[Verona] Fondazione Arena, continua la trattativa e la lotta. Problemi economici o politici?

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Apertura su stop dell'attività di due mesi all'anno, chiusura su futuro Corpo di Ballo. Problema economico o politico?!

 

Prosegue la trattativa tra Fuortes e i sindacati della Fondazione Arena di Verona in merito al piano di risanamento necessario per assicurare al Teatro la possibilità di poter aderire ai benefici della Legge Bray e quindi scongiurare l’ipotesi di liquidazione con conseguente perdita del posto di lavoro per tutti i dipendenti.

Nel pomeriggio dello scorso 1 giugno, si è tenuto un nuovo incontro tra direzione del Teatro e rappresentanti sindacali al fine di trovare dei percorsi alternativi alle proposte in merito alla riduzione del costo del personale contenute nel piano presentato ancora nelle scorse settimane dallo stesso Commissario Fuortes. Il piano prevederebbe risparmi per un totale di 4 milioni di euro all'anno ottenuto con la chiusura dell’attività del Teatro per due mesi l’anno e conseguente risparmio sul costo del personale del 16% sullo stipendio di ogni dipendente, prepensionamenti e la chiusura del settore Corpo di Ballo.

I sindacati hanno lavorato nell'ultima settimana per scongiurare le due ipotesi del piano che più ricadrebbero sui lavoratori. In primo luogo la riduzione dell’attività del Teatro da dodici a dieci mesi l’anno, che oltre alla perdita di due mensilità di retribuzione e contribuzione, implicherebbe una trasformazione del contratto a tempo pieno in un contratto a tempo parziale ridotto a 10 mesi l’anno, situazione questa dalla quale i sindacati stessi temono in un futuro di non riuscire più a tornare indietro anche a risanamento del Teatro avvenuto. In secondo luogo, ma non per minore considerazione, la chiusura del Balletto dell’Arena.

Nell'incontro avvenuto ieri le quattro sigle sindacali hanno proposto unitariamente una soluzione per assicurare al Teatro il risparmio preventivato dal piano Fuortes sul costo del lavoro attraverso lo stop dell’attività di due mesi all'anno, salvaguardando così in parte l’impatto economico a carico dei lavoratori. Questo sarebbe ottenuto attraverso lo strumento legislativo del Fondo di Integrazione Salariale (F.I.S.) normato dal D.Lgs 148/2015 in riferimento alla riduzione dell’orario per crisi o ristrutturazione aziendale e destinato a quei lavoratori che non dispongano degli ammortizzatori sociali quali ad esempio la cassa integrazione.

In sostanza tale Fondo di Integrazione del salario coprirebbe in buona parte la perdita economica dei lavoratori, consentendo inoltre attuando la riduzione dell’attività a settori alternati di mantenere l’attività ed il Teatro aperto per 12 mesi all'anno.

In tale direzione, come scrivono gli stessi sindacati nel documento datato 31 maggio, inviato al Commissario Fuortes il giorno precedente l’incontro di ieri, il minor impatto economico a carico dei lavoratori consentirebbe di trovare soluzioni per mantenere l’attività del Corpo di Ballo.

Il Commissario Fuortes si è dichiarato al termine dell’incontro aperto a valutare seriamente tale soluzione, riservandosi di dare una risposta in merito solo dopo aver analizzato e verificato fattibilità ed applicabilità al caso specifico della Fondazione Arena di tale proposta alternativa.

Punto su cui sembra invece ferma la volontà del Commissario Fuortes, nonostante l’unitarietà delle sigle sindacali nel ribadire la difesa dell’integrità del Teatro in tutte le sue componenti, risulta quello riguardante la chiusura del Corpo di Ballo, argomento su cui lo stesso Commissario non sembra voler assolutamente aprire uno spiraglio di trattativa.

Questa assoluta chiusura sul discorso Corpo di Ballo, che teniamo a precisare come ad oggi per effetto delle sentenze occorse nelle scorse settimane su ricorsi presentati dai lavoratori possa contare su di un organico fisso di ben 22 tersicorei, ben maggiore degli otto/nove che gli organi di stampa continuino ad indicare, ci porta a pensare che la questione Ballo sia un problema di natura politica piuttosto che dettato da reali esigenze economiche.

