[Torino] Renzi si nasconde, la città scende in piazza

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Ieri, mercoledì 18 febbraio, studenti, lavoratori e tanti altri “nostri” hanno dato vita ad un presidio di contestazione al premier Matteo Renzi, in occasione della sua comparsata alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Torino.

Un rito che si ripete ogni anno per celebrare una delle università di “eccellenza”, dove l’eccellenza non risiede in una formazione di qualità superiore, ma nell’appiattimento di didattica e ricerca sugli interessi e sulle esigenze di profitto del “mercato”.

La mattinata di Renzi è stata intensa: prima la visita al Museo del Cinema, poi quella alla Fiat (o meglio a ciò che ne rimane) di Mirafiori, dove si è sperticato in elogi verso le “idee di Marchionne” (quali? I licenziamenti politici, la cassintegrazione, i ritmi insostenibili imposti ai nuovi assunti a Melfi, l'esclusione dalla fabbrica dei sindacati non completamente allineati?). Infine, verso le 14, il clou della giornata: la partecipazione all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università. La scelta dell’ateneo torinese non è casuale: infatti i discorsi di Renzi e del rettore Gilli convergono, guarda caso, sulla necessità di premiare gli atenei virtuosi, quelli che, come il Poli, generano “ricadute positive” sul territorio (ovviamente non per la collettività che quel territorio abita, ma esclusivamente per le aziende che vi operano). Insomma si ripropone la divisione tra atenei di serie A ed atenei di serie B: atenei di eccellenza che si devono trasformare in “supermercati della conoscenza” utili ai profitti di pochi, e atenei che, data la loro scarsa appetibilità per il mercato, fungeranno solo da parcheggio per contenere la disoccupazione giovanile. Ovviamente l'accesso agli atenei di prestigio sarà sempre più caro e quindi appannaggio di pochi, come dimostra l'intenzione dello stesso Politecnico di elevare ulteriormente le rette universitarie.

Dentro l’Aula Magna “Giovanni Agnelli” Renzi brinda al sicuro tra i suoi scudieri del PD (Fassino e Chiamparino), l'ex-rettore e ministro Profumo, baroni universitari, manager ed esponenti di Confindustria: tutti coloro con cui e per cui ha lavorato in questi mesi. Fuori il presidio si compatta fin dalle 14 con studenti, lavoratori, disoccupati, sindacati, migranti, occupanti di case. Un presidio composito, che mostra tutte le sfaccettature di un’unica opposizione al governo Renzi. In mezzo, tra l’aula magna e la strada, un ingente dispiegamento di forze dell’ordine che fin dal mattino circondavano tutto l’ateneo impedendone l'accesso con camionette, transenne e celerini in assetto antisommossa: evidentemente Renzi per venire fin qui ha preteso la garanzia di non poter essere contestato. D'altronde ormai dovunque vada è costretto ad uscire da porte sul retro o ad annullare le sue apparizioni per evitare "spiacevoli" incontri con chi tutti i giorni paga gli effetti delle sue politiche: dalla rinuncia al vertice sulla disoccupazione giovanile sempre a Torino l'11 luglio, alla visita al cantiere del TAV a Chiomonte, dalla presenza alla Scala di Milano all'ultima mancata visita alla FCA di Melfi, causa la presenza degli operai di Pomigliano.

Data l’impossibilità di aggirare il blocco, il presidio si riversa nella strada antistante l’ingresso principale, bloccando il traffico e dando vita a 3 ore di un’assemblea in cui si susseguono interventi di tutto il presidio. Studenti contro “La Buona Scuola” che vuole completarne l’aziendalizzazione, costringendo gli studenti ad altro lavoro gratuito e trasformando i presidi in manager che premiano e puniscono gli insegnanti. Occupanti di case contro il “Piano Casa” che prevede il distacco delle utenze di chi con dignità ha deciso che avere un tetto sulla testa prescinde dalla possibilità di pagare un affitto. I precari della ex-provincia, lasciati a casa da Renzi, Madia (ministro della PA) e Fassino, che reclamano chiarezza sul loro futuro. Interventi contro lo “Sblocca Italia” che agevola ancor di più devastazioni e speculazioni sui territori, e ancora contro lo spreco di denaro pubblico per Expo e TAV di cui proprio il PD di Renzi è principale sponsor (“Con un metro di alta velocità, ci paghi a tutti quanti l'università!”). Ma soprattutto gli interventi e le riflessioni si concentrano sul Jobs Act, l'attacco più diretto, violento e generalizzato che il governo ha sferrato contro i lavoratori. Contro un Jobs Act che, lungi dall'agevolare l'accesso al mercato del lavoro dei giovani, cancella ogni tutela per i lavoratori con l'obiettivo di rendere tutti, giovani e anziani, un po' più schiavi e precari. Una riforma del lavoro fortemente voluta da Confindustria per permettere anche alle aziende meno forti di copiare il modello Marchionne, guarda caso la precedente tappa di Renzi, ed imporre un livello di sfruttamento ancora maggiore.

Quando da dentro arriva la notizia che Renzi sta cominciando il suo discorso, una parte del presidio decide di muoversi per provare ad intercettare l’uscita del premier che certo, come avvenuto per l’ingresso, se ne scapperà dal retro dell’ateneo per evitare di doversi confrontare col presidio. Appena il corteo spontaneo comincia a muoversi, la polizia risponde inseguendolo e bloccandolo: nei brevi scontri la polizia manganella un ragazzo rubandogli anche il megafono. Il presidio non si scompone e tenta l’aggiramento dall’altra parte dell'ateneo, ma nuovamente il nervoso dispositivo di sicurezza riesce a bloccare il corteo. Dopo una mezzoretta di cori, slogan, volantinaggi e blocchi stradali, il corteo si ricongiunge al resto del presidio, dove l’assemblea si conclude rilanciando sui prossimi imminenti appuntamenti: venerdì assemblea contro “La Buona Scuola”, sabato corteo Notav.
Perché la lotta contro il governo è patrimonio di tutti, perché non abbiamo scelta se non vogliamo soccombere sotto questo violento attacco. La giornata di ieri ci rappresenta in maniera plastica, ma molto reale, la situazione di oggi: Renzi dentro con politici, manager, e baroni; noi lavoratori, studenti, occupanti e migranti fuori. Dobbiamo sapere allargare questa distanza, questa incompatibilità, dobbiamo riprendere a lottare, organizzati, giorno per giorno nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei quartieri: tutti uniti e inflessibili contro il governo Renzi!

 

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