[Roma] Quale destino per noi?

Foto di palazzi di Roma

Ripubblichiamo questo comunicato dell'Assemblea dei lavoratori dell'accoglienza (Ala) e di alcuni lavoratori dei CAAT sulla chiusura di questi Centri di Assistenza Alloggiativa Temporanea, i residence in cui negli anni il comune di Roma ha piazzato famiglie sfrattate o sgomberate dalle occupazioni abitative, regalando milioni di euro ai proprietari immobiliari e appaltando il servizio di custodia a cooperative amiche, poi coinvolte nei procedimenti di Mafia Capitale.

Ad un piano risolutivo per la questione abitativa che Roma, città in cui il costo dell'affitto si può portar via l'intero stipendio mensile, si porta dietro dall'Ottocento, le amministrazioni hanno preferito rispondere con una politica dell'emergenza utile ad ingrassare le pance di palazzinari e cooperative di turno. Sembrerebbe quindi una buona notizia la chiusura dei CAAT, se non fosse che la loro non è una chiusura reale e non gli corrisponde una nuova politica abitativa. Il Comune ha proposto agli inquilini di accettare un buono di poche migliaia di euro per cercarsi un affitto privato e pagarsi la caparra e le prime mensilità. Molti non hanno accettato (il problema di pagare l'affitto tutti i mesi non si risolve con un'assegno una tantum), ed in attesa di trovare un sistema per sostituire i CAAT il Comune ha deciso di tagliare i servizi di custodia dal 1 marzo non rinnovando i contratti con cooperative quali Domus Caritatis, Casa della Solidarietà e Eriches 29 Giugno (tralaltro coinvolte in Mafia Capitale). Questa scelta lascerà molti lavoratori senza stipendio tra pochi giorni, e, al quadro deprimente di connivenza tra amministrazione e interessi privati e di assenza di volontà di risolvere seriamente la questione abitativa a Roma, si è aggiunto il tentativo delle cooperative di mantenere gli appalti schermandosi dietro la difesa del posto di lavoro dei loro dipendenti. Grazie al coinvolgimento dei sindacati confederali le cooperative, attualmente indagate e commissariate, hanno organizzato un'assemblea pubblica sotto il dipartimento delle politiche sociali per chiedere un intervento risanatore del Comune, con lo slogan "noi non siamo mafiosi". In merito a questo è il comunicato dell'Ala:

Quale destino per noi?

Dopo mesi di attesa, dopo mesi di informazioni spezzettate e vaghe, siamo finalmente arrivati al capolinea: a Roma il 31 Gennaio, per volontà del commissario Paolo Tronca e del sub commissario con delega alle politiche sociali e abitative Clara Vaccaro, viene posta la parola fine all'esperienza dei Centri di Assistenza Alloggiativa Temporanea.
Siamo consapevoli che si è trattato dell'ennesima esperienza fallimentare se vista all'interno di un processo di inclusione sociale e di cittadinanza. Siamo consapevoli che si è trattato dell'ennesima esperienza nella quale ad un diritto, quello alla casa, veniva anteposto il profitto: si parla infatti della gestione di circa trenta strutture date in appalto, per un costo di circa 40 milioni annui, nella maggior parte dei casi a quelle stesse cooperative sociali (Domus Caritatis, Casa della Solidarietà e Eriches 29 Giugno) coinvolte nell'inchiesta di “Mafia Capitale” per la mala gestione dell'accoglienza di richiedenti asilo, rifugiati e minori stranieri non accompagnati.
Denunciamo però la mancanza di alternative da parte delle istituzioni comunali che ancora una volta, sebbene nella veste di una gestione commissariale, si smarcano dall'assunzione di responsabilità di fronte a quella che a Roma è una vera e propria emergenza nonché la negazione di un diritto. E' buio pesto, infatti, sul futuro delle famiglie in Emergenza Abitativa. Il bonus casa predisposto già dalla giunta Marino non è risultato essere la soluzione: molte famiglie, pur avendone avuto accesso, non sono riuscite a trovare un' alternativa, essendo costrette a muoversi all'interno di un mercato immobiliare precluso a chi vive in situazioni di reale disagio economico.
Ed è buio pesto pure sul nostro futuro di lavoratori: rischiamo di ritrovarci in mezzo alla strada dall'1 febbraio. Tutti noi, operatori sociali, addetti alle pulizie, responsabili, che per anni abbiamo messo a disposizione il nostro impegno e la nostra professionalità, spesso lasciati soli dai dirigenti di una cooperativa interessata solo al profitto e dalle istituzioni disinteressate a tutta la questione dell'emergenza abitativa, rischiamo seriamente di vedere premiati anni di impegno con la disoccupazione. Senza nessun'altra rassicurazione se non la vaga promessa di un riassorbimento che non si sa se e quando avverrà, e in quali termini. Al danno si aggiunge la beffa, quella di sentirci dire dalle cooperative che non ci sono più soldi e che, dunque, gli ultimi stipendi tarderanno ad essere erogati.
Vogliamo inoltre ribadire che non ci prestiamo ad essere strumentalizzati dalle cooperative per reclamare l’erogazione dei fondi dal Comune: la nostra lotta non è e non può essere la loro, teniamo le questioni distinte.

Pretendiamo quindi che Comune e cooperative si assumano ognuno la sua responsabilità:
il comune deve garantire l'accesso al diritto alla casa a tutti i suoi abitanti, le cooperative il diritto alla retribuzione e all'occupazione lavorativa!

Lavoratori dei CAAT – Assemblea dei Lavoratori dell’Accoglienza

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