31 ottobre - corteo dei lavoratori del gruppo Alenia a Pomigliano d'Arco


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La lotta dei lavoratori del gruppo Alenia (degli stabilimenti di Capodichino, Casoria, Nola e Pomigliano d'Arco) continua: lunedì 31 ottobre sono scesi, nuovamente, in piazza, a Pomigliano d'Arco.

La contesa fra i vertici aziendali e le rappresentanze sindacali, che unitariamente hanno promosso il corteo di fine ottobre, dopo aver attraversato varie fasi, si inasprisce. Della proposta da parte dei vertici dell'azienda poco é cambiato: gli esuberi scendono, a livello nazionale, da 1200 a 1118 (quelli che toccano gli stabilimenti campani sono 481), con un piano di nove anni che prevede cassa integrazione e mobilità per i dipendenti; resta il trasferimento degli uffici direzionali da Pomigliano d'Arco a Venegono (in provincia di Varese) e la riorganizzazione di parte delle attività (é previsto anche l'affidamento a ditte esterne di alcune di esse) tra gli stabilimenti della Campania, con la conferma della chiusura dell'impianto di Casoria e il relativo spostamento forzato dei lavoratori a Nola.

b_300_0_16777215_00_http___farm7.static.flickr.com_6213_6303566686_c4db581715.jpgIl corteo ha sfilato per la città, scandendo slogan e parlando, attraverso interventi rivolti a chi si incontrava lungo il percorso, per ribadire senza mezzi termini il rifiuto della soluzione, propinata dall'Alenia e sostenuta dal governo nazionale, in nome dell'ormai antica retorica per cui i profitti sono tutti loro e, nel momento in cui c'é crisi, bisogna (noi) stringere la cinghia: accettare condizioni di lavoro peggiori e meno tutele pur di conservare qualche posto di lavoro, in nome di un ripensamento delle relazioni industriali e per fronteggiare la concorrenza estera. La marcia si é conclusa nel piazzale antistante la sede del Municipio, lì una delegazione di lavoratori é stata accolta dal Sindaco e ha ottenuto un consiglio comunale straordinario, che si terrà il 5 novembre e vedrà la partecipazione di rappresentanti della Provincia di Napoli e della Regione Campania.

In questi anni il governo Berlusconi ha speso tante parole e, a dir loro, tante energie, sul territorio campano, nella lotta contro la criminalità organizzata: chiudere lo stabilimento di Casoria é una scelta che da la misura dell'inefficacia dell'azione governativa, oltre che della manco troppo celata propaganda governativa, che dinanzi alle proposte e al malgoverno del territorio risulta davvero grottesca. In un tessuto sociale di questo tipo, lo smantellamento di una realtà produttiva significherebbe favorire la diffusione ancora più ampia della criminalità. Le responsabilità, però, sono della politica tutta, dato che l'opposizione nazionale e le forze politiche (di vario colore e composizione, ma tutte asservite al padrone) che governano le amministrazioni locali non si stanno prodigando.

Di fronte alla crisi la via d'uscita proposta é unica: i sacrifici. Che i sacrifici li facciano i padroni! Questo pensiero c'é dietro l'orgoglio di chi, nonostante sia sotto ricatto, ha la forza di dire no.

In ogni caso, la prossima partita importante si giocherà a Roma, l'appuntamento é rappresentato dal vertice tra sindacati ed azienda, del 3 novembre. L'ennesima tappa di un percorso, iniziato qualche tempo fa a Pomigliano con il referndum dei lavoratori della Fiat sulle deroghe al CCNL, e che non finirà certo qui.

 

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