La Fondazione sosterrebbe nel piano di risanamento presentato la necessità della chiusura del settore Ballo per due motivi. Il primo relativo al numerico dei tersicorei facendo riferimento ancora alla situazione precedente alle sentenze, il secondo in merito al costo del settore che la Fondazione indicherebbe di circa due milioni di euro all'anno.

In merito all'organico del Corpo di Ballo, Fuortes aveva ancora dichiarato nelle scorse settimane per mezzo stampa come un gruppo disponibile di soli otto ballerini fissi non fosse sufficiente per poter fare investimenti nel settore.
A parte la giostra dei numeri mai correttamente indicati in quanto il numerico dei tersicorei fissi anche precedentemente le stabilizzazioni delle scorse settimane risultava comunque di dieci unità, al tempo di tali dichiarazioni, sempre per effetto delle sentenze emesse proprio in quei giorni, il numero di tersicorei fissi risultava già più di dieci. Ad oggi il settore per effetto delle stesse sentenze può contare su un organico stabile di 22 ballerini con contratto a tempo indeterminato, ben maggiore rispetto a quegli otto nove che su indicazione della Fondazione gli organi di stampa continuano ad indicare. Tale reteirazione di un'informazione volutamente consegnata errata e nettamente inferiore alla situazione reale, appare strumentale a minimizzare la portata degli effetti rispetto alla eventuale chiusura del settore stesso.

Per quanto riguarderebbe il discorso economico non convincono i numeri presentati dalla Fondazione Arena in merito al Corpo di Ballo, tanto che le stesse organizzazioni sindacali avrebbero chiesto un incontro con il Commissario per trattare esclusivamente la questione Corpo di Ballo, invitando la direzione del Teatro nel fornire dati ufficiali e completi che riguardino la gestione del settore negli anni.

Rispetto ai 2 milioni di euro indicati da Fondazione, il costo del mantenimento dell’organico per i 22 tersicorei fissi del Corpo di Ballo risulta essere di circa 968.000 euro all'anno, che ridotto del 16% nell'ipotesi della sospensione dell’attività di due mesi l’anno, si ridurrebbe a circa 813.000 euro. Per fare un confronto, la Fondazione Arena sosterrebbe per comparse, personale di sala e retropalco un costo annuo di euro 2 milioni e duecentomila. Il 10% dell’intero costo del personale sostenuto in un anno.

Vi è poi da considerare che la chiusura del settore Ballo, oltre a costituire una grave menomazione nella capacità produttiva e dell’offerta di cartellone del Teatro, comporterebbe anche la perdita di quella parte del punteggio del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) derivante dall'attività del balletto stesso, determinando quindi anche la perdita di parte della quota di sovvenzioni derivanti dal FUS stesso.

Non è ben chiaro inoltre come la Fondazione stessa voglia portare alla chiusura del Corpo di Ballo, analizzando le strade percorribili:

una potrebbe essere quella dell’incentivazione all'esodo che rischierebbe di costare molto più dei risparmi che si otterrebbero cessandone l’attività, sarebbe quindi “pura follia” buttare via soldi dei contribuenti pubblici per liquidare un intero settore piuttosto che impiegarli per renderlo produttivo;

la seconda ipotesi prevederebbe il licenziamento in blocco dei lavoratori per cessazione del ramo aziendale. A parte il fatto che con i 22 ballerini fissi la vediamo dura come possa essere giustificata, anche se fosse, un licenziamento aprirebbe sicuramente la strada a nuovi ricorsi legali che comporterebbero anche in questo caso il rischio di sostenere dei costi per risarcimenti e spese legali così elevati da annullare anche in questo caso qualsiasi beneficio economico sulla chiusura del settore ballo.

