Il 3 dicembre contro il Jobs Act

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Se ci fosse un termometro in grado di misurare il consenso del Paese sulle politiche di governo, oggi segnerebbe decisamente rosso: allarme, febbre alta.

Dopo mesi di scioperi spontanei, di singole fabbriche, o organizzati a livello nazionale; dopo le manifestazioni che a partire da Ottobre hanno attraversato le piazze italiane; dopo che i video delle contestazioni a Renzi, ovunque sia andato, sono talmente identici, nella rabbia, da far pensare ad uno stesso filmino trasmesso in loop; il 3 Dicembre, in occasione del voto al Senato sulla legge delega al governo in materia di lavoro, infelicemente denominata Jobs Act, da Nord a Sud le piazze, i lavoratori, gli studenti hanno dato un primo segnale che non ci stanno e che, con tutta probabilità, nessuno ha intenzione di fermarsi.

Partiamo da Roma: mentre Renzi blindava il voto con la fiducia e faceva blindare le vie intorno al Senato (immagine plastica dello stato della democrazia in Italia), un migliaio di persone, incazzato e combattivo, organizzato dalla rete dello Sciopero Sociale, ha gridato il proprio dissenso, arrivando ben presto al faccia a faccia con le forze dell'ordine: cariche, manganelli, feriti e fermati sono la triste e prevedibile risposta della celere, ma la determinazione non sono riusciti a mandarla in ospedale (foto da Repubblica.it)

A Napoli l'assemblea nella sede dell'università Orientale ha deciso di trasformarsi in corteo: con rabbia e determinazione ci si è ripresi un pezzo di città, è stata violata la via dello shopping e infine, con un allegro balletto, la celere è stata beffata e il corteo è arrivato sotto la sede di Confindustria, dove sono i veri autori materiali della legge. Uova e petardi per indicare visivamente chi sono i responsabili della crisi, della fame, dell'immiserimento dei lavoratori. Il corteo rientrato all'università ha immediatamente dichiarato lo stato di occupazione; negli stessi momenti veniva occupato anche il palazzo di Lettere (qui aggiornamenti su facebook).

b_300_0_16777215_00_images_02_lotte_cosa_si_muove_2014_12_03_no-jobs-act_livorno.jpgLa Toscana dimostra di essere di ben altra pasta rispetto al capo del governo cui pure ha dato i natali: a Livorno, dove il Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici Livornesi ha costruito uno sciopero generale cittadino il 15 Novembre scorso, 150 persone circa si sono radunate in presidio sotto la sede del PD, portando in piazza una folta rappresentanza di fabbriche in lotta del territorio e bloccando il traffico. A Massa un corteo spontaneo con le rappresentanze dei lavoratori della Nuovo Pignone e delle Cave Apuane è arrivato alla sede del PD occupandola e sanzionandola con uova e vernice. A Firenze blocco del traffico a singhiozzo sui viali e volantinaggio, nonostante la pioggia, mentre un ingente schieramento di forze dell'ordine proteggeva, invano, la sede del PD sanzionata con uova, frutta e petardi (foto da Repubblica.it, aggiornamenti sulla pagina del Clash City Workers Toscana).

A Torino un gruppo di studenti ha occupato la sede del PD (foto e video), così come a Milano, dove il circolo di Porta Romana è stato doverosamente sanzionato (articolo su Repubblica.it); a Bologna due striscioni sono stati calati dalla Torre degli Asinelli dopo un corteo per le vie del centro ed un blitz in SalaBorsa.

Oggi si preannunciano altre manifestazioni: tutti i media spingono per convincerci che la legge sia passata e che non ci sia più nulla da fare; in realtà la necessità del governo di operare senza rallentamenti in Parlamento e, contemporaneamente, le contraddizioni e le debolezze del sostegno parlamentare a questo governo hanno spinto Renzi ad adottare uno strumento, quello della legge delega, forte ma potenzialmente devastante. Il governo ha infatti ottenuto una delega in bianco, ma adesso il Jobs Act è tutto da costruire attraverso i decreti legislativi, il cui iter non è per nulla scontato. Insomma, l'opposizione al Jobs Act è ancora tutta da scrivere! Ci vediamo nelle piazze!

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