[Bergamo] Italcementi, ovvero come chiedere soldi allo Stato per lasciarli in tasca a Pesenti

italcementi

Bergamo – Il tavolo di trattative di ieri al Mise ha disposto quanto segue: ai 42 mila euro lordi previsti per ognuno dei 394 dipendenti in esubero, ne sono stati aggiunti 18 mila da destinare alla formazione e all’assunzione a tempo indeterminato, per un totale di 60 mila euro lordi.

Circa 25 milioni di euro sono stati quindi stanziati per permettere un futuro ai lavoratori e alle lavoratrici di Italcementi che, senza un’inversione di rotta, si troveranno licenziati al termine del closing.

Ma di quale futuro si parla concretamente? Grazie alle nuove politiche lavorative del Jobs Act, i futuri ex dipendenti di Italcementi saranno assunti con un contratto a tutele crescenti, che andrà a sostituire il precedente indeterminato di cui godevano, scaraventandoli di colpo nel precariato. Inoltre, nonostante quello che appare ad una prima e rapida lettura, dei 18 mila euro aggiunti solo 7 mila sono destinati concretamente al lavoratore “per iniziative formative”. Duemila andranno infatti agli “operatori del mercato del lavoro” (le agenzie interinali), che realizzano un inserimento a tempo indeterminato, e i restanti 9 mila (3 mila annui) al nuovo datore di lavoro che “perfeziona un’assunzione a tempo indeterminato”. Quanto possa valere questo “perfezionamento” di fronte all’abolizione dell’articolo 18 e alla conseguente ricattabilità e insicurezza lavorativa, non è dato saperlo.

Non meno importante risulta il ruolo istituzionale in questa situazione: Mise, Ministero del Lavoro, Comune e Provincia di Bergamo e Regione Lombardia si allineano di fatto alle volontà di Confindustria e di Pesenti. Il proprietario di Italcementi, infatti, con un transazione di oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro svende l’azienda, nonostante non risulti minimamente in rosso, senza che alcun apparato interceda per assicurare il posto di lavoro ai dipendenti né eventuali buone uscite, di cui dovrebbe incaricarsi Pesenti stesso, non la collettività (un altro paio di maniche sono state invece le buone uscite milionarie dei quadri dirigenziali, assicurati inoltre con tre annualità al termine del closing).

È inoltre recente la notizia di un eventuale affidamento a Pesenti, tramite Italmobiliare, della società Clessidra, una Sgr (società di gestione del risparmio) con due fondi separati che ammontano a circa due miliardi di euro. Insomma, ecco uno spaccato della situazione italiana: di fronte ai colossi industriali e finanziari, a imprenditori milionari che antepongono i propri introiti alla dignità, umana e lavorativa, dei dipendenti – veri protagonisti della “grandezza” aziendale -, la risposta istituzionale e confindustriale è un tacito consenso, accompagnato da trattative anestetizzanti di facciata. Lasciamo la parola ai lavoratori stessi, con la loro lettera diretta ai vertici di Italcementi:

 

«415 tagli, 415 esuberi, 415 lavoratori che, con le loro famiglie, non hanno più un futuro certo. Altri 250 lavoratori delle cementerie e dei centri di macinazione diffusi in tutta Italia rischiano il posto di lavoro.

Siamo i lavoratori di Italcementi. In questi mesi sono state messe in atto molte azioni di pressing nei confronti del Governo e di HeildebergCement per ridurre l’impatto sociale su di noi e sul territorio bergamasco, azioni che –confidiamo- abbiano esito positivo.

Ad oggi, tuttavia, non è ancora dato sapere cosa abbia in serbo per il nostro bene Carlo Pesenti. A proposito del bene suo e della dirigenza aziendale, invece, tutto è già chiaro: dal Bilancio 2015 risultano compensi esageratamente incrementati rispetto al passato per Giampiero Pesenti, Carlo Pesenti e Gianbattista Ferrario (Direttore Generale) per un totale di 25,1 milioni di euro. A questa cifra vanno sommati ipoteticamente circa 30 milioni di euro per i 60 dirigenti in esubero. L’azienda ha, infatti, deciso di offrire come minimo tre annualità di stipendio e di bonus: in media a testa 400-500 mila euro.

Ci auguriamo che Carlo Pesenti, in questa fase, si faccia ispirare dai principi di equità e pari dignità sottoscritti da lui stesso nelle Politiche di Sviluppo Sostenibile. Equità e pari dignità non significano dare molto a chi ha già molto e quasi niente a chi ha poco, ma significherebbe, in concreto, sostenere tutti i lavoratori in esubero con le stesse modalità di buonuscita e con valide azioni volte al ricollocamento.

Ci sembra una richiesta coerente con gli impegni di responsabilità sociale e comportamento etico aziendale, molto spesso ascoltati e letti in Italcementi. Carlo Pesenti, se solo lo volesse, potrebbe decidere di accogliere questa richiesta molto prima che subentri HeidelbergCement, invece di ‘scaricare’ sulla società tedesca l’onere delle trattative sindacali. Fondamentali sono gli aiuti per trovare una ricollocazione che consenta la continuità professionale del lavoratore attraverso l’attuazione delle politiche attive, ma, essendo di questi tempi gli esiti realisticamente molto incerti, un aiuto economico potrebbe dare una risposta alle preoccupazioni delle nostre famiglie.

Rileviamo un’incredibile schizofrenia comunicativa: i media ci dicono che Carlo Pesenti è impegnato a tutelare i suoi ‘quasi ex’ lavoratori; stesso messaggio alcune settimane fa da parte dell’azienda ai lavoratori. Lo ha di nuovo confermato pubblicamente Carlo Pesenti alla fine dell’assemblea degli azionisti dell’8 aprile. Tuttavia, martedì 19 aprile all’incontro tra rappresentanze sindacali e azienda, nessuna proposta concreta è pervenuta. Al contrario il responsabile delle risorse umane in Italia ha del tutto rigettato in maniera sprezzante le proposte presentate dai lavoratori. Evidentemente mancano sensibilità e professionalità per capire che certi atteggiamenti sono inaccettabili di fronte al dramma di alcune centinaia di persone e delle loro famiglie.

A proposito delle dichiarazioni di impegno di cui sopra, è stato commentato: “Verba volant”. A chi dobbiamo, dunque, credere? C’è davvero la volontà di trattarci tutti in maniera uguale e, quindi, possiamo contare su incentivi di pari contenuto rispetto a quanto riconosciuto ai dirigenti? E possiamo contare su aiuti al ricollocamento e alla riqualificazione di pari e adeguato valore?

Dobbiamo pensare che, oltre al danno, l’azienda stia strategicamente confezionando anche una beffa oppure possiamo ancora confidare nell’onore e nella levatura morale di chi è stato il nostro Consigliere Delegato negli ultimi anni? Vorrà, quest’ultimo, essere magnanimo anche con noi umili lavoratori?».

Rete Camere Popolari del Lavoro