13 Aprile. Sciopero nazionale dei lavoratori Almaviva. Un racconto della giornata

b_300_0_16777215_00_images_02_lotte_cosa_si_muove_2016_04_15_Almaviva.jpg

Mercoledì 13 aprile è stata una importante giornata di lotta nazionale. I lavoratori dell’Almaviva, colosso italiano dei call center, sono scesi in piazza contro la minaccia dei 3000 esuberi da parte della direzione dell’azienda, divisi tra le sedi di Napoli, Palermo e Roma. Va sottolineato subito che Almaviva non può dirsi un’azienda in crisi. Il colosso italiano ha in mano commesse private estremamente sicure e redditizie, e negli anni ha giocato a spostarle lì dove, grazie anche ad ingenti e generosi incentivi statali, era possibile risparmiare sulla pelle dei dipendenti, così da tenere alti i profitti, che continuava a macinare.

Le ultime settimane, in casa Almaviva, sono state caratterizzate da scioperi, presidi, manifestazioni, flash mob, azioni di sensibilizzazione della popolazione. Per il 13 aprile era stato indetto uno sciopero nazionale in occasione del tavolo di trattativa convocato a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), tra azienda, sindacati e governo.

In piazza, davanti al ministero, sono giunte centinaia di lavoratori e lavoratrici, per lo più dalla stessa capitale. Anche da Napoli, però, sono stati organizzati due pullman ed un centinaio di combattivi e determinati operatori dell’Almaviva sono arrivati per far compagnia ai colleghi romani. Al contempo, però, hanno avuto luogo altre iniziative, sparse nelle città in cui Almaviva ha le sue sedi: a Napoli, un presidio dei lavoratori che non sono riusciti ad andare a Roma, ha ribadito anche nel capoluogo partenopeo la necessità di una risposta da parte dell’azienda, che andasse oltre le parole e le vuote formule di rito; a Palermo, invece, un corteo partecipatissimo (circa 3000 persone), per un tratto non autorizzato, ha urlato per le vie della città che i lavoratori e le lavoratrici non sono in vendita per pochi spiccioli e che non avrebbero accettato una trattativa al ribasso, con inquadramenti contrattuali meno vantaggiosi. Con loro a manifestare sono arrivati anche alcuni colleghi di Catania, sede di un altro centro dell’Almaviva, per mostrare la solidarietà ai colleghi, malgrado la città etnea non sia tra quelle colpite direttamente dai licenziamenti annunciati da padron Tripi. Infine, anche a Rende (CS), sede sempre elogiata dall’azienda per l’elevata produttività ed esente dalla scure degli esuberi, una cinquantina di lavoratori Almaviva, cui si sono uniti alcuni dipendenti della Comdata, un altro call centre del cosentino, sono scesi in piazza. Prima un presidio dinanzi ai cancelli aziendali e poi, tutti insieme, per un altro presidio, stavolta davanti alla Prefettura di Cosenza. Hanno voluto così esprimere la vicinanza ai colleghi sotto attacco, consapevoli che se oggi tocca a Roma, Napoli e Palermo, domani potrebbe essere il loro turno, davanti a nuovi licenziamenti o, anche, ad una azione aziendale tesa a peggiorare le condizioni contrattuali o ad aumentare i carichi di lavoro per i dipendenti che rimarranno.

Allo stesso tempo, la forza dei lavoratori arrivava sui social network, letteralmente inondati di messaggi e foto dalle piazze. E arrivavano attestati di solidarietà, anche al di là dei confini aziendali. Solo per rimanere a quelli provenienti da Napoli, lavoratori della Napoletana Gas e della ASIA (ditta addetta alla raccolta dei rifiuti), che marcano i cartellini a pochi metri dai cancelli della Almaviva, hanno mostrato tutta la loro vicinanza ai lavoratori sotto attacco.

Mentre andava avanti la mobilitazione dei lavoratori, presso le stanze del MISE sindacati, azienda e governo trovavano un primo accordo. In sintesi, si decideva di prorogare i contratti di solidarietà per ulteriori sei mesi. Una boccata d’aria per i lavoratori, che sarà messa alla prova nei prossimi tavoli, che si terranno, sempre nella capitale, a partire dalla settimana prossima. Il primo è previsto per lunedì 18 aprile. Un risultato che non risolve i problemi agitati in queste settimane e che non dà soddisfazione ad alcune delle rivendicazioni dei lavoratori, in primis quelle inerenti la cosiddetta clausola sociale e le gare al massimo ribasso.

Insomma, un esito interlocutorio, che non permette di abbassare la guardia. Perché l’attacco principale, quello dei 3000 licenziamenti, è stato per ora respinto, ma la guerra contro i lavoratori non è finita qui. Altre battaglie li aspettano e dovere di tutte e tutti, non solo dei dipendenti Almaviva, è di tenere alta l’attenzione, dare visibilità e sostegno concreto alle migliaia di ragazze e ragazzi che rischiano di perdere il posto di lavoro e/o di veder peggiorate le condizioni di lavoro attuali.

 

Rete Camere Popolari del Lavoro