Provvedimenti punitivi per chi lotta per un servizio sanitario di qualità. Il caso di Carlo, Loreto Mare

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Che il bilancio della regione Campania somigliasse a una spaventosa voragine ce ne eravamo accorti da tempo. E mentre alla malattia cronica degli sprechi (sempre utili a nutrire le vaste clientele sedute al tavolo delle giunte di centro-destra come di centro-sinistra) si aggiunge il peso di una crisi che ogni giorno di più si avvita su se stessa, a pagare il conto sono come al solito le fasce sociali più deboli.


IMG_9650.JPGÈ da anni ormai che assistiamo al progressivo assottigliamento delle borse di studio, ai tagli selvaggi al trasporto pubblico, alla completa dismissione delle politiche sociali (con il conseguente “esubero” di centinaia di operatori del settore), alla mancata collocazione dei disoccupati e alla violenta repressione nei loro confronti. L’ultimo violento attacco ha colpito la sanità pubblica e quindi il diritto alla salute.

La scure abbattuta da Caldoro sulla sanità campana ha prodotto l’aumento dei ticket, l’introduzione del “contributo di solidarietà” anche per le fasce esenti (disoccupati, pensionati, famiglie a basso reddito), il taglio dei fondi destinati alle ditte di pulizie e infine la ristrutturazione dell’Asl Napoli 1, posta sotto commissariamento e affidata alle mani del generale dei carabinieri in pensione, Maurizio Scoppa.

Il generale Scoppa non ha tardato a rincarare la dose disponendo la chiusura di diversi presidi di pronto soccorso (Ascalesi, San Gennaro, Incurabili) o addirittura di interi presidi ospedalieri.
È il caso del Loreto Mare, già nell’occhio del ciclone da quando alcuni medici della struttura hanno chiesto ai pazienti di firmare una liberatoria per il “rischio oggettivo aggiuntivo” dovuto al degrado in cui  versa il nosocomio a seguito dello sciopero dei dipendenti delle ditte di pulizie, anch’essi vittime dei tagli.

b_300_0_16777215_00_http___www.pressagency.it_v2_wp-content_uploads_2011_03_Ospedale-Loreto-Mare-a-Napoli1.jpgLa gestione militare (è proprio il caso di dirlo) dell’Asl Napoli 1 ha anche prodotto immediatamente l’irrigidimento dei rapporti tra dipendenti e dirigenti. A testimoniarlo è il caso di Carlo Landolfi, infermiere professionale presso il Pronto soccorso del Loreto Mare e tra i fondatori del Coordinamento Infermieri Regione Campania, una storia personale e politica nel movimento dei disoccupati organizzati e 32 anni di esperienza alle spalle.

Carlo si è sempre contraddistinto – oltre che per la grande professionalità e disponibilità nei confronti dei pazienti – per la sua instancabile determinazione a migliorare il suo luogo di lavoro, a vantaggio dei colleghi e dei fruitori, denunciando i disservizi e le storture che producevano e continuano a produrre condizioni di lavoro terribili e disagi continui agli ammalati. Da mesi Carlo segnalava l’assenza del Triage, l’emergenza barelle, lo squallore dei ricoveri in corsia. E proprio per la sua continua attività di denuncia, il 7 novembre è stato colpito da un provvedimento di trasferimento con decorrenza immediata dal Pronto soccorso dell’ospedale di Via Marina alla RSA H di Via Fontanelle (una struttura destinata alla cura di disabili psichici e fisici), dove si troverebbe a svolgere attività non in linea con la sua esperienza e il suo profilo professionale.

Il trasferimento di Carlo ha chiari scopi punitivi: sono gli stessi colleghi a riconoscerlo, oltre a sottolineare il clima intimidatorio che si respira ormai tra le corsie e la sensazione che la sanzione comminata a Carlo debba funzionare da monito a chiunque osi battersi in difesa del diritto alla salute e del diritto a lavorare in condizioni dignitose.
Nonostante l’amarezza, Carlo non si è lasciato imbavagliare e ha cominciato una battaglia per il reintegro sul posto di lavoro, promettendo che continuerà in ogni caso a lottare e vigilare sullo scempio della sanità pubblica campana.

In attesa di sviluppi e novità, manifestiamo la nostra massima solidarietà a Carlo e a tutti i lavoratori, infermieri, tecnici, manutentori e lavoratori delle pulizie in lotta negli ospedali napoletani.

 

Rete Camere Popolari del Lavoro