[Roma] Mai più invisibili: la manifestazione degli Assistenti Specialistici e alla Comunicazione

Manifesto della manifestazione

Alla fine ci sono riusciti. Gli Assistenti Specialistici e alla Comunicazione, dopo un percorso di lotta di un anno e mezzo – venerdì 8 aprile hanno dato vita alla loro prima manifestazione nazionale. Un momento di mobilitazione, svoltosi davanti e sulle scalinate del MIUR, che è il risultato dell’ampia rete di relazioni in giro per l’Italia che si è sviluppata a partire da esperienze come quella romana, segnata dalla presenza d’un Coordinamento particolarmente attivo.

 

Il luogo scelto per la manifestazione non è casuale: da tempo questi lavoratori e lavoratrici – attivi nel garantire il diritto allo studio alle persone con disabilità chiedono l’internalizzazione del servizio che li vede coinvolti, il cui effettivo funzionamento è peraltro indice non secondario del grado di civiltà d’un paese. Ora, spingere per internalizzare vuol dire spronare il Ministero in questione a non fare più finta che gli Assistenti non esistano, iniziando a considerarli per quello che di fatto sono: propri dipendenti.

In quest’ottica, tra gli obiettivi dichiarati della manifestazione, significativamente caratterizzata dallo slogan Mai più invisibili, vi era l’assunzione diretta da parte del MIUR. Un passaggio che dovrebbe associarsi ad un provvedimento normativo volto al riconoscimento giuridico-professionale di questa figura lavorativa. D’altronde, il fatto che sin qui gli Assistenti non siano stati inquadrati a livello normativo, è una delle cause delle condizioni di lavoro precarie che segnano il loro vissuto quotidiano. Certo, la funzione svolta dagli Assistenti è riconosciuta dalla legge 104 del 1992 (Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), che tuttavia demanda agli Enti locali la concreta gestione del servizio. Il che produce una incredibile eterogeneità di situazioni, con differenze cospicue non solo tra una regione e l’altra, ma anche tra province contigue.

A Roma e, in generale, nel Lazio, come è stato ricordato al megafono, si registrano contratti di ogni tipo, naturalmente di carattere temporaneo, e un ruolo non trascurabile delle cooperative sociali, fortemente impegnate a “fare la cresta”, cioè a corrispondere a lavoratrici e lavoratori solo una piccola parte di quanto prendono dagli Enti locali per il servizio. A Reggio Calabria, la provincia - dopo un discusso bando di selezione del personale - ha fissato l'incredibile paga oraria di 5 euro lordi l’ora (ossia, 3 euro e 50 netti).

Se scendiamo ulteriormente nel dettaglio, ci accostiamo a delle realtà che potrebbero apparire semplicemente bizzarre, se non fosse oltremodo lesive dei diritti e della dignità degli utenti, oltreché degli Assistenti. Continuando ad ascoltare gli interventi, scopriamo infatti che la provincia di Rieti ha stabilito che, il lunedì, il servizio di Assistenza non viene fornito: di conseguenza, quel giorno, gli studenti disabili se ne stanno a casa, così da aumentare la separazione tra loro e il resto della classe e da smentire, nei fatti, i discorsi sull’inclusione che passano attraverso le comunicazioni sociali dei Ministeri (si pensi, ad esempio, ai messaggi pubblicitari trasmetti dalla tv in occasione della recente giornata dell’autismo).

In un quadro siffatto, contraddistinto dalla noncuranza delle istituzioni, spesso si cementa una sorta di alleanza con i genitori degli utenti. Lo conferma la loro presenza in alcune assemblee tenute a Roma dal Coordinamento degli Assistenti Specialistici e alla Comunicazione. E lo ha ribadito, alla manifestazione, l’intervento di una mamma, che ha spiegato quanto l’assistenza specialistica sia stata fondamentale, per suo figlio, fin dalle elementari, garantendogli una reale inclusione scolastica. La genitrice, alla luce della sua esperienza, ha sottolineato che la vita d’una persona disabile non sarebbe neppure immaginabile senza la presenza di questa figura professionale, le cui richieste di riconoscimento e di assunzione diretta da parte del MIUR sono pertanto assolutamente legittime.
Ma la manifestazione sembra rinviare ad alleanze anche più ampie, legate ad altri comparti del mondo del lavoro. Ci sono, ad esempio, quelli dell’ALA (Assemblea dei Lavoratori dell’Accoglienza), operatori sociali che, a Roma, reclamano non solo diritti per sé ma anche maggiore dignità per le persone con cui si trovano quotidianamente in contatto, in fuga da situazioni di miseria o di guerra che spesso rinviano a responsabilità dei governi occidentali.
Dal canto suo, un esponente dell’Assemblea Coordinata e Continuativa contro la Precarietà – importante realtà di lotta della capitale – è intervenuto per dichiarare la propria solidarietà, puntando l’indice contro quelle esternalizzazioni che sono la fonte di tanta precarietà e della scarsa qualità di servizi fondamentali. Ricordando inoltre che nessuna lotta può concepirsi come cosa a sé stante e che una eventuale conquista di diritti da parte degli Assistenti potrebbe avere ricadute positive su molti altri settori del mondo del lavoro.

