU e dei lavoratori. Questo principio deve essere alla base di una rinascita della classe lavoratrice, perché io mi aspetto che se oggi resto al fianco di un operaio della TRW a portargli solidarietà, a dargli una mano, a partecipare attivamente, domani quando sarò io in difficoltà questo lavoratore sarà lì con me a sostenere la mia causa».

Il Coordinamento si regge sulla consapevolezza che per ribaltare rapporti di forza così sfavorevoli come quelli attuali serva lo sforzo condiviso verso la costituzione di un movimento di classe, che parta dalle condizioni materiali dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati, e che spinga le organizzazioni sindacali a stare in scia del movimento dei lavoratori. Sono i lavoratori a dover tracciare la via e creare le condizione affinchè la solidarietà e il mutualismo lentamente creino le condizioni per una riscossa.

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Per questo motivo, le organizzazioni sindacali e politiche sono state invitate, ma a condizione di non esporre vessili: «Noi nella nostra iniziativa abbiamo chiesto a tutti di partecipare senza bandiere. Perché è quello che sentiamo, nei posti di lavoro c’è un disagio. C’è un disagio generale verso tutto quello che è una struttura gerarchica, perché di fatto oggi tutte le organizzazioni lanciano e dettano dall’alto e poi vogliono che i soldatini eseguano gli ordini. Per questo noi non abbiamo avuto un grande rapporto con le organizzazioni sindacali, nel senso che noi abbiamo invitato tutti a partecipare, perché il lavoro è un problema di tutti, però ci siamo organizzati autonomamente chiedendo l’adesione alle RSU e non alle organizzazioni sindacali e alle forze politiche. […] Il nostro perscorso è un percorso diverso che non  deve scontrarsi col sindacato perché secondo noi il valore del sindacato è un valore primario alla base della forza del mondo del lavoro, però sono due strade parallele perchè non vogliamo gestire direttamente le vertenze, […] non è il nostro obiettivo. Noi vogliamo lavorare sulla base, sui lavoratori, e riuscire a far si che quando c’è una vertenza si smuova tutta la città a sostegno di quella vertenza e poi chi si siede ai tavoli deve essere bravo a farsi forza di tutte quelle persone che saranno sotto a manifestare, a presidiare, a fare qualsiasi tipo di iniziativa».

La convinzione dei promotori è che, soprattutto per effetto delle politiche selvagge del governo Renzi, in primis del Jobs Act, le possibilità di concertazione siano esaurite e «questa è la fase in cui alzare totalmente il livello del conflitto, facendo i blocchi, alzando anche quella che è l’attenzione di ordine pubblico, perché comunque non si può più pensare che questi vengono e chiudono la fabbrica nel silenzio totale. […] E quale può essere il rapporto di forza di oggi? Zero. Oggi bisogna sicuramente modificare totalmente quello che è il conflitto, perché qualsiasi governo in questo momento attuale faccia delle leggi, qualsiasi iniziativa prenderà, provocherà un arretramento sempre maggiore del mondo del lavoro. […] C’è bisogno di iniziare un percorso totalmente diverso, alzando ma di molto il livello del conflitto, perché penso che così non si riesca più a ottenere niente, oppure solamente le briciole».

Il cuore del successo del corteo è così il protagonismo diretto delle RSU, in quelle riunite nel Coordinamento e in quelle che hanno aderito immediatamente all’appello lanciato: «Le RSU hanno risposto in maniera importante, c’è stata un’adesione di una trentina di RSU. E’ un dato importante perché fa vedere che se un RSU vuole la sua autonomia riesce a mantenerla, una RSU è in grado di indire uno sciopero, è una forza immensa».

La lezione di Livorno è che è possibile avviare un percorso dal basso che sia maggioritario e che si sviluppi nonostante una rivendicata autonomia dalle dirigenze sindacali e politiche. E’ possibile a condizione di coinvolgere il cuore pulsante del mondo del lavoro e le sue rappresentanze dirette, le RSU, in un percorso coraggioso e concreto che mostri come l’unità di classe sia un’occasione di messa in discussione dei rapporti di forza. Un percorso di ricomposizione capace di rilanciare la lotta contro il governo Renzi e il Jobs Act, di avviare quindi dei riconoscimenti su scala nazionale, come già successo sotto il ministero tra operai AST di Terni e operai TRW di Livorno, e diretto verso l’allargamento del fronte a settori di classe sempre più ampi, come la convergenza nello stesso corteo di figure del lavoro molto diverse tra loro.

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