La Fondazione Arena inoltre dovrebbe mettere in conto di non rappresentare più l’Aida o qualsiasi altra opera in Arena contenente scene di balletto nel prossimo futuro, o per lo meno di menomare i titoli rappresentati del balletto. L’Aida senza balletto nella scena del “Trionfo” od anche la Carmen senza il balletto rischierebbe di esser duramente contestata, e di certo la Fondazione, dopo aver licenziato il proprio Corpo di Ballo sostenendo di non aver più necessità di tersicorei, dal punto di vista di un ricorso legale dei lavoratori stessi di certo non potrebbe sostituirli nei medesimi ruoli con altri ballerini scritturati apposta, anche fosse mascherandoli con mansioni diverse.

A nostro avviso la stessa Fondazione non ha le idee ben chiare su come voglia procedere in merito al Corpo di Ballo, per questo auspichiamo che i sindacati non vogliano siglare un accordo che vedrebbe dismesso il settore, avvallando quello che a noi appare sempre di più un’esigenza politica.

La stessa Legge Bray a cui la Fondazione dovrebbe aderire entro il 30 giugno per scongiurare il fallimento del Teatro, sarebbe nata con il principio di una ristrutturazione economica dei Teatri in crisi attraverso il contenimento dei costi del personale ottenuto con la razionalizzazione del personale, l’eliminazione degli esuberi e la salvaguardia dei settori artistici quali motore dei Teatri stessi. La stessa legge Bray, oltre a non prevedere la cessazione di rami aziendali nei settori artistici quali il Copro di Ballo, implicherebbe anche un aumento progressivo negli anni della quantità e della qualità degli spettacoli offerti al pubblico, auspicando un risanamento economico del Teatro mirato al rilancio artistico dello stesso.

Non ci sembra proprio che la chiusura del Corpo di Ballo alla Fondazione Arena di Verona possa essere intesa in questa direzione.

Se non fosse a questo punto un problema politico le soluzioni per salvare il Corpo di Ballo si potrebbero facilmente trovare, ancor più oggi che il settore possa contare su un numero di tersicorei stabili sufficienti per potervi investire.

Ricordiamo come tale organico sia lo stesso su cui il M° Zanella, ancora dimissionario in dicembre per protesta contro l’annunciata chiusura del balletto da lui diretto, aveva scommesso ed investito energie per iniziare quel lavoro di rilancio artistico del settore che lo aveva portato in breve tempo a raggiungere importanti risultati sia dal punto di vista del pubblico che della critica.

Era questo percorso già iniziato quello da dover proseguire.

Il balletto a Verona rappresenta insieme a quello del Teatro alla Scala l'unico ormai rimasto in tutto il nord Italia, l'unico in tutto il nord-est dove si contano ben tre Fondazioni Liriche residenti rispettivamente a Verona, Venezia e Trieste, l'unico nella sola regione italiana, il Veneto, che ospiti due Fondazioni quali l'Arena di Verona ed il Teatro la Fenice di Venezia, quest'ultima a soli 90 km da Verona, costretta spesso ad assumere ballerini per soddisfare le proprie esigenze produttive rimaste menomate dalla infelice decisione di sacrificare il proprio balletto ancora negli ormai lontani anni '80.

Le sinergie che potrebbero configurarsi tra le Fondazioni del nord-est allargando il discorso fino al Teatro Verdi di Trieste, sono talmente evidenti in termini di razionalizzazione delle risorse e risparmi economici che non andrebbero neanche spiegate o motivate.

Si potrebbe poi pensare di finanziare l'attività del balletto a Verona attraverso l'Art Bonus, questo sconosciuto. L'Art Bonus non è altro che quello strumento messo a disposizione da una legge governativa ancora del 2014 (D.L.83/2014) che promuoverebbe il mecenatismo verso le forme istituzionali di cultura, quali anche l'attività teatrale, a fronte di benefici in termini di sgravio fiscale pari al 65% delle somme concesse.

Le potenzialità offerte dall'Art Bonus dovrebbero essere opportunamente promosse ed incentivate dai Teatri quali anche la Fondazione Arena di Verona, ma andando a visitare il sito istituzionale della Fondazione è facile verificare quanto poco spazio e quanta poca evidenza siano dedicati a questa importantissima possibilità di finanziamento.