Un concetto che è stato ribadito, in altre forme, da un membro del Coordinamento dei Precari della Scuola, tra l’altro nel quotidiano a stretto contatto con gli Assistenti, in quanto attivo come insegnante di sostegno. L’unificazione tendenziale delle lotte è una necessità impellente, confermata dalle vicende della scuola e del fatto che uno sciopero di dimensioni imponenti come quello del 5 maggio 2015 non è riuscito a bloccare la cosiddetta riforma della “buona scuola” (legge 107 del 2015). La quale va denunciata anche per il regalo di milioni di ore di lavoro gratuite alla Confindustria, effettuato attraverso il meccanismo dell’alternanza Scuola-lavoro. Nel suo slancio unitario, l’insegnante di sostegno s’è rivolto agli Assistenti come a persone che dovrebbero esser considerate parte integrante della scuola italiana, cosa che ne ha rafforzato il discorso.

Ma qual è stato l’atteggiamento del Ministero nei confronti della manifestazione? Era noto che tra gli obiettivi della stessa vi era un incontro con il Sottosegretario Faraone e con la Ministra Giannini, con l’idea di cominciare ad impostare con loro un tavolo tecnico sull’Assistenza specialistica. A fronte d’un presidio rumoroso e vivace, il MIUR non ha potuto fare a meno di accogliere una delegazione, ma l’ha fatta incontrare con figure meno politiche e dal profilo più “tecnico” rispetto a Giannini e Faraone: il dottor Ciambrone, responsabile dell’ufficio disabilità, e il dottor Proietti, responsabile delle relazioni sindacali.

Questi hanno ascoltato con attenzione le problematiche che gli venivano sottoposte, giungendo significativamente a sottoscrivere l’istanza del riconoscimento giuridico-professionale. Tuttavia, non hanno saputo individuare concrete vie d’intervento, rinviando all’attività legiferatrice del Parlamento o invitando a chiedere interpellanze parlamentari in merito alle diverse situazioni regionali.
Ma è senz’altro positivo il fatto di esser stati ricevuti, così come l’adesione – sia pure in linea di principio – ad una delle principali rivendicazioni della manifestazione. Per meglio collocare il passaggio, si pensi solo al fatto che, diverso tempo fa, a Stefania Giannini fu consegnata una lettera sui problemi degli Assistenti, ma la ministra – confermando la proverbiale arroganza dell’esecutivo verso chi lavora – non s’è mai degnata di rispondere.

Certo, quello di venerdì è stato un momento importante non solo per l’iniziale (e timido) riconoscimento istituzionale, ma perché è stato effettivamente rappresentato un settore a livello nazionale. Centinaia le persone accorse, con presenze dalla Campania, dalla Sicilia, dalla Calabria e dal Veneto, anche se, talvolta, in forma di delegazione, perché il percorso di cui parliamo è totalmente autorganizzato e dunque non c’è nessuno che può scucire quattrini per pagare treni e pullman. Ma dal megafono abbiamo ascoltato la lettura di saluti e testimonianza da altre parti d’Italia, a restituire uno spaccato complesso, a un tempo segnato dal rifiuto d’una condizione di permanente incertezza e da una profonda passione per il proprio lavoro. Di più, abbiamo anche avuto la percezione di potenzialità di mobilitazione che, prossimamente, potrebbero esprimersi in forma più compiuta. Inducendo la controparte a un più serrato confronto con istanze che non si possono non definire sacrosante.

Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di roma

Rete Camere Popolari del Lavoro