[Napoli] 24 giorni ai licenziamenti. I lavoratori Almaviva continuano a mobilitarsi.

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Pubblichiamo il volantino che ieri ed oggi i lavoratori e le lavoratrici Almaviva stanno distribuendo alla sede di Napoli. Il tempo per combattere la decisione dell’azienda di procedere a 3000 licenziamenti corre e i lavoratori sono determinati a non stare con le mani in mano.

In questi giorni i comunicati, le lettere, i messaggi si susseguono ad un ritmo frenetico. Vengono indette ore o giornate di sciopero in diverse sedi, ma senza un’apparente coordinamento. Ogni sede procede per sé: un non senso, soprattutto se consideriamo che gli esuberi annunciati da Tripi sono su più sedi e che il NO al referendum in cui si chiedeva ai lavoratori di accettare un deciso peggioramento delle condizioni attuali è stato praticamente unanime, raccogliendo percentuali bulgare e vincendo anche laddove nessuno era direttamente minacciato dai licenziamenti (Catania e Milano).
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I lavoratori a Napoli stanno così cercando di organizzarsi per dare vita a forme di lotta davvero unitarie e che possano avere la massima efficacia possibile. L’obiettivo nell’ immediato è la costruzione di una giornata di sciopero nazionale con manifestazione a Roma quanto prima è possibile, nella quale possano confluire tutte le migliaia di dipendenti della Almaviva.
La disponibilità a combattere da parte dei lavoratori c’è tutta, basti guardare – ancora una volta – al dato del referendum, ma anche all’insofferenza mostrata nei confronti di un sindacato reputato troppo timido ed attendista o, ancora, alle azioni di protesta che in maniera spesso spontanea stanno avendo luogo, soprattutto a Palermo, vero capofila di questo movimento dei lavoratori.
L’invito è quello di far girare i materiali che stanno producendo, di dare spazio e risalto alle loro iniziative e di unirsi a loro, ovunque e in qualsiasi momento sia possibile. È una battaglia che va oltre i confini aziendali, tocca l’intero settore dei call centre, ma, più in generale, è l’esemplificazione di una lotta che vede da una parte quanti sfruttano la crisi e la minaccia di una disoccupazione incombente per strappare maggiori profitti e spremere ancor di più i lavoratori e, dall’altra, lavoratori e lavoratrici che hanno deciso di dire basta, di mettere un freno, di puntare i piedi e dire che no, la dignità non è in vendita!


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