E' evidente come le possibilità di salvaguardare, investire e rendere produttivo il Corpo di Ballo della Fondazione Arena ci siano, mancano forse volontà e capacità. Pensare che proprio questo settore per la sua economicità gestionale in termini di costi del personale e di produttività, oltre che per il feeling che l’arte della danza avrebbe con il pubblico, potrebbe rappresentare il cavallo di battaglia della Fondazione Arena contro la crisi.

Il Corpo di Ballo dal canto suo il proprio contributo per far fronte alla crisi e trovare soluzioni per scongiurare la propria scomparsa le aveva indicate ancora mesi fa, a novembre, quando minacciato di estinzione. Nessuno purtroppo ha voluto analizzarlo ed ormai il tempo rimasto è veramente poco.

Il Corpo di Ballo deve chiudere.. Il Corpo di Ballo deve chiudere..

E’ questa la frase che ripetuta come un mantra ormai da otto mesi i lavoratori del settore continuano a sentirsi ripetere da notiziari e a leggere quotidianamente sulla stampa.

Lo stesso Corpo di Ballo che ancora a novembre, umiliato dalle “imbarazzanti” dichiarazioni pubbliche del Presidente di Fondazione e Sindaco Tosi che in diretta tv ne aveva annunciato la morte, aveva aperto le danze della protesta che aveva poi presto trascinato il resto del Teatro.

Lo stesso Corpo di Ballo divenuto simbolo della lotta di sopravvivenza di un intero Teatro e che per questo probabilmente oggi è destinato a morire come capro espiatorio di tutti i mali.
Il settore che deve pagare il prezzo più alto per colpe e responsabilità di chi ha diretto o avrebbe dovuto controllare chi dirigeva. Il settore che dovrà scontare con la propria estinzione il baratro economico in cui la Fondazione Arena sia stata ridotta per colpe altrui.

L’esperienza del Maggio Musicale Fiorentino dovrebbe insegnare, Teatro che pur sacrificando un’importante istituzione storica quale il Maggio Danza, fiore all'occhiello della città di Firenze, oggi a distanza di un anno dal suo "sterminio" si ritrova sull'orlo del fallimento non avendo assolutamente risolto i propri problemi economici, piuttosto vedendoli peggiorati. La pratica fiorentina indica proprio come questa non sia la strada giusta da seguire, Fuortes a Roma evidentemente l'ha capito ed ha investito anche nel balletto per il rilancio del suo Teatro. Non comprendiamo come a Verona, contro ogni aspettativa, possa aver indicato proprio la strada della chiusura del balletto.

Probabilmente è questo l'obolo che Fuortes deve pagare alla politica amministrativa della città, al “sistema Verona”, è la testa del nemico che Tosi vuole poter esibire pubblicamente alla fine di questa battaglia, una battaglia che non vedrà nessun vincitore, ma che vedrà sconfitta un'intera città che perderà un pezzo della propria identità culturale, della propria storia, del proprio Teatro.

In fin dei conti in questi giorni a Roma si vota per eleggere un nuovo sindaco, mentre a Verona tra pochi mesi, terminato il Commissariamento, il vecchio sindaco avrà l'esigenza di nominare un nuovo Sovrintendente. In questo contesto può essere compresa anche la fretta di Fuortes nel chiudere la partita a Verona entro la prossima settimana nonostante per il perfezionamento del piano di ingresso in Bray vi sia tempo entro fine giugno.

Tra qualche mese inoltre il governo Renzi a cui fa capo lo stesso Franceschini, Ministro della Cultura che ha mandato Fuortes a Verona, avrà bisogno di ogni forza politica alleata per poter vincere un referendum, compresi i voti del popolo del "Fare" dei tosiani.

Chi sa se il sacrificio del Corpo di Ballo non serva esclusivamente a salvaguardare questo Governo.

Rete Camere Popolari del Lavoro