[Milano] Sciopero e picchetto lavoratori ex Alstom

Martedì 7 giugno, a Milano, i lavoratori della ex Alstom di Sesto san Giovanni, ora General Electric, hanno passato tutto il pomeriggio in presidio di fronte all’ingresso di Assolombarda, in concomitanza al primo incontro sulle procedure di mobilità per 179 di loro. La vicenda ha origine a inizio novembre dello scorso anno, quando l’allora Alstom Power è stata acquistata dal colosso americano General Electric.

Martedì 7 giugno, a Milano, i lavoratori della ex Alstom di Sesto san Giovanni, ora General Electric, hanno passato tutto il pomeriggio in presidio di fronte all’ingresso di Assolombarda, in concomitanza al primo incontro sulle procedure di mobilità per 179 di loro. La vicenda ha origine a inizio novembre dello scorso anno, quando l’allora Alstom Power è stata acquistata dal colosso americano General Electric.

 

Subito i nuovi padroni si sono preoccupati di rassicurare gli animi e hanno dichiarato di voler far crescere lo stabilimento, di avere a cuore i dipendenti. Ma dopo le belle parole nessuna nuova, fino a gennaio di quest’anno, quando General Electric annuncia, senza alcuna spiegazione supplementare, di voler completamente dismettere la sede di Sesto san Giovanni. Ad oggi, la società non ha proposto alcuna soluzione alternativa al fatto di lasciare a casa da fine luglio questi 179 lavoratori. La decisione è stata unilaterale e beffarda: le commesse già acquistate per lo stabilimento di Sesto sono infatti state dirottate in altri stabilimenti esteri... dove però, a causa delle particolari competenze che richiedono, vengono inviati a lavorare gli operai della sede di Sesto!

Da mesi, dunque, ci si reca in fabbrica, si timbra, e si sta con le mani in mano, e non perché il lavoro non ci sia, ma perché si fa in modo e si è deciso che questo non ci debba essere.

E in tutto questo le responsabilità del Governo non sono affatto secondarie: il 31 gennaio, infatti, General Electric e il Governo di Renzi hanno siglato un accordo che incentiva la presenza della multinazionale sul territorio italiano e le concede un bel po’ di finanziamenti pubblici, di cui a quanto pare non deve poi rendere conto.

La conclusione del tavolo non è stata delle migliori: i dirigenti locali della General Electric hanno rifiutato di congelare le procedure di mobilità, e hanno riconosciuto come unico interlocutore la sola Assolombarda, richiedendo di tenere fuori dalla faccenda il MISE; come a dire che vogliono parlare solo tra padroni. I sindacati, vista l’assenza (come sempre!) dei rappresentanti General Electric, hanno sfiduciato il tavolo e indetto lo stato di agitazione. Ieri, mercoledì 8, i lavoratori hanno scioperato e picchettato lo stabilimento mostrando di essere decisi ad andare avanti con la lotta